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 2026  gennaio 28 Mercoledì calendario

Il film su Melania è uno scandalo già dalla «prima»

Il documentario Melania – che racconta la vita della first lady nei 20 giorni che hanno preceduto il (secondo) insediamento di suo marito Donald Trump – uscirà solo fra due giorni nelle sale americane (e poi anche in Italia), ma è già in un maelstrom di polemiche. Innanzitutto per i costi: a fronte di incassi che si annunciano modesti, Amazon ha pagato i diritti del film 40 milioni di dollari, a cui ne vanno aggiunti 35 destinati a un marketing molto aggressivo. Ma si stima che nel primo weekend nei cinema Usa il film di milioni ne incasserà solo un paio. Non pochi in assoluto, ma pochissimi se paragonati al budget: il documentario di maggior successo del 2024, Am I Racist?, nei primi 3 giorni aveva incassato 4,5 milioni, ma ne era costato solo 3. E Melania ha anche goduto di un bombardamento di post su Truth da parte di Trump, che lunedì ha scritto: «I biglietti stanno andando via VELOCI». Le prevendite, invece, sono fiacche.
Le foto delle scritte ingiuriose con cui i passanti imbrattano i manifesti del film erano già un meme sui social. E la scelta del regista aveva già destato scandalo: Brett Ratner non girava un film dal 2017, anno in cui, in pieno #MeToo, 6 donne lo avevano accusato di comportamenti sessuali scorretti (per i quali non ha però ricevuto condanne). Ma la vera bufera si è scatenata solo dopo la proiezione speciale a inviti – erano presenti circa 70 persone, da Mike Tyson alla regina Rania di Giordania – che si è tenuta sabato nella East Room della Casa Bianca. Gli ospiti, racconta Hollywood Reporter, sono stati accolti da una banda militare che suonava famosi temi cinematografici e il Melania’s Waltz, un brano scritto per il film. E hanno ricevuto vari cadeaux, tra cui dei dolcetti bianconeri con il nome della first lady.
Il problema è che la serata si è tenuta poche ore dopo la morte di Alex Pretti, ucciso a Minneapolis da alcuni agenti. Gli inviti erano stati diramati da mesi, ma il «cattivo tempismo» ha scatenato molte critiche. Molti americani pensano che gli invitati più «esposti» – tra cui il ceo di Apple Tim Cook, quello di Amazon Andy Jassy («reo», oltretutto, di aver finanziato il film) e la presidente della New York Stock Exchange, Lynn Martin – avrebbero dovuto rinunciare alla serata. E che i Trump avrebbero dovuto annullarla. Durissima, su X, la deputata dem Alexandria Ocasio-Cortez che scrive: gli agenti uccidono un infermiere, la segretaria alla Giustizia Pam Bondi cerca di estorcere i dati riservati degli elettori, mezzo Paese è in crisi per il gelo e «di che cosa si occupa il presidente? Organizza una serata cinema alla Casa Bianca».