Il Messaggero, 27 gennaio 2026
Robotica, Italia in prima linea export su del 27%
Italia ed Unione europea sono in prima linea sulla robotica. Assieme al Giappone presidiano il segmento più alto delle catene di valore del settore e vantano primato e podio nelle esportazioni. Devono tuttavia mettere al sicuro la loro posizione da una serie di criticità che pesano sulla Ue e di riflesso sulla penisola: i ritardi nell’intelligenza artificiale che gli europei scontano nei confronti di cinesi e statunitensi e una realtà ancora frammentata sull’innovazione.
«L’Italia riveste un ruolo da protagonista, occupando il secondo posto in Europa, dopo la Germania, per valore della produzione, installazioni ed export, con un leggero avanzo commerciale», si legge nell’ultima analisi di Cassa Depositi e Prestiti. A sostenere «il ruolo di primo piano» della penisola, continuano gli analisti della spa di Via Goito, «vi è un tessuto produttivo nazionale solido e altamente specializzato». Nel complesso ci sono oltre 650 imprese che danno lavoro a 12mila addetti La forza italiana si registra anche a livello globale, con 3 miliardi di dollari di esportazioni nel 2024, un avanzo commerciale di 360 milioni e un valore dell’export cresciuto del 27% tra il 2022 e il 2024. Solo Cina e Messico hanno fatto meglio nel periodo. Soprattutto, la robotica italiana ha scavalcato quella giapponese.
Molto diversificati i mercati di sbocco. In cima ci sono gli Stati Uniti, con una quota del 16%, seguiti dalla Germania al 13% e dalla Francia al 9%.
La vitalità della robotica Made in Italy è legata anche al dinamismo della ricerca. «Tra il 2019 e il 2023 l’Italia è stata il quarto Paese più prolifico al mondo e al primo posto nella Ue». Soltanto Cina, Stati Uniti e Regno Unito hanno fatto meglio. Il 4,2% delle pubblicazioni scientifiche nelle riviste più citate per la ricerca sulla robotica avanzata è stato italiano. Università, start-up e centri di ricerca pubblici hanno inoltre contribuito alla mole di brevetti registrati.
La situazione italiana si inserisce in un quadro globale nel quale il mercato di riferimento vale 80 miliardi di dollari di scambi (dati aggiornati al 2024). La Ue, nel suo complesso, è il primo esportatore con 18 miliardi di vendite, davanti agli Usa con 13 miliardi (che sono comunque il primo Paese preso singolarmente) e alla Cina.
Guardando alle importazioni il primato è statunitense, con acquisti per 24 miliardi.
«La robotica rappresenta una leva strategica per consentire alla Ue di affrontare alcune sfide chiave per la sostenibilità economica e sociale del suo modello di sviluppo», scrivono gli analisti di Cdp nel documento coordinato da Andrea Montanino, direttore Strategie settoriali e Impatto, e da Simona Camerano, responsabile per gli Scenari economici.
In particolare, secondo il gruppo guidato da Dario Scannapieco e presieduto da Giovanni Gorno Tempini, il settore potrà contribuire a rafforzare la competitività dei Ventisette in un momento di declino demografico del continente e di invecchiamento della popolazione. Non soltanto, con l’adeguata formazione, «potrà aiutare a contrastare la carenza crescente di lavoratori a tutti i livelli di qualifica».
Tecnologie ad hoc possono anche dare soluzioni di cura alla popolazione più anziana, si legge nello studio.
Un terzo filone di sviluppo è rappresentato dagli investimenti in difesa e dalla necessità di costruire la cosiddetta «autonomia strategica» del continente: «La crescente incertezza del panorama internazionale rende necessario un ripensamento delle catene di approvvigionamento in ottica di maggiore indipendenza e autonomia in settori industriali chiave».