La Stampa, 27 gennaio 2026
Intervista a Stefano Bonaga
Difficile scucire aneddoti personali al professor Stefano Bonaga. Filosofo non vuole farsi chiamare, e la sua preoccupazione costante nel corso dell’intervista è metter da parte l’ego, anche solo per il racconto di ricordi personali che chiamino in causa i suoi rapporti strettissimi con Lucio Dalla, di cui non ha mai parlato, o con Vasco Rossi, entrambi ottimi amici (il primo fin dall’infanzia). Non parliamo poi di Alba Parietti, con cui ha vissuto sei anni di relazione sentimentale tre decenni fa e alla quale fa solo un accenno: «L’ho accompagnata da Berlusconi, che le propose un’esclusiva di tre anni sulle sue reti a un prezzo di nove miliardi di lire, e la sconsigliai di accettare. Fai poi quel che vuoi – ho aggiunto – poi è stata lei a decidere, autonomamente».
Tombeur de femmes a suo dire involontario, sessantottino non pentito e poi assessore irrequieto del Comune di Bologna – carica da cui si dimise due volte -, gli va stretta anche la definizione di bolognese doc ma sfoggia comunque l’accento irresistibile di chi, dall’ombra delle Due Torri, non si è mosso: «Sì, sono nato e vivo qui, ma contesto l’espressione “doc” perché in generale ho un certo fastidio per il compiacimento orgoglioso della propria origine: dove è nata la mela importa poco, l’importante è che sia buona. Ma posso raccontare un aneddoto che rende bene la considerazione che ho di me stesso?».
Prego.
«L’altra sera stavo rientrando a casa e mi si è attaccata al mazzo delle chiavi una monetina da cinque centesimi. Ho pensato che in quella piccola moneta c’erano un miliardo di fenomeni subatomici e mi sono detto: Bonaga ma vai a fanculo... Sono solo un mini-atomo nell’universo».
Cosa vorrebbe dire?
«Che nella mia formazione personale, come ho scoperto all’età di dodici anni in un romanzo di Gadda che credo fosse La cognizione del dolore, la parolina io “è un parassita della vita”. Margaret Thatcher diceva che la società non esiste, esistono solo gli individui, ma invece noi siamo societas, citando Nietzsche. In altre parole, contesto l’assunto che un grande uomo abbia un grande ego».
A proposito di grandi ego, lei ha conosciuto Berlusconi, com’è andata?
«È stato quando ha proposto all’Alba (Parietti, ndr) l’esclusiva per le sue tv. Voleva fare il furbo con me e non ci è riuscito».
Cioè?
«Non diffondo conversazioni private, non mi piace esibire una vittorietta su Berlusconi, non mi sembra elegante».
Come preferisce, torniamo agli inizi: da ragazzo che cosa voleva diventare?
«Volevo fare il letterato, da studente marinavo il liceo per andare a studiare le letterature straniere. I miei volevano che diventassi avvocato perché così avrei fatto i soldi e noi eravamo poverissimi, solo dopo ho scoperto la filosofia. Io ho del culo, sono una persona libera e senza meriti, non mi interessano né i soldi né il potere».
Poi si è iscritto a Filosofia. All’università era un contestatore?
«Osteria se lo ero! Ero un leaderino del movimento studentesco, già nel 1967 occupavamo le facoltà. Ci sembrava di contare nella trasformazione del mondo ed era un piacere vero, al contrario di oggi, che ci troviamo nel migliore dei mondi impossibili, con i valori del mondo occidentale che vengono smantellati da Trump. Ho anche coniato un’espressione in proposito: “Make Far West great again”. Allora c’era il piacere di sentirsi cittadini attivi e non consumatori, oggi invece anche a sinistra siamo ridotti a tweet e dichiarazioni invece di creare il massimo coinvolgimento fra cittadini in vista di un obiettivo comune da costruire».
Ha anche avuto una breve carriera politica, assessore al Comune di Bologna.
«Sì, all’Innovazione, all’inizio degli Anni 90, e mi sono dimesso due volte. Nel ’93 ho fatto Iperbole, progetto che metteva Internet e email a disposizione gratuitamente dei cittadini. La delusione più grande della mia esperienza di amministratore è venuta dalla mancanza di priorità nelle scelte da fare. Poi Iperbole è diventato una sorta di bacheca con gli orari degli autobus, quando sarebbe dovuto essere uno strumento di informazione condivisa dei cittadini. Più di recente ho anche proposto alle Sardine un progetto sul controllo sociale delle norme: mi hanno detto di sì e poi non è successo niente».
Lei era un grande amico di Lucio Dalla, come vi siete conosciuti?
«Avevo sei anni e giocavo a pallone sotto casa con altri amici quando è arrivato questo qua, un po’ più grande di noi: abbiamo cominciato a giocare e da allora abbiamo passato tutta la vita insieme».
Avevate in comune la passione per la musica?
«Io pochissimo, ma essendo cresciuto con lui sono stato inevitabilmente coinvolto, poi a me da ragazzo piaceva l’opera… Devo comunque ringraziarlo per la mia formazione, perché Lucio era molto interessato al piccolo e al grande, senza snobismi. Era attentissimo e analitico. Non ho mai detto niente su di lui, e pensare che le nostre madri erano preoccupate per l’amicizia quasi totale che c’era fra noi. Ho scritto anche il testo di una sua canzone (Cara, pubblicata nell’album Dalla del 1980, ndr)».
E Vasco Rossi?
«Siamo amicissimi, siamo anche andati in vacanza insieme e ci sentiamo regolarmente, ma nessuno di noi due si ricorda quando e come ci siamo conosciuti… Il nostro rapporto è nato perché lui è colto e intelligente: sembra un contadino ignorante di Zocca e invece è uno che legge i libri giusti, gli ho consigliato Kant, Nietzsche, Spinoza, Lacan, e Vasco ha seguito i miei consigli e li ha letti».
Fra i suoi libri c’è “La disperazione dell’amore”, perché l’ha scritto?
«Perché ero disperato. In compenso non sono andato a presentarlo in libreria nonostante l’insistenza dell’editore, sarebbe stato troppo volgare: è una riflessione sulla condizione dello spirito».
Lei ha fama di tombeur de femmes, è veramente così?
«Sono piuttosto tombé par les femmes, sono un sedotto, non un seduttore, sono le donne che mi schiantano. Ho avuto del culo in vita mia, non ho meriti. Attualmente sono abbastanza innamorato di una ragazza di Parigi».
È alla soglia degli 82 anni, si sente soddisfatto?
«Sono depressissimo per come va il mondo, la Palestina mi ha rovinato».