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 2026  gennaio 26 Lunedì calendario

Spillette olimpiche, che passione. Viaggio nel mondo dei collezionisti di pin a cinque cerchi

Nelle ultime edizioni dei Giochi, la merce di scambio più ambita tra atleti e fan era la spilletta delle nazioni partecipanti, oggetto da collezione rappresentativo dell’impegno nei cinque cerchi. Il pin trading come una disciplina olimpica collaterale, cristallizzata in reel e foto social che gli sportivi stessi condividono per testimoniare i vari bottini raccolti, ben appuntati sui pass al collo; anche tra volontari, media e spettatori, in realtà, la sfida alla collezione più nutrita (o con il maggior numero di rarità) è sempre in corso. Per Milano Cortina 2026 la caccia alle spillette si è appena aperta, ma quando è successo che le Olympic pins sono diventate protagoniste primarie del merchandising a cinque cerchi, persino più delle t-shirt ufficiali o delle mascotte a tema? La Genesi delle spillette olimpiche si colloca nel 1896, anno dei primi Giochi dell’era moderna, con i distintivi in cartone appuntati sulle divise delle delegazioni: uno scopo puramente pratico, far identificare correttamente atleti, funzionari e giudici in base al proprio ruolo. Nessuno poteva immaginare che quel rudimentale metodo avrebbe gettato le basi di un fenomeno ultrapop.
Nelle edizioni successive, i distintivi in cartone furono sostituiti dai più resistenti badge in metallo, personalizzati per nazione, laccati con smalti colorati e dal design sempre più ricercato, nonché miniaturizzato: le spillette olimpiche, da mero elemento di riconoscimento, iniziavano a diffondersi oltre i confini dei villaggi e degli stadi delle gare. Stando ai dati diffusi dalla rivista ufficiale del CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, nel corso della storia dei Giochi moderni sono state disegnate circa 65.000 spille, ma le cifre delle stampe e degli “scambi” (e delle vendite, in alcuni casi) hanno raggiunto numeri ancora maggiori: già nel 1936, per le celebri Olimpiadi estive a Berlino, la Germania riuscì a finanziare parte dell’organizzazione proprio grazie alla vendita cospicua delle spillette a tema olimpico. E in occasione di Lillehammer 1994, un’azienda norvegese produsse e vendette 18 milioni di spillette, numero impressionante che fruttò al comitato organizzatore altrettanti milioni di dollari di royalties.

La passione per il collezionismo di spillette olimpiche è la base per lo sviluppo della app AOPC, ideata dall’Associazione internazionale dei collezionisti olimpici, archivio/wishlist per conoscere e catalogare le pin storiche (e più rare) della storia a cinque cerchi, con valori che spesso toccano i migliaia di dollari. Tra i design più ricercati e preziosi, figurano ovviamente quelli delle Olimpiadi annullate, come ad esempio le edizioni del 1940 a Tokyo (estive) e Sapporo (invernali) e del 1944 a Londra (estive) e Cortina d’Ampezzo (invernali); molto apprezzati anche i modelli di spille in limited edition, che spaziano da quelle degli sponsor olimpici a quelle realizzate in materiali particolari, come l’acciaio di scarto o di riciclo, o delle collezioni “heritage” in pietre preziose, come l’esemplare in agata giapponese realizzato in occasione di Tokyo 2021. Difficili da trovare, e per questo ambitissime. L’Associazione internazionale dei collezionisti olimpici è responsabile anche della “Fiera Mondiale dei Collezionisti Olimpici” a Colorado Springs, sede dei comitati nazionali e del Museo Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti: la prossima edizione è prevista dal 22 al 24 maggio 2026.