repubblica.it, 26 gennaio 2026
Allarme nel Mediterraneo, due petroliere della flotta fantasma russa alla deriva
Sono navi fantasma, che cambiano spesso bandiera e armatore. Viaggiano con le cisterne piene di greggio. E spesso sono pure carrette del mare che possono causare disastri ambientali. In questo momento nel Mediterraneo occidentale c’è la massima allerta per le condizioni di due petroliere della flotta ombra che contrabbanda l’oro nero di Mosca. Entrambe hanno avuto avarie e sono state a lungo alla deriva, ma rifiutano di farsi rimorchiare in porto nel timore di ispezioni e sequestri.
La prima si chiama “Progress” e ha cominciato ad avere problemi mercoledì, mentre navigava tra l’Algeria e la Sardegna. A bordo ci sono quasi 90 mila tonnellate di petrolio degli Urali. Dopo poche ore i motori hanno smesso di funzionare, mentre giovedì mattina l’equipaggio ha dichiarato di non avere più il controllo della nave. La petroliera – lunga 244 metri e larga 42 – da lunedì mattina ha ripreso a muoversi a pochi nodi l’ora e punta sulle coste algerine. È stata varata diciannove anni fa. Nel 2025 è stata inserita nella lista nera delle sanzioni europee e britanniche: da allora ha cambiato nome due volte e adesso risulta registrata a San Pietroburgo.
Anche la “Chariot Tide” ha 19 anni. È subito apparsa in difficoltà dopo avere attraversato lo Stretto di Gibilterra. Trasporta 30 mila tonnellate di diesel imbarcate alle porte di San Pietroburgo. La bandiera del Mozambico viene considerata falsa perché non è stato indicato l’armatore, il che rende dubbie le coperture assicurative. Dopo essere stata soccorsa da alcuni rimorchiatori, ha ripreso la rotta in direzione di Suez ma venerdì si è fermata in mezzo al Mediterraneo con i motori in panne. Anche in questo caso, il capitano ha detto di non avere più il controllo e la nave è stata spinta dai venti verso la Costa del Sol, arrivando a soli 40 chilometri. È ancora in acque internazionali: viene seguita da una unità di soccorso spagnola ma non intende farsi trainare. In due anni la “Chariot Tide” – lunga 195 metri – ha cambiato due nomi e quattro nazionalità: ha sempre fatto la spola dalla Russia, trasportando spesso carburante in Tunisia. Dal 2024 è stata sanzionata da diversi Paesi per il traffico di combustibile russo.
Non è chiaro cosa sia accaduto sulle due navi, se ci siano stati guasti o se siano state colpite da sabotaggi. In quel tratto di mare nel dicembre 2024 ci sono state due misteriose incursioni contro mercantili legati alla Russia: la Ursa Major, un cargo usato dal ministero della Difesa di Mosca, è colato a picco dopo due esplosioni sulla fiancata. Si ritiene trasportasse componenti per la costruzione di un rompighiaccio a propulsione nucleare in allestimento a Vladivostock, anche se ultimamente è circolata l’ipotesi che si trattasse di equipaggiamenti per i sottomarini nordcoreani. Le azioni sono state attribuite ai servizi segreti ucraini ma mai rivendicate. L’intelligence di Kiev invece ha propagandato un mese fa l’attacco messo a segno con droni volanti contro una petroliera tra la Sicilia e Creta: i danni non hanno provocato l’affondamento.
Si stima che in tutto il mondo esistano 1.400 petroliere usate da Russia, Iran, Venezuela e Nord Corea per trasferire greggio e carburante in violazione degli embarghi: un numero che è aumentato sulla spinta del conflitto in Ucraina. Queste navi spesso non sono in regola: non rispettano le norme di sicurezza o non hanno assicurazioni valide. Sono bombe ecologiche, che minacciano sempre più spesso il Mediterraneo e le coste italiane: la rotta dai terminal petroliferi baltici all’India, all’Algeria e alla Turchia – tra i principali destinatari delle esportazioni russe – passa infatti dal canale di Sicilia.