Corriere della Sera, 27 gennaio 2026
Il ritorno di Bove: «Sto imparando a conoscere il mio nuovo corpo»
Arriva in sala stampa con il colorito roseo di chi ha appena finito di allenarsi, la maglietta azzurra della sua nuova squadra, l’energia dei suoi 23 anni e la saggezza e la determinazione di un giovane che ha rischiato di perdere tutto e ha trovato la forza di ripartire. «Volevo fare la figura dell’uomo forte, ma qui fa freddo», dice in perfetto inglese, infilandosi uno strato in più e sfoderando il sorriso. Dopo l’arresto cardiaco del dicembre 2024 durante Fiorentina-Inter, l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo e «un anno molto difficile», Edoardo Bove ricomincia dal Watford, «una squadra che è un po’ come una grande famiglia», grazie anche a un proprietario italiano, Gino Pozzo, e un direttore tecnico, Gianluca Nani, che lo tratta come se fosse «un figlio, o un fratello minore» e ne parla con orgoglio paterno: «È un ragazzo fenomenale, non solo come calciatore, ma anche come persona... Pensi che sta anche studiando alla Luiss (economia, ndr) ed è in regola con gli esami...».
Edoardo, come sta?
«Bene, sto imparando a conoscere il mio nuovo corpo. Ho capito come accettare ciò che mi è successo. Ci convivo senza problemi e sono felice di essere qui. Il Watford non è una seconda scelta, è una sfida. Questa è una squadra competitiva, che ha un obiettivo chiaro, quello di tornare in Premier. Per me è il posto giusto».
C’è stato un momento in cui ha creduto che non avrebbe più giocato?
«Certo. Ci sono momenti così. Puoi solo accettarli. Queste emozioni negative fanno parte di te: ti dici, Edoardo, andiamo avanti, un giorno alla volta, e facciamo del nostro meglio».
Come sta imparando a conoscere il suo nuovo corpo?
«All’inizio quando ho cominciato a correre, sei sette mesi fa, quando mi sentivo il cuore che batteva veloce me ne rendevo conto, ci pensavo. È l’aspetto psicologico. È chiaro che dopo un evento del genere hai pensieri diversi, ma devi abituarti».
Sembra una persona molto forte. Cosa l’ha aiutata?
«Devo ringraziare la mia famiglia, e la mia ragazza, che è stata molto importante in questo periodo. È stato un anno difficile ma siamo contenti di come lo abbiamo superato. A volte nella vita arrivano prove che superi e ti fanno sentire meglio. Se tenti di attraversare le difficoltà da solo è complicato. I miei problemi sono stati un evento pubblico, tutti hanno visto cosa mi è successo, ma ognuno di noi ha delle difficoltà. Io le ho superate grazie alle persone che ho attorno».
Per la sua famiglia deve essere difficile lasciarla andare?
«Si, però se mi vedono felice, sono felici anche loro. Credo saranno contenti».
Ha paura?
«No. Il mio problema si è verificato all’età perfetta, non ero troppo giovane per capire cosa mi stava successo o troppo anziano per ricominciare. Ho consultato diversi esperti, siamo arrivati alla decisione che posso riprendere a giocare. Mi tengo sotto controllo».
C’erano diverse squadre di Premier che la volevano, perché ha scelto il Watford in B?
«Cercavo una squadra dove sarei stato felice e mi sarei sentito a mio agio ed è per questo che ho scelto di venire qui. Con lo staff medico e tecnico stiamo facendo tutto il possibile per tornare in campo in tempi brevi, anche se è difficile dire quando sarà. È molto bello far di nuovo parte di una squadra, conoscere i giocatori, lo spogliatoio. Mi mancava».
Ha parlato con altri giocatori che hanno avuto esperienze simili alle sue, come Eriksen?
«Si, ci siamo scambiati vari messaggi. Il defibrillatore ora è parte di me, anche se non gli ho dato un nome... È come un telefono, un po’ più piccolo, tra le costole e la pelle. Si sente al tocco, senza la maglietta si vede, ma non mi dà alcun problema. Il primo mese, dopo l’intervento, ho dovuto abituarmi. Credo che sarebbe peggio avere un problema al ginocchio».
Qual è la diagnosi?
«C’è, ma preferisco rimanga privata».
È una seconda chance?
«Una seconda chance con la vita, non solo col calcio. Quando fai il calciatore non ti chiedi mai perché fai questo mestiere, da piccolo sai che stai facendo la cosa più bella al mondo. Quando per un periodo sei costretto a vivere senza, ti manca, ti rendi conto che è una tua vera passione. Continuerò a cercare di riempire la mia vita di cose che mi piace fare».
Come mai parla così bene l’inglese?
«No... Devo studiare di più, migliorare. Devo parlare con i genitori della mia fidanzata, che è nata qui, a Banbury».