Corriere della Sera, 27 gennaio 2026
Il no di Levante all’Eurovision riapre il caso su Israele in gara
Se sull’Eurovision Song Contest le acque sono già agitate da tempo, per Sanremo la Rai prova a giocare d’anticipo, evitando incertezze e sorprese. Così dopo che Levante ha fatto sapere che, in caso di vittoria al Festival, non accetterà di rappresentare l’Italia a Vienna per protesta contro Israele, ieri Claudio Fasulo, vicedirettore della direzione Intrattenimento Prime Time di viale Mazzini, ha ipotizzato un sondaggio preventivo sugli artisti, in modo da conoscere già le loro intenzioni.
Una novità che eviterebbe di arrivare impreparati alla domenica mattina post-finale, come è accaduto lo scorso anno quando il vincitore Olly non ha sciolto il riserbo per alcuni giorni, decidendo poi (legittimamente) di cedere il posto a Lucio Corsi che veniva dopo di lui in classifica, ma un passo esplorativo che forse appare ancor più urgente quest’anno alla luce di un Eurovision burrascoso che ha già visto cadere, uno dopo l’altro, cinque Paesi del grande domino di partecipanti: Spagna, Paesi Bassi, Islanda, Slovenia e Irlanda hanno deciso di boicottare la manifestazione, in programma dal 12 al 16 maggio nella capitale austriaca, dopo che Israele è stata invece ammessa in gara. A nulla sono valse le forti richieste di estrometterla a causa della guerra a Gaza (come la Russia, ad esempio, fu lasciata fuori nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina), né le polemiche per gli opachi meccanismi del televoto che lo scorso anno hanno portato alla rimonta della cantante israeliana Yuval Raphael, finita seconda. L’Ebu (Unione Europea di Radiodiffusione) ha infine consentito alla partecipazione di Israele, tentando invano di rimarcare la vocazione super partes di un evento che, invece, sta assumendo una connotazione quanto mai politica.
In Italia, dei 30 sanremesi, la prima a schierarsi è stata Levante: «Se vincessi il Festival, non parteciperei all’Eurovision – ha detto —. È una manifestazione molto più politicizzata di quanto si pensi e, siccome di mezzo c’è un Paese che negli ultimi tempi ha creato drammi giganteschi e un genocidio in atto, non si può fare finta di niente. Non l’ho mai fatto».
Alla sua (ipotetica) defezione, potrebbero seguirne altre, per qualsivoglia motivo? Secondo la Rai il sentiment generale verso Eurovision resta positivo, ma meglio tastare il terreno: «Al momento stiamo sondando in maniera informale quelli che saranno i feedback delle case discografiche – ha detto ieri Fasulo —. Rispettabilissima la posizione di Levante, ma sembra comunque che ci siano molti intenzionati a partecipare».
Le risposte, per cui si attenderà «almeno la prima serata del Festival», non saranno irrevocabili, ma, continua Fasulo «vincolanti nella misura in cui cerchiamo tutti noi di non perdere tempo» poiché «nel momento in cui viene espresso un orientamento non ci sono motivi per pensare che possano esserci dei cambi».
A rimarcare l’orientamento della Rai, invece, ci ha pensato l’Ad Giampaolo Rossi, dopo che tre consiglieri hanno chiesto che anche la Palestina «trovi ospitalità» sul palco di Eurovision: la Rai è «assolutamente favorevole che Israele ci sia», ha detto Rossi, e conferma «l’assoluta volontà che l’Italia partecipi», pur aprendo alla «possibilità di ospitare fuori concorso anche un artista palestinese in questa visione di inclusività». Sulla scelta di Levante, Rossi alza le mani: «Diciamo che le polemiche che possono fare gli artisti, riguardano gli artisti».