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 2026  gennaio 27 Martedì calendario

Bondi e l’ombra lunga del ricatto elettorale «Dateci i dati di chi vota e ritireremo l’Ice»

Una lettera di Pam Bondi a Tim Walz nella quale la ministra della Giustizia Usa risponde alla richiesta del governatore del Minnesota di ritirare gli agenti dell’Ice chiedendo in cambio maggior cooperazione nella caccia agli immigrati, ma anche le liste degli elettori dello Stato e i dati personali dei cittadini, suscita reazioni indignate e allarmate soprattutto, ma non solo, tra i democratici. Fino a oggi, infatti, l’autonomia degli Stati dal governo di Washington è stato un vangelo specialmente per i conservatori.
C’è chi parla di ricatto: se non ci date le informazioni che vogliamo, Minneapolis avrà ancora stato d’emergenza e repressione. Denuncia il senatore progressista Chris Murphy: «Trump ha detto più volte che si è pentito di non essere intervenuto sui risultati elettorali del 2020. Questa lettera prova che è in atto un tentativo di scambiare la presenza dell’Ice, con tutto il caos e gli omicidi, coi dati da usare per controllare le elezioni in Minnesota».
Bondi nega tutto: accusa governatore e sindaci di tollerare i disordini e sostiene che la priorità è porre fine alle rivolte ripristinando lo stato di diritto: sindaci e governatore devono sostenere l’azione compiuta dal governo federale attraverso l’Ice. Ma la sua lettera, presentando la cessione dei dati sui cittadini-elettori a cominciare da quelli indigenti che hanno l’assistenza sanitaria Medicaid e gli aiuti alimentari (food stamps) come «semplici passi dettati dal senso comune» per risolvere la crisi, giustifica i sospetti dei democratici. Anche perché da mesi il ministero del Giustizia chiede a tutte le amministrazioni dati personali dettagliati sugli elettori e ha denunciato 21 Stati (quasi tutti a guida democratica) e la città di Washington che si sono rifiutati di fornirli. David Becker, direttore del Centro di ricerche sui sistemi di voto, accusa: «Quello che stanno facendo dovrebbe spaventare gente di ogni orientamento politico. Bullizzano gli Stati per ottenere dati sensibili dei loro cittadini a partire da data di nascita, social security (corrisponde al nostro codice fiscale, ndr) e patente. Nel mondo del crimine la chiamano la santa trinità dei furti d’identità. Chissà perché loro vogliono questi dati».
Timori giustificati dai ripetuti tentativi di Trump di alterare coi suoi ordini esecutivi presidenziali un sistema elettorale la cui gestione è affidata dalla Costituzione ai singoli Stati. Il presidente non ha poteri in questo campo e per questo i suoi tentativi di interferire sono stati fin qui respinti dalle corti. Trump ha anche detto di voler intervenire ulteriormente, in particolare contro il voto postale, ma fin qui non l’ha fatto. Ma ha sostenuto che gli Stati sono solo agenti di Washington nel conteggio dei voti (cosa non vera) e ha ripetuto in alcune interviste di essersi pentito di non aver mandato nel 2020 la Guardia nazionale a sequestrare le macchine elettorali in Stati decisivi per l’esito delle presidenziali. Il rischio che, avendo sempre di mira le macchine che contano i voti, e forte di un potere stavolta molto consolidato, possa di nuovo pensare a sequestri qualora le elezioni di novembre si mettessero male, non può essere sottovalutato.
Né tranquillizza il fatto che qualche giorno fa, in un’intervista nella quale celebrava il suo primo anno di presidenza, Trump abbia detto di aver accumulato in 12 mesi successi talmente eclatanti che non ci dovrebbe esserci nemmeno bisogno di tenere elezioni. «Per votare si voterà», dice Robert Kagan, storico della Brookings Institution, «ma verrà fatto di tutto per condizionarne il risultato: l’esito delle votazioni locali del novembre scorso (tutti favorevoli ai democratici, ndr) sono state un segnale chiaro e Trump, col suo desiderio di dominio totale, non può permettersi una sconfitta repubblicana nelle urne. Stavolta sono molto più preparati rispetto al 2020. E il Project 2025 della Heritage Foundation (considerato il piano informale seguito dal governo Trump, ndr) indica varie strade da seguire a questo fine».