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 2026  gennaio 26 Lunedì calendario

Emirati Arabi, Australia e Indonesia la scommessa Ue sulle prossime rotte

L’accordo con il Mercosur è vicino a essere sbloccato. In settimana, poi, è attesa la chiusura di un’intesa simile anche con l’India. Ma gli sherpa dell’Unione europea sono al lavoro da tempo su altri fronti, per stringere con ulteriori Paesi nuovi Tfa (Trade Facilitation Agreement): i trattati per liberalizzare i commerci, superando i dazi e semplificando e snellendo le procedure doganali. Anche perché quelli esistenti – sono circa una quarantina con un 76 Paesi – hanno avuto forti impatti sugli scambi da e verso il Vecchio Continente: per esempio quello con la Corea del Sud ha fatto crescere l’export della Ue del 127 per cento, quello con il Canada del 49,3 e quello con il Giappone del 15,7.
L’intesa di libero scambio più ambiziosa è quella che si punta a chiudere con l’Australia. Anche perché tra i due continenti si muovono merci e servizi per un valore superiore ai 100 miliardi all’anno. Le trattative sono partite nel 2018, si sono interrotte nel 2023, ma in ogni incontro tra Bruxelles e Canberra si sottolinea la necessità di arrivare a un accordo. Lo scoglio principale è la politica agricola, con l’Australia che chiede maggiore accesso ai suoi prodotti (carne bovina, ovina e zucchero) verso il Vecchio Continente e maggiori tutele per i suoi sulle importazioni. L’Europa, invece, guarda principalmente ai minerali critici che le mancano.Come dimostra l’attivismo italiano su questo fronte, l’Europa cerca di rafforzare i legami commerciali con il Medioriente. In questa direzione, dal maggio dello scorso anno, Bruxelles e gli Emirati Arabi Uniti hanno formalmente avviato i negoziati per un accordo di libero scambio bilaterale. Tra queste due aree l’interscambio viaggia verso i 100 miliardi e punta a rafforzare le transizioni in settori strategici (per noi) come energie rinnovabili, idrogeno verde, Ia, agrifood o aerospazio. Soprattutto un’intesa con gli Emirati, spiegano da Bruxelles, è importante perché farebbe da apripista per superare, migliorandolo, l’accordo di cooperazione economica siglato nel 1989 tra la Ue e il Consiglio di Cooperazione del Golfo: in questo modo si potrebbero sia eliminare barriere burocratiche come certificati di origine e sanitari specifici sia, soprattutto, stringere partnership one-to one con altri Paesi, iniziando dall’Arabia Saudita, che già oggi – e sull’onda del piano “Vision 2030”, è un importante committente nel settore delle infrastrutture o della sanità.
Manca soltanto il via libera del Parlamento europeo per approvare l’aggiornamento del trattato di libero scambio con il Messico: le ultime modifiche hanno riguardato questioni procedurali (standard di digitali e proprietà intellettuale) e libero accesso a ulteriori prodotti agricoli. Ma quest’anno, poi, si vuole stringere anche in direzione dei ricchi mercati dell’area Asean.
Verso il Sudest asiatico si registrano difficoltà nella cooperazione con la Cina, mentre a breve Ue e India dovrebbero aprire reciprocamente i loro mercati. Sempre nella stessa logica Bruxelles ha chiuso i negoziati con l’Indonesia – il loro interscambio viaggia verso i 30 miliardi di euro – e scritto un protocollo nel quale si abbatteranno alle firma l’80 per cento dei esistenti e si garantiranno i diritti di proprietà agli investimenti delle aziende europei nei settori high tech.
Sempre nello stesso quadrante sono ripartite le trattative per chiudere trattati con le Filippine, la Malesia e la Thailandia.