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 2026  gennaio 26 Lunedì calendario

La sai l’ultima?

Austria La mucca Veronika riscatta i pregiudizi sulla specie: è intelligente e maneggia le scope
Sulle mucche abbiamo un pregiudizio, le consideriamo bestie dall’intelligenza non proprio vivace. Veronika può contribuire a cambiare la nostra percezione: è una bovina austriaca che distribuisce lampi di autentico ingegno. Vive da animale da compagnia, non da bistecca ambulante. Se ha un prurito, si gratta: riesce a maneggiare una scopa (con la bocca) e ad utilizzarla in modo versatile; le setole per la schiena coriacea e il manico per le parti più delicate. Uso flessibile di strumenti: roba da élite animale. Quello su Veronika è il primo studio che attribuisce alle mucche qualcosa di simile all’astuzia. Non perché questa particolare vacca sia un genio isolato, dicono i ricercatori, ma perché è una delle poche ad aver avuto tempo, spazio e una vita abbastanza lunga per dimostrare le proprie capacità. Forse non sono stupide le mucche, siamo noi che abbiamo fretta di portarle al macello.
Danimarca Con l’“affaire Groenlandia” spopolano i cappellini rossi trumpiani, lo slogan è caustico: “Make America Go Away”
Combattere l’imperialismo un berretto alla volta. La Danimarca esorcizza Donald Trump storpiando lo slogan Maga. A Copenhagen un negozio di abbigliamento ha preso il cappellino rosso più riconoscibile del pianeta e gli ha cambiato didascalia. Stesso colore trumpiano, ma un messaggio che invita la sua chioma arancione a levarsi dalle scatole: “Make America Go Away”. C’è pure una versione in lingua locale: “Nu det NUUK”, che in danese suona come “ora basta”, ma infila la capitale della Groenlandia nel gioco di parole. Da quando Trump ha ricominciato a sbiascicare l’intenzione di mettere le zampe sul territorio danese, il cappellino è diventato bandiera. Vendite virali, consegne in cargo bike, cortei a Copenhagen e Nuuk a fianco dello slogan definitivo: “La Groenlandia non è in vendita”. Mentre Washington riaccarezza il colonialismo, la Danimarca si fa bastare un’ironia asciutta, stampata su cotone.
Galles Sulla spiaggia riemergono all’improvviso centinaia di vecchie scarpe ottocentesche, appartenevano agli operai
Sulle spiagge del Galles, tra alghe e bottiglie vuote si affaccia anche un pezzetto di Storia, ritagliato sul fondo di una suola chiodata. A Ogmore By Sea, nel sud del Paese, un progetto di ripristino delle pozze naturali ha portato alla luce centinaia di scarpe nere in cuoio, stile vittoriano, come se gli operai di un’intera fabbrica ottocentesca avessero deciso di fare il bagno tutti insieme e poi scomparire. Le calzature, robuste, inchiodate, pensate per durare più dei loro proprietari, sono riemerse dalla sabbia con una teatralità destinata a brillare negli archivi di Stato. Subito è partita la leggenda locale: potrebbero appartenere al carico di una nave mercantile italiana naufragata circa 150 anni fa contro Tusker Rock, a tre chilometri dalla costa. Anche non fosse vero, l’immagine è potente: un relitto invisibile che non restituisce oro o cannoni, ma scarpe da lavoro. Oggetti umili, seriali, senza nome.
Australia Si sveglia in piena notte con un pitone di due metri e mezzo appollaiato sul petto (ma non era velenoso)
Non deve essere una bella sensazione, svegliarsi nel cuore della notte con un peso asfissiante sul petto. Rachel Bloor ci ha messo un po’ a realizzare: all’inizio pensava fosse il suo cagnolino. Ma a Brisbane, in Australia, la fauna può regalare sorprese eccentriche, tipo la canzone di Samuele Bersani, quella dove i coccodrilli vengono fuori dalla doccia. Nel caso in questione, non era il cane, né un coccodrillo, ma di un pitone lungo due metri e mezzo, arrotolato con zelo sul torace della signora. Rachel, paralizzata, ha svegliato il marito con una rapidità che solo certe emergenze zoologiche impongono, lui le ha suggerito la sola strategia possibile: restare immobile. Il serpente, come raccontato alla BBC, era così lungo che una parte del corpo usciva dalla finestra. Alla fine l’eroico consorte ha avvolto la bestia in una coperta e l’ha fiondata fuori di casa. Si trattava di un pitone tappeto, non velenoso, ma più che sufficiente per un incubo indimenticabile.
Spagna Sant’Antonio protegge gli animali in modi peculiari: i cavalli si gettano nel fuoco, cani e gatti si fanno benedire
Il calendario spagnolo ha un estro imprevedibile, che resiste alla modernità: gennaio è ancora uno scrigno di rituali antichi e suggestivi. A San Bartolomé de Pinares, cinquecento abitanti a un’ora da Madrid, si svolge una festa in cui i cavalli sembrano gettarsi letteralmente nel fuoco, attraversando falò accesi in mezzo alla strada: è Las Luminarias, tradizione secolare in onore di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali. Il fumo, si dice, purifica e protegge per l’anno a venire. Non sappiamo se i cavalli sono d’accordo e le critiche ovviamente non mancano, ma il rito sopravvive, custodito come un tesoro identitario. Poche ore dopo, nella capitale, la scena è altrettanto bizzarra, ma più serena: cani e gatti sono in fila davanti alla chiesa di San Antón per ricevere l’aspersorio. Cappottini, guinzagli, qualche sguardo perplesso. Stessa benedizione, temperature molto diverse. È un compromesso col tempo, forse un’illusione: mettere in salvo le radici mentre il mondo intorno sembra sgretolarsi.
Viterbo Un ladro scalcagnato si esibisce nella rapina più lenta della storia: oltre un’ora per scardinare il locale, e non ci riesce
Un ladro di nome perseveranza. Nella notte tra sabato e domenica si è presentato davanti allo Shape Salon di Viterbo con il volto coperto e una convinzione inossidabile: entrare, prima o poi. Per oltre un’ora ha lavorato sulla porta come un apprendista del bricolage, alternando arnesi di ferro e tavole di legno, colpi secchi e tentativi ragionati. Le telecamere lo hanno ripreso mentre insisteva, tornava indietro, riprovava. Non era una rapina lampo, ma una trattativa estenuante con una vetrina che non ne voleva sapere. Alla fine ha perso. Nessun bottino, nessuna cassa svuotata, solo vetri danneggiati e una porta malconcia. Un fallimento netto, comunque eroico. Il proprietario fa la conta degli sfregi, ma ringrazia che il negozio sia rimasto chiuso. Non è la prima volta che lo Shape Salon finisce nel mirino: l’anno scorso qualcuno era riuscito a entrare, portando via cento euro e un computer, lasciando però tremila euro di danni. Per rubare poco, serve distruggere molto: il crimine non paga, logora.
New York Un team di giocatori ha ricostruito Manhattan in scala 1:1 su Mincraft: il livello dei dettagli è impressionante
Agli occhi senescenti di chi scrive, Minecraft sembra un gioco in cui si mettono in pila cubi e poligoni, senza una ragione o un fascino comprensibile. Invece c’è chi lo trasforma in una meraviglia urbanistica. Un gruppo di giocatori riuniti nel progetto Build the Earth ha ricostruito Manhattan in scala 1:1, edificio per edificio. Ci sono voluti cinque anni. Non per dire: cinque anni di lavoro vero, continuo. Il risultato è stato mostrato a gennaio dallo youtuber MineFact. Il livello di dettaglio è ossessivo: balconi, finestre, persino i vasi di fiori, controllati uno a uno su Google Street View. Dentro ci sono il World Trade Center, Tribeca, Chinatown, Little Italy. Brooklyn e Queens stanno arrivando, grazie al contributo della community. All’inizio Manhattan era piatta, mancavano i dati sull’altitudine. Le altezze sono state ricostruite a mano, metro digitale dopo metro. Un gigantesco, immenso plastico di Bruno Vespa in versione digitale.