repubblica.it, 26 gennaio 2026
Usa, storico processo ai social: “Danni alla salute dei giovani”. Denuncia di una diciannovenne
Domani, davanti al Tribunale superiore della contea di Los Angeles, comincerà un processo civile destinato a fare scuola. Per la prima volta negli Stati Uniti una giuria popolare dovrà stabilire se alcune delle app più usate al mondo – TikTok, Instagram e YouTube – siano state consapevolmente progettate per creare dipendenza tra i minori e se questo abbia contribuito a un peggioramento della loro salute mentale.
Al centro del procedimento c’è la denuncia di una diciannovenne californiana indicata negli atti con le iniziali K.G.M. La ragazza sostiene che l’uso di queste app abbia alimentato in lei una spirale di ansia, depressione, insicurezza; e che alcune caratteristiche (come l’autoplay su YouTube o lo scorrimento infinito su TikTok) abbiano avuto un ruolo nel rinforzare la dipendenza e compromettere la qualità del sonno.
Il suo è un bellwether trial, un processo campione pensato per testare, davanti a una giuria, la solidità delle accuse e delle difese in una galassia di contenziosi simili. L’esito – vittoria o sconfitta – orienterà negoziati e strategie nelle centinaia (se non migliaia) di casi collegati.
Se la giuria darà ragione a K.G.M., l’impatto sarà duplice. Da un lato, il verdetto potrebbe portare con sé risarcimenti molto elevati. Dall’altro, è possibile che i tribunali impongano cambiamenti nelle funzioni considerate addictive by design, aprendo la strada a una pressione normativa più forte. Non a caso, avvocati e osservatori paragonano questa stagione di contenziosi alle grandi battaglie che, in passato, hanno rimodellato industrie come tabacco e oppioidi.
La difesa dei colossi tech ruota da anni intorno alla Section 230 del Communications Decency Act (1996), la norma che ha storicamente protetto le piattaforme da gran parte della responsabilità legale per i contenuti generati dagli utenti.
In questo caso, però, la battaglia è più sottile. I querelanti puntano a dimostrare che il punto non è “cosa” circola sulle piattaforme, ma “come” le piattaforme sono state disegnate per massimizzare tempo di permanenza e interazioni, e dunque ricavi pubblicitari.
Tra gli aspetti più seguiti del processo c’è la lista dei possibili testimoni eccellenti. La giudice Carolyn B. Kuhl ha stabilito che dovranno deporre figure di primissimo piano, tra cui Mark Zuckerberg (Meta) e Adam Mosseri (a capo di Instagram). Resta da vedere in che forma e con quali tempi avverranno le deposizioni in aula.
Per limitare pressioni esterne e tentativi di influenza, la giudice ha anche disposto misure rare in un processo civile così rilevante. L’identità dei giurati non sarà divulgata alle alle aziende e resterà accessibile soltanto ai legali in aula, con il divieto di condividerla con i clienti.
L’udienza di domani si aprirà con la selezione dei giurati, un passaggio che potrebbe richiedere diversi giorni. Sono attesi decine di candidati ogni sessione, almeno fino a giovedì 29 gennaio. Solo dopo, con ogni probabilità all’inizio di febbraio, partiranno le arringhe e l’esame delle prove in aula.