Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  gennaio 26 Lunedì calendario

Giù i dazi su auto, vino e olio: l’Ue chiude l’intesa con l’India

Passaggio in India per l’Unione europea alla ricerca dell’indispensabile diversificazione dei mercati. Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa sigleranno martedì a New Delhi l’accordo di libero scambio fra l’Ue e il subcontinente. Oggi intanto saranno ospiti d’onore alle celebrazioni per il 76° compleanno della Repubblica indiana: con l’indipendenza dall’impero britannico.
L’intesa apre un mercato complessivo di 2 miliardi di persone. Non è sicuro che si arrivi a una firma vera e propria (al quale comunque servirà la ratifica del Parlamento di Strasburgo), perché le negoziazioni – hanno precisato entrambi i contraenti – proseguono fino all’ultimo minuto. Ma di sicuro la strada è spianata. E arrivano le prime indicazioni: i dazi sull’import indiano di auto (un mercato da 4,4 milioni di vetture destinato a salire a 6 milioni entro il 2030, per ora dominato da marchi locali come Mahindra e Tata), saranno abbattuti al 40% dall’attuale 70% con punte fino al 110. Significative anche le riduzioni per altri beni e servizi. Secondo fonti vicine alla trattativa l’accordo di libero scambio sarà «molto vantaggioso per gli esportatori agricoli europei», con dazi sensibilmente in calo su vino e olio d’oliva, e mantenimento dello status quo su settori come quello della carne bovina, del pollame e dello zucchero. «Ci saranno opportunità significative».
L’Europa d’altro canto faciliterà le esportazioni indiane, a partire da tessile e gioielleria, duramente colpite dalle supertariffe al 50% di Trump (raddoppiate l’estate scorsa come punizione per l’acquisto di petrolio russo). Il commercio fra Ue e India è già su livelli alti: nel 2024 e 2025 l’Europa ha esportato verso l’India per 60,7 miliardi, pur con una barriera tariffaria media del 9,3%. New Delhi ha venduto in Europa beni per 76 miliardi e servizi per 30, fronteggiando un dazio medio del 3,8% con punte del 10% per l’abbigliamento. Negli incontri di Delhi è previsto anche un partenariato su difesa e sicurezza: per l’India c’è l’opportunità di affrancarsi dal patronage russo, come ha suggerito al premier Narendra Modi il cancelliere tedesco Friedrich Merz nell’incontro ad Ahmedabad pochi giorni fa.
L’accordo Ue-India «è la miglior risposta al ritiro dell’America dal multilateralismo e alla politica dei dazi», commenta Paul de Grauwe della London School of Economics. «Trump deve capire che il suo isolazionismo danneggia più gli Usa che il resto del mondo. L’America rappresenta il 15% dell’interscambio globale: nel restante 85% c’è una prateria di opportunità». Non solo per Bruxelles la diversificazione è una scelta giusta, «ma andrebbe estesa ad altre aree», dice l’economista Enrico Giovannini, direttore scientifico Asvis. «Sono operazioni importanti sia dal punto di vista commerciale che geopolitico. Ora c’è l’Africa, a lungo sottovalutata: si potrebbe realizzare un nuovo Next Generation, un’emissione di eurobond da finalizzare a investimenti nel grande continente a sud dell’Europa con gli stessi criteri di monitoraggio».