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 2026  gennaio 26 Lunedì calendario

«Ha venduto segreti nucleari agli Usa». Silurato il generale vicino a Xi Jinping

La politica con altri mezzi. Nel Paese del partito unico, dove tutto sembra immobile, le divergenze di opinioni esistono – anche se celate da una cortina di discrezione – e possono essere fatali. Nei giorni scorsi, è stato annunciato da Pechino che Zhang Youxia, vice presidente della Commissione militare centrale, e Liu Zhenli, il capo del Dipartimento dello stato maggiore congiunto – ovvero il capo staff della stessa Commissione – erano stati sollevati dalle loro funzioni e messi sotto inchiesta per «gravi violazioni disciplinari». Una motivazione che in genere nasconde l’accusa di «corruzione» che, a sua volta, nel gergo del regime cinese significa tutto e niente: può rappresentare un reato finanziario ma anche (il più delle volte) «politico».
Poi una rivelazione diffusa dal Wall Street Journal ha aperto una falla gigantesca nella cortina di bambù che fa della segretezza il cardine della vita istituzionale cinese. Zhang sarebbe stato rimosso, dice il quotidiano Usa, per aver «venduto» agli americani segreti sul programma nucleare della Repubblica popolare. Come se non bastasse, avrebbe accettato «enormi somme di denaro» per favorire promozioni negli alti ranghi dell’esercito.
Forse per questo, ieri, sul quotidiano dell’Esercito popolare di liberazione è comparsa una spiegazione, cosa assai inconsueta, a chiarire il perché di una mossa che, di fatto, ha concluso il pressoché totale azzeramento dell’importante organismo di governo delle forze armate e braccio esecutivo del Pcc. Zhang Youxia, 75 anni (così come Liu Zhenli, 61 anni), è stato accusato di aver «minato» l’autorità del presidente Xi Jinping, di aver esacerbato i problemi di corruzione e di aver «danneggiato» i programmi di preparazione al «combattimento reale».
L’articolo sottolinea come le indagini siano lì a dimostrare che «la tolleranza nella lotta alla corruzione non è consentita». Inoltre, «Zhang e Liu, in qualità di alti comandanti del Partito e dell’esercito, hanno profondamente tradito la fiducia riposta in loro e hanno calpestato e gravemente compromesso il sistema di responsabilità suprema che risiede nel presidente della Cmc (Xi)», sottolinea il testo, diffuso anche dall’agenzia ufficiale Xinhua.
Il quotidiano – versione moderna dei dazibao maoisti – li accusa ancora di «aver esacerbato i problemi politici e di corruzione che minacciano l’autorità assoluta del Partito sulle forze armate» e di «aver infangato l’immagine e l’autorità dei leader della Cmc». E ancora: «Hanno inflitto gravi danni agli sforzi volti a rafforzare la lealtà politica nell’esercito, l’ambiente politico dell’esercito o la preparazione generale al combattimento, con un grave impatto negativo sul Partito, sul Paese e sulle Forze armate».
Ora, un linguaggio così duro, più adatto ai tempi della Rivoluzione culturale (1966-1976), il grande sommovimento che era servito a «purgare» il regime di tutti i nemici di Mao Zedong (veri o presunti), rivela come il presidente Xi Jinping, non a caso definito il Nuovo Timoniere, sia in un momento di «fragilità politica». Alcuni osservatori, interpretando la disgrazia inflitta a Zhang e Liu – nella Commissione nominata nel 2022, dopo il XX Congresso rimane attivo, guarda caso, solo il responsabile della disciplina, Zhang Shengmin – hanno recuperato dalla memoria storica la vicenda di Lin Biao, il «compagno d’armi» di Mao che provò a ordire un colpo di Stato (spinto dai sovietici?) e per questo finì abbattuto con il suo aereo in un tentativo di fuga nel 1971. Dunque, un golpe anti-Xi oppure un «semplice» tradimento, per quanto «nucleare»? Le parole in Cina nascondono significati molteplici e si può facilmente immaginare che la realtà dei fatti rimarrà a lungo nascosta.
Quale che sia la verità, oggi Xi si trova sempre più solo al comando. E non è detto che sia un bene per lui e per la Cina.