Corriere della Sera, 26 gennaio 2026
Gaffe, ritardi, accuse di collusione. Pilloud, procuratrice nella bufera
Racconta di svegliarsi all’alba, «alle 4 e 30. Sono una mattiniera, convinta che arrivare presto al lavoro sia il modo migliore per iniziare la giornata in modo efficiente». È un insieme di puntualità e rigore tutto svizzero, la procuratrice generale di Sion Béatrice Pilloud, 50 anni, che coordina l’indagine sulla strage di Capodanno. Laureata in legge a Neuchâtel, è una ex avvocata dal passo garantista: «Mi sono anche ritrovata a dover difendere assassini, stupratori e pedofili. Ho dovuto mettere in discussione me stessa, io che volevo difendere i più vulnerabili» racconta descrivendosi in una dettagliata intervista pubblicata sul sito della polizia cantonale.
Va chiarito subito che la sua nomina è politica. Per arrivare alla guida della Procura di Sion – dove si è insediata il 1° gennaio 2024 – è stata eletta al Gran Consiglio ( il «parlamento» del Canton Vallese) incassando, sia da destra che da sinistra, 82 voti, e lasciando il suo rivale, Olivier Elsig, un «centrista», a 46.
Il punto è che la dottoressa Pilloud è affiliata al Partito liberale radicale e questa appartenenza ha costituito da subito il primo vistoso «inciampo» dell’indagine. Difatti milita nel Plr anche il sindaco di Crans-Montana Nicolas Fèraud, 55 anni, un farmacista giunto al terzo mandato. Stiamo parlando del primo cittadino alla guida di un Comune che dal 2020 al 2025 non ha mai controllato il locale dei Moretti, in centro. E dopo che un organo di controllo municipale ha scoperto questa mancanza, il sindaco, in una conferenza stampa surreale, è stato costretto a dire: «Di questo, mi scuso».
Mentre i giorni passavano, Pilloud non ha disposto il sequestro della documentazione in Municipio relativa al discobar: macché, è stato il responsabile della sicurezza a consegnare i documenti del Constellation in Procura, pur essendo ipotizzabile che proprio lui possa avere responsabilità nel disastro. Da qui in poi, fra critiche sempre più pesanti, si è parlato dell’arrivo di un procuratore straordinario esterno a cui affidare le indagini. Affiancando la Procura ordinaria ma con una sorta di «regia». Una procedura prevista, in Svizzera, ma sollecitata esplicitamente dalla stampa elvetica – in testa le Temps, 24 He, le Nouvelliste – che non le ha certo mandate a dire. Impietosi, i quotidiani hanno snocciolato certe gaffe della procuratrice, tipo quella della lista con indicati tre nomi di avvocati «consigliati» alle famiglie delle vittime dalla polizia cantonale e dalla Procura. Poi l’elenco di altri inciampi: mancate perquisizioni a casa dei Moretti, i loro telefonini sequestrati con inspiegabile ritardo. Per non parlare dell’arresto del Corso, avvenuto solo il 9 gennaio. Prospettando così «il rischio di collusione – ipotizza Romain Jordan, uno degli avvocati delle famiglie – con testimoni ed ex dipendenti e la scomparsa di prove».
Venerdì, a sorpresa, è stata la stessa Pilloud, a rivelare che la procedura per chiamare a Sion un procuratore straordinario è finita nel nulla. Non esiste «alcuna ragione, né oggettiva né giuridica, che giustifichi la nomina». Il fatto è che sul dossier ha deciso— però queste sono le regole cantonali – l’Ufficio centrale del ministero pubblico. Insomma un organo «vicino» alla Procura. Sebbene queste siano le regole cantonali, la procedura stupisce. Parlando al Corriere, altri legali non nascondono le perplessità. «Date le potenziali implicazioni con i politici locali, sarebbe stato preferibile – sentenzia Nicolas Mattenberger – che a guidare le indagini fosse stato un procuratore straordinario». Jean-Luc Addor parla di «decisione oggettivamente problematica» visto che a prenderla è stata «un’autorità composta da 5 persone, 2 delle quali fanno parte del gruppo di procuratori criticati».
Ma Pilloud? Con la stampa sembra non parli più, eccezion fatta per questa dichiarazione, sabato: «Moretti? La scarcerazione non è stata una mia scelta», si è trattato di una «decisione del tribunale delle misure coercitive»