Corriere della Sera, 26 gennaio 2026
Il cellulare e i 10 colpi. Istante per istante, anatomia di una fine
Intorno alle 9 di sabato mattina, a Minneapolis, nel tratto di Nicollet Avenue noto come Eat Street per la densità di ristoranti, si stava svolgendo un’operazione anti-immigrazione della Border Patrol. Pochi minuti dopo, un cittadino statunitense, l’infermiere 37enne Alex Pretti che stava protestando contro la «retata», giaceva morto sull’asfalto colpito dagli agenti.
La segretaria per la Sicurezza interna degli Usa, Kristi Noem ha dichiarato: «Questo individuo ha attaccato quegli agenti, aveva un’arma con sé con decine di munizioni e voleva fare del male a quegli agenti, avanzando verso di loro e impugnandola (l’arma, ndr) in quel modo…. Gli agenti hanno risposto in base all’addestramento ricevuto e hanno agito per salvaguardare la vita di un collega e di tutte le persone che si trovavano nei pressi». E il dipartimento diretto da Noem ha scritto su X: «L’individuo si è avvicinato agli agenti della US Border Patrol con una pistola 9 mm semiautomatica». I video girati sulla scena mostrano però una dinamica diversa.
Pretti, con un giaccone marrone, occhiali da sole e un cappello da baseball nero, sta da solo in mezzo alla strada. Nella mano destra, molto ben visibile da ogni angolazione, stringe il telefono, con cui sta filmando gli agenti per documentare eventuali comportamenti scorretti. Intanto, gesticola con la mano sinistra, che è vuota ed è anch’essa ben visibile. Uno degli agenti si avvicina a due persone, apparentemente due donne, che stanno protestando contro la Border Patrol. L’agente spinge una delle due manifestanti che vacilla. Pretti, che si è avvicinato, le mette un braccio intorno alle spalle per sostenerla. Intanto l’agente dà uno spintone violento all’altra manifestante che cade a terra. Pretti si abbassa verso di lei per aiutarla a rialzarsi. A questo punto, l’agente spruzza sul volto di Pretti dello spray urticante. L’infermiere gira la testa di lato e alza a protezione degli occhi il braccio sinistro. Nella mano destra continua a stringere il telefono. Nella sinistra non ha nulla. In pochi istanti accorrono altri agenti che accerchiano Pretti e lo atterrano.
Dai molti video disponibili è difficile capire i dettagli della «mischia» che impedisce di vedere bene il corpo dell’infermiere, che è steso a pancia in giù e viene percosso. Dopo qualche secondo, si vede un agente con un giaccone grigio, che, dopo essersi chinato sul groviglio di corpi, si allontana rapidamente dal gruppo impugnando una pistola molto simile a quella di proprietà di Pretti, che era provvisto di un porto d’armi che, secondo le leggi del Minnesota, gli consentiva di portarla con sé «in modo non visibile» (e cioè riposta in una fondina o coperta da una giacca). Probabilmente durante la colluttazione l’agente con il giaccone grigio ha visto spuntare l’arma dalla cintola di Pretti che si trovava a pancia in giù e gliel’ha sottratta (non si capisce bene, però, perché l’agente con il giaccone grigio che impugna la pistola di Pretti attraversi poi la strada di corsa e vada a rifugiarsi dietro un veicolo). Negli stessi istanti concitati in cui l’agente con il giaccone grigio si china sul corpo dell’infermiere si sente uno degli agenti, che grida: «Ha un’arma». Questo confermerebbe che Pretti non avesse fin lì mostrato la pistola, ma la tenesse non in vista, come la legge del Minnesota gli consentiva di fare.
Un secondo dopo – e quindi quando Pretti non aveva più un’arma con sé – alcuni agenti estraggono le pistole e uno di loro punta la sua contro l’infermiere, che sta cercando di alzarsi sulle ginocchia. Nei video si sente uno sparo. Poi gli agenti si allontanano e forse sparano di nuovo contro Pretti, a terra immobile. Si sentono almeno 10 colpi in 5 secondi. In seguito, alcuni agenti e il personale medico hanno cercato di rianimare Pretti che, secondo il dipartimento della Sicurezza interna, è morto sul posto.