Il Messaggero, 25 gennaio 2026
A Roma trascorrono chiusi in auto quasi 5 giorni (nel 2025). Ma stiamo migliorando
Quattro giorni e 19 ore. È il tempo trascorso in media dai romani in auto (pari a 115 ore complessive) nel corso del 2025. Un risultato che registra un lieve miglioramento rispetto al 2024 – quando le ore passate chiusi nell’abitacolo erano state 120 – ma che descrive una Capitale ancora alle prese con code e ingorghi. Nelle ore di punta – la mattina presto e nel pomeriggio – per le strade cittadine la velocità media è di 16,7 chilometri orari, che diventano 19,5 se si prende in considerazione l’intero arco della giornata: ben al di sotto anche del tanto dibattuto limite di 30 chilometri orari imposto nella Ztl del centro storico. A Roma, inoltre, per percorrere 10 chilometri di strade ci vogliono, in media, 30 minuti e 46 secondi. A rivelarlo è la 15esima edizione del TomTom Traffic Index, che valuta la situazione di 500 città del mondo (di cui 25 in Italia), in base ai dati registrati da navigatori e dispositivi satellitari di monitoraggio del traffico, che oltre ai flussi hanno monitorato anche l’andatura dei veicoli sulle strade romane.
Un dato in peggioramento, invece, è quello della “congestione stradale”, che si calcola su quanto il traffico su una rete stradale sia rallentato rispetto a una condizione di traffico fluido. Nella Città eterna, nel 2025, questo tasso è stato del 45,2 per cento, in crescita di 2,7 punti rispetto al 2024. Per quanto riguarda la velocità media, al mattino si va leggermente meglio, con quasi 17 chilometri orari, mentre nel pomeriggio la situazione peggiora ulteriormente: la velocità scende a 16,5 chilometri orari, complice l’uscita dagli uffici, le scuole e l’intreccio con il traffico commerciale. Le conseguenze si riflettono direttamente sui tempi di percorrenza. Per coprire i già citati 10 chilometri servono nove secondi in più rispetto al 2024. Un peggioramento contenuto ma costante, che segnala come la situazione non stia migliorando. Allo stesso modo, la distanza media percorsa in 15 minuti è di 4,9 chilometri, un valore sostanzialmente invariato rispetto allo scorso anno. Numeri che tornano a riaccendere il dibattito sulle scelte per la mobilità futura della Capitale, tra limiti di velocità, trasporto pubblico e gestione dei flussi.
Il quadro diventa ancora più critico nei giorni eccezionali. Il record negativo del 2025 è stato registrato lunedì 22 settembre, una giornata segnata da uno sciopero di 24 ore dei trasporti pubblici e, in contemporanea, dalle manifestazioni di protesta per Gaza. Un vero e proprio lunedì nero per la mobilità cittadina. In quella data il tasso di congestione veicolare ha raggiunto l’83 per cento nell’arco della giornata, per poi schizzare fino al 152 per cento alle 18, proprio nell’orario di uscita dagli uffici. Un picco che ha paralizzato interi quadranti della città, con code chilometriche e tempi di percorrenza raddoppiati. A Roma, di norma, bisognerebbe evitare di trovarsi al volante, in centro, giovedì dalle 18 alle 19, anche se gli orari critici, generalmente, sono dalle 7,15 alle 9,45 del mattino e dalle 16,40 alle 18,45 del pomeriggio. Non solo, le code di vetture arrivano a coprire 123 chilometri di asfalto (e sanpietrini): una lunghissima teoria di macchine, lunga quanto la distanza tra Roma e Latina, andata e ritorno.
Nella Capitale, peraltro, circolano quotidianamente 1,77 milioni di autovetture e 385 mila motocicli, vale a dire 643 auto ogni mille abitanti. Ma più di ogni altro, quel che rallenta la durata degli spostamenti è la ricerca del parcheggio, che spesso allunga i tempi complessivi anche del 50 per cento, così come i comportamenti scorretti di diversi automobilisti: in primis la sosta in doppia fila, seguita dalle svolte a sinistra non consentite. Una situazione che incide non solo sulla qualità della vita dei romani, ma anche sull’economia della città, tra ore perse nel traffico, maggiore consumo di carburante e aumento delle emissioni.