il Fatto Quotidiano, 25 gennaio 2026
La settimana amara dei Renzi: anche il babbo di Matteo perde la causa contro “La Verità”
La famiglia Renzi è così ossessionata dal Fatto quotidiano che usa i nostri articoli anche nelle cause contro altri giornali. E – dopo la sonora sconfitta dei giorni scorsi di “Renzi il bullo” – perde anche quelle. E le perde anche per questo. Il dettaglio emerge dalle dieci pagine di motivazioni con cui il Tribunale civile di Firenze dà torto marcio a Tiziano Renzi nella causa per risarcimento danni al quotidiano La Verità di Maurizio Belpietro. Chiedeva 90 mila euro, il babbo dell’ex premier, e dovrà invece sborsare di tasca propria 14 mila euro di spese legali alla controparte. Voleva bastonarli ritenendosi diffamato da tre articoli di Giacomo Amadori pubblicati tra il dicembre 2018 e il maggio 2019. Di cui uno, il primo, del 2.12.18, dal titolo “Lavoravo in nero per i Renzi. Alle paghe ci pensava Matteo”, e in occhiello “Il Jobs Act di famiglia”, e nel sommario, “Il racconto di Andrea Santoni, ex distributore di giornali nell’azienda di Tiziano: ‘Suo figlio ci portava le copie da vendere ai semafori, poi ritrovava gli incassi. A noi restava una quota. Mai visto un contratto’”. Solo che Renzi e i suoi avvocati invece di produrre l’articolo della Verità hanno depositato il nostro, che faceva riferimento al lavoro dei colleghi. “Detta mancata allegazione non consente di valutare in alcun modo la portata offensiva dell’articolo – taglia corto il giudice – ne consegue quindi che con riferimento a detto articolo nessuna responsabilità può essere addossata ai convenuti”. Dunque, solo nell’universo delle occasioni perdute sapranno se quell’articolo poteva configurare o meno una diffamazione da risarcire. Degli altri due, “Tiziano Renzi fa Babbo Natale con i regali di Palazzo Chigi” (24.12.18, con fotomontaggio del cappello rosso a punta bianca) e “Tiziano Renzi festeggia il processo tornando in affari. Ora si inventa barista” (18.5.2019), il giudice ha sentenziato che non ci sono i presupposti: riportavano notizie di interesse pubblico, scritte con continenza e con una “verità putativa” sufficiente al momento della pubblicazione. Anche riguardo allo scivoloso passaggio dell’attribuire a Renzi sr – secondo quanto da lui lamentato – il reato della conduzione di un’impresa in un momento in cui il Riesame lo aveva interdetto. Il pezzo invece precisava questo: “Anche se non ricopre ruoli ufficiali, dal momento che il tribunale lo ha interdetto dall’esercizio di qualsiasi attività imprenditoriale sino a dicembre”. Quindi il Tribunale conclude che “nessun riferimento diffamatorio può essere rinvenuto all’interno dell’articolo” trattandosi di una “critica” della sua “influenza indiretta”.