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 2026  gennaio 25 Domenica calendario

I garantisti manettari

I giuristi per caso del governo e dei media italiani urlano e strepitano per la scarcerazione di Jacques Moretti, arrestato il 9 gennaio dai giudici svizzeri per la strage colposa di 40 ragazzi nel suo locale di Crans Montana e liberato su cauzione l’altro ieri per cessate esigenze cautelari. Il governo si copre di ridicolo convocando l’ambasciatore per sentirsi rispondere che in Svizzera (come del resto in Italia) sugli arresti decidono i giudici, non il governo, quindi Meloni, Tajani&C. sbagliano indirizzo. Poi il presidente Parmelin pronuncia una frase a prova di coglione: “Dobbiamo rispettare la separazione dei poteri, la politica non deve interferire con la giustizia”. Come a dire: non è così anche da voi? No, da noi si separano le carriere dei magistrati per violare la separazione dei poteri. Il governo pretende di dettare le indagini ai pm e le sentenze ai giudici e punire i disobbedienti. E ora protesta col governo svizzero pensando che anche lì si usi così. Siccome siamo sempre in bilico fra tragedia e farsa, gli alti lai contro la scarcerazione giungono dai “garantisti” che hanno trascorso gli ultimi 30 anni a strillare contro la barbarie della custodia cautelare e a renderla sempre più difficile (Nordio fa persino avvisare gli arrestandi, che così fuggono e minacciano i testi). E ci fracassano i cotiledoni sulla “presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva” (che poi è di “non colpevolezza”, cosa ben diversa).
Ora questi somari in malafede dovrebbero informarsi e informare i parenti delle vittime, anziché ingannarli con fake news, su cos’è la custodia cautelare: non un’anticipazione della pena, ma una misura eccezionale che priva il cittadino della libertà prima del processo solo se ricorrono gravi indizi di colpevolezza (e lì ricorrono eccome) e almeno una delle tre esigenze cautelari: pericolo di fuga (molto improbabile, anche perché Moretti fuggendo perderebbe la cauzione), o di reiterazione del reato (impossibile: il locale è bruciato), o di inquinamento delle prove (assurdo: le prove sono tutte in mano agli inquirenti, fra video della festa, testimonianze dei superstiti e carte del Comune che non ispezionò mai il locale). Quindi Moretti sarebbe uscito anche in Italia (e senza neppure la cauzione), anzi probabilmente non sarebbe mai stato arrestato. Ma la scarcerazione non attenua minimamente la gravità del fatto né la colpa dei responsabili, come si fa credere ai familiari delle vittime moltiplicando il loro dolore: riguarda esclusivamente la possibilità o meno di giudicare Moretti e la sua compagna a piede libero senza compromettere il processo. Dopodiché si spera che i due siano condannati al massimo della pena e in carcere ci vadano (dopo la condanna). Intanto i nostri famosi “fact checker” sbugiarderanno i politici e i giornali. O no?