Specchio, 25 gennaio 2026
Esperti in dati e Gps L’avanzata del Sud tecno-agricolo
Droni impiegati nella lotta biologica o per mappare i terreni, robot che operano nei vigneti e nelle colture orticole, fototrappole per monitorare gli insetti, Gps, immagini satellitari e sensori per gestire le colture: è l’Agricoltura 4.0, che va ben oltre le tradizionali pratiche di gestione delle attività, di raccolta e di allevamento e che oggi attrae sempre più giovani. Nel secondo trimestre del 2025, segnala Coldiretti, il numero degli under 35 al lavoro nei campi è aumentato del 17,5% rispetto a 12 mesi prima toccando quota 122 mila addetti. Dato in netta controtendenza rispetto ad un quadro generale che vede un calo del 2% dei giovani in tutti i settori, dall’industria ai servizi. In tutto sono circa 50 mila le imprese agricole guidate da giovani: le regioni più dinamiche si rivelano quelle meridionali con la Sicilia che ne conta 6. 100, seguita dalla Puglia (5. 000) e dalla Campania (4. 800).
«Ci sono tanti giovani che dopo l’università stanno arrivando in agricoltura, anche senza che abbiano ereditato un’azienda dai nonni o dai loro genitori – spiega Alessandro Apolito, responsabile area innovazione di Coldiretti –. E questo per noi è un fattore molto positivo perché porta nuove competenze dentro al mondo agricolo. E del resto l’agricoltura, pur essendo in generale poco considerata, è da sempre un grande laboratorio di innovazione messa al servizio della produzione alimentare a beneficio di tutti come dimostra la storia dell’umanità».
Ad avanzare sono nuove figure professionali che vanno da quelle “multifunzionali” a quelle ad alta specializzazione tecnologica, capaci di supportare le imprese nello sfruttamento delle nuove tecnologie digitali. Avanzano così figure come quella del “data analyst agricolo” che analizza i dati provenienti da sensori e macchine per ottimizzare operazioni e rese. C’è poi lo specialista in agricoltura di precisione che utilizza Gps, satelliti e sensori per gestire le colture riducendo gli sprechi o il “prompt manager agronomico”, professionista che supporta le imprese nell’uso dell’intelligenza artificiale per prevedere condizioni, ottimizzare risorse e migliorare la produttività. Sono rilevanti anche lo specialista in sistemi IoT (Internet of things), che coordina dispositivi connessi, e l’esperto in blockchain per l’agricoltura, garante di trasparenza e sicurezza nelle filiere. Il consulente per l’innovazione agricola promuove l’adozione di tecnologie e pratiche sostenibili, mentre il consulente per la sostenibilità agricola aiuta a ridurre l’impatto ambientale. Il dronista svolge un ruolo essenziale nelle mappature e nella concimazione aerea. Il consulente per le energie rinnovabili sviluppa soluzioni come l’agrivoltaico e il biogas, mentre il “project manager filiere” progetta sistemi di tracciabilità e sostenibilità lungo tutta la catena produttiva. Ci sono poi specialisti in biotecnologie agricole, cruciali per lo sviluppo di varietà vegetali più resistenti attraverso le tecnologie di evoluzione assistita (Tea) e poi ci sono tanti “agro-influencer” che promuovono prodotti e territori sui social.
Secondo gli ultimi dati di Smart Agrifood gli investimenti in tecnologie 4.0 e 5.0 valgono circa 2,3 miliardi di euro ed attualmente le aree agricole che impegnano strumenti avanzati coprono oltre 1 milione di ettari di terreni, pari al 9,5% del totale.
«I giovani sono certamente protagonisti di questa rivoluzione – spiega ancora Apolito – innanzitutto perché hanno una maggiore tendenza a cercare di ottimizzare i loro costi visto che molte delle loro scelte innovative sono chiavi per fare di più con meno: quando magari non si hanno tutte le risorse che servirebbero ci si ingegna per trovare strade alternative a quelle tradizionali».
Grazie alle nuove tecnologie le imprese agricole giovanili si confermano all’avanguardia sul fronte della produttività: secondo la Rete rurale nazionale, infatti, la produttività media delle aziende under 35 italiane raggiungere i 4.500 euro per ettaro, il doppio della media europea, e ben oltre quella di Germania, Francia e Spagna. E non a caso, secondo il rapporto Coldiretti/Censis 2025, il 73% degli italiani vede nell’agricoltura una concreta opportunità di lavoro per i giovani. «Una fiducia – viene segnalato – alimentata dal successo del modello basato su tipicità locali, filiere territoriali e sostenibilità ambientale, che genera occupazione di qualità e valorizza il made in Italy agroalimentare».
L’adozione di tecnologie avanzate non solo rivoluziona il modo di lavorare la terra, ma richiede una forza lavoro altamente qualificata e per questo investire nella formazione di queste nuove figure professionali non è solo una necessità, ma una strategia fondamentale per garantire la competitività e la sostenibilità dell’agricoltura del futuro. Coldiretti stima che nei prossimi anni saranno necessarie almeno 5mila nuove posizioni lavorative per accompagnare la digitalizzazione del settore. Se qualcuno è interessato, insomma, si faccia avanti.