la Repubblica, 25 gennaio 2026
Levante: “Sono sfacciata, non mi vergogno di nulla ma a Sanremo canto la paura di amare”
Ha raccontato l’amore con gli ultimi singoli, da Maimai a Niente da dire a Sono blu. E anche al Festival di Sanremo Levante porta una canzone in cui indaga sul sentimento più potente, con Sei tu, di cui ha scritto testo e musica. «Racconto come qualcuno, non riuscendo a esprimere quello che prova, lo spiega attraverso le sensazioni del corpo». Bellissima e inquieta, Claudia Lagona, 38 anni, con le parole ha un rapporto felice, i libri, le canzoni. La vedremo anche come attrice nella nuova miniserie, L’Invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro con Lino Guanciale, diretta da Michele Soavi, in onda su Rai 1 il 3 e 4 febbraio, nei panni della moglie del carabiniere che ferma il boss.
Era stata Sanremo nel 2020 con Tikibombom, ci è tornata nel 2023, bionda evanescente con Vivo. Non andò benissimo.
«Tornavo dopo la maternità e la depressione. Si parlò più del colore dei capelli e del cambiamento di look che della canzone. L’immagine ha coperto il contenuto sono stata punita ingiustamente secondo me. Troppa attenzione forse, ma va bene tutto: quando ti esponi arriva quello che arriva e lo capisco».
Come nasce Sei tu?
«Mai avrei pensato che potesse essere un brano sanremese. Non era nei miei piani scrivere per il festival, il disco è nato e ha fatto il suo percorso. Dopo un primissimo ascolto durante la produzione, il management ha detto: questo brano deve andare a Sanremo. Mi era rimasto indigesto il 2023, quando non ero riuscita a portare una ballata».
Stavolta, con la sua chioma castana, esprime cosa si prova quando ci si innamora.
«È la descrizione di un corpo che si innamora e prova emozioni potenti, ma non riesce a verbalizzarli».
A lei è successo?
«In realtà io sono una sfacciata incredibile, non sono mai riuscita a tenermi un cecio in bocca. Ho fatto anche tante cavolate, mi lancio. Se uno mi fa battere il cuore, corro, non mi vergogno di nulla, non ho paura. Quindi parlare di questa persona che non riesce a verbalizzare, mettermi nei suoi panni, mi è sembrato interessante».
Non riesce a immaginare che si possa provare timore o imbarazzo?
«Mi chiedo come sia possibile. Io avrei l’urgenza di comunicare cosa provo, di dire che ti amo. Ho sentito una profonda tenerezza. Perché poi forse, oltre alla paura che sente la persona incapace di dichiararsi, c’è anche un pensiero prezioso, immagini che l’oggetto del tuo desiderio sia tanto grande che non sei abbastanza».
Non le è capitato, ma forse è successo a chi doveva dichiararsi a lei?
«Non mi sento spaventante».
Se vincesse il Festival di Sanremo, parteciperebbe all’Eurovision Song Contest?
«No. È una manifestazione molto più politicizzata di quanto si pensi e, siccome di mezzo c’è un Paese che negli ultimi tempi ha creato drammi giganteschi e un genocidio in atto, non si può fare finta di niente. Non l’ho mai fatto. Non ce la faccio ad andare a ’casa del ladro’».
La verità: quanto ci teneva a tornare a Sanremo?
«Non credevo di tenerci così tanto, l’ho scoperto quando mi sono commossa nel sentire il mio nome, annunciato da Carlo Conti al Tg1. Ero sicura di non esserci. Quando sarò a Sanremo svelerò perché, essere al festival nel 2026 è importante».
Partirà con sua figlia e suo marito?
«No, no. Ho già fatto quell’esperienza. Alma è un toro, una bambina meravigliosa, ha 4 anni. Io ho bisogno di occuparmi del brano, di seguire tutto. Starà una settimana con il papà, ora mi vede in tv e si fa le chiacchierate con il padre. Sa che torno, è tranquilla».
È una donna inquieta, complessa, curiosa. Da adolescente era così?
«Ero il triplo di così, poi mi sono un po’ placata. Ricordo che l’anno del post parto, mi è stato prescritto un farmaco, uno stabilizzatore dell’umore. Ho fatto uno switch e mi sono ricongiunta con la Claudia prima di tutto questo. Con la Claudia che lavorava al bar, parlava con le persone, andava all’università senza avere addosso lo sguardo di chi ti riconosce».
La cura l’ha aiutata?
«Grazie a questo farmaco, che ho smesso, è come se avessi riavviato la bicicletta. Oggi sono una Claudia più libera con meno paura di essere riconosciuta. È strano essere un personaggio pubblico, a volte la gente ti tratta con superficialità e ti giudica. Lo accetti».
Fa parte del gioco, alla fine. Se le immaginava così la sua carriera?
«È andata meglio del previsto. Essendo catastrofista, della serie “uno su mille ce la fa”, specie per il percorso che volevo fare io, da autrice, facendo da sola, è andata più che bene. Quando sei in gioco cerchi di gareggiare al massimo, di migliorarti. Ognuno di noi ha la sua unicità anche nei testi che scrive, nella musica, in quello che canta. La mia strada è là e aspetta solo che io la percorra. Mi faccio condizionare dagli sguardi. A volte l’industria è cattiva, ma ha vinto il mio istinto, il mio sentire. E questo non è poco».
Ha indagato anche su sé stessa?
«Anni di psicoterapia, l’indagine è anche una liberazione».
A Sanremo sarete tante donne, molto diverse tra loro.
«La presenza femmininile è mista, Carlo ha fatto anche una buona scelta, tanti indirizzi diversi. Maria Antonietta che debutta con Colombre l’avevo portata nel 2022 alle cover, fa un indie alternativo. Sono tutte amiche, Malika, Mara Sattei, c’è un bel clima. Abbiamo fatto la famosa foto di gruppo per Sorrisi e canzoni e c’era un clima positivo. Si sono lamentati perché c’erano nomi sconosciuti, in realtà questi volti nuovi sul palco di Sanremo portano una grande freschezza».
Dal 29 aprile, da Padova, parte il tour in cui porterà il nuovo album Dell’amore il fallimento e altri passi di danza.
«Sette date in giro per l’Italia, chiudiamo all’Alcatraz di Milano. Cantare dal vivo e incontrare il pubblico è tutto».
Ora è anche attrice nelle miniserie sulla cattura di Messina Denaro.
«Sono anni che ricevo richieste, ho sempre rifiutato. Mi sono liberata delle mie pippe mentali. Quando ho ricevuto la chiamata del produttore Pietro Valsecchi che mi ha chiesto: “Sei brava recitare?”, ho risposto: no. “Ma come?” Gli ho spiegato che io faccio la cantautrice, non l’attrice. Poi mi chiede: “Vuoi fare il provino?” E sparisce».
Bell’inizio.
«Mi richiama: “Ho finito di scrivere la sceneggiatura. Il 3 aprile 2025 faccio questo provino, piango per un’ora. La scena più difficile, Lino Guanciale non c’era, c’era un sostituto attore. Penso che mi sono fatta un’esperienza, punto. Che ho fatto schifo. Ho la parte. Mi presento a Palermo a maggio, mi sono innamorata del set».
Cosa le è piaciuto?
«A differenza della musica, del palco, i tempi sono rilassatissimi e questo mi toglie l’ansia. Non è che avessi questa pressione di dover dimostrare chissà che cosa. L’unico problema, l’unica domanda che mi assillava era il bacio. Quindi ho preso Michele Soavi da parte gli ho chiesto: ma per il bacio in scena come ci organizziamo? Ci si bacia con la lingua? “No Claudia, la lingua no, non ci serve”. Mi hanno spiegato delle cose tecniche, i trucchi per questo tipo di preparazione».
Si è rassicurata?
«Beh non l’avevo mai fatto, dovevo prepararmi. Per combattere l’ansia, io organizzo. A scuola ogni tanto mi facevo interrogare e ogni tanto mi nascondevo. Oggi ho riscoperto l’arte dell’ordine e del non rimandare. Il tempo vola, inutile perdere tempo».