la Repubblica, 25 gennaio 2026
Gennaro Spinelli suona i sinti e i rom: “La mia musica è ricordo”
«La mia missione è portare la nostra musica anche nei grandi palchi». Gennaro Spinelli, 33 anni, rom abruzzese, oggi alla Cappella Paolina terrà con sua sorella Evedise all’arpa e il drammaturgo Pino Petruzzelli (voce recitante) il Concerto per il Giorno della Memoria, che quest’anno Radio3 (in diretta dalle 11.50) dedica all’Olocausto dimenticato, il genocidio dei popoli rom e sinti. «Anche mio nonno venne deportato durante il fascismo – ricorda – a Rapolla, in provincia di Potenza. Quando arrivarono gli americani riuscirono a scappare, e tornarono in Abruzzo a piedi». L’Abruzzo per gli Spinelli è casa da 600 anni: fieramente rom, ma stanziali. Gennaro, come le sue due sorelle, ha ereditato l’amore per la musica da suo padre Santino, fisarmonicista che da oltre 30 anni tiene concerti con il nome d’arte Alexian. Una laurea in lingue e una in musicologia, Santino Spinelli è anche il primo rom italiano a insegnare all’università. Eppure tutto questo non basta a risparmiare a Gennaro le umiliazioni: «Sentivo dietro le porte le mamme che dicevano ai figli di non giocare con me. Se mancava una penna, guardavano nella nostra direzione». Eppure Gennaro non era povero, la sua era una famiglia borghese come tante. Ma «in Abruzzo il mio è un cognome pesante, un po’ come Casamonica a Roma. Mi sono sentito trattato in maniera diversa già da bambino, e non capivo il perché».
Le cattiverie occasionali non distolgono Gennaro dal grande amore per la musica: «Ho cominciato a suonare il violino a 4 anni, a 6 ho tenuto il mio primo concerto, a 11 sono entrato al Conservatorio, a Pescara. Mi accompagnava mio nonno, che non aveva potuto studiare la musica ma l’amava molto. Mi chiedeva spesso di suonargli Besame mucho. Io e mio padre la suoniamo insieme, quando vogliamo ricordarlo».
Al Conservatorio l’etnia rom pesa come un macigno, ancora più che a scuola: «Uno dei professori mi diceva che non ero adatto, che non ce l’avrei mai fatta, che la musica classica non era per noi rom. Quando ho suonato alla Scala, due anni fa, ho pensato a lui». Alla Scala Gennaro però non ha suonato musica classica: ottenuto il diploma giovanissimo, nonostante gli ostacoli, perché «la musica non mi ha mai trattato male», ha deciso di tornare alle origini, alla cultura musicale rom.
Per spiegare le caratteristiche tecniche della musica rom, Gennaro cita un brano che chiunque abbia studiato pianoforte conosce: la Marcia alla turca di Mozart. «Ha una scala minore armonica con la quarta aumentata: è la struttura della musica precedente alla riforma gregoriana, che solo rom ed ebrei hanno mantenuto». Un altro elemento in comune, oltre a quello, tristissimo, dell’Olocausto: Gennaro oggi dedicherà un brano anche alle comunità ebraiche. «Suoneremo i brani di musicisti che si sono ispirati alla musica rom, come Monti, Brahms, Bizet, Ravel, Debussy, ma li “riportiamo a casa”, cioè andiamo alla ricerca dei brani tradizionali presenti nei loro spartiti». Al contrario, «suoniamo anche i nostri brani tradizionali, “classicizzati”». Quando Gennaro Spinelli suona con grandi orchestre, come è successo alla Scala, al San Carlo, e come accadrà il 2 febbraio alla Carnagie Hall, i brani tradizionali rom vengono rielaborati e “sinfonizzati”.
Sono due i suoi grandi interessi oltre alla musica: scala le montagne («ho piantato la bandiera rom sull’Everest, e quest’anno conto di farlo sul Kilimangiaro»), ed è il presidente dell’Ucri, l’unione delle comunità romanès in Italia. Ha scritto anche un libro: Rom e sinti: dieci cose che dovresti sapere.