la Repubblica, 25 gennaio 2026
Intelligenza artificiale, il Papa: “Non è un’amica né un oracolo, guardarsi dai chatbot
Il rischio «è grande», il digitale può «modificare radicalmente alcuni dei pilastri fondamentali della civiltà umana», la sfida «non è tecnologica, ma antropologica». Papa Leone XIV usa toni drammatici nel suo primo messaggio per la giornata che ogni anno la Chiesa cattolica dedica alle comunicazioni sociali. L’argomento, ovviamente, è l’intelligenza artificiale, che fin da subito Prevost ha individuato come cruciale per la Chiesa.
La sua prima enciclica, che potrebbe intitolarsi Magnifica Humanitas e sarà pubblicata nei prossimi mesi, dovrebbe essere incentrata sull’intelligenza artificiale, e per promuovere una riflessione etica sull’AI il Papa nato a Chicago intende ospitare in Vaticano un think tank internazionale.
Nel messaggio pubblicato ieri Leone lancia l’allarme sul potere di cui godono gli algoritmi. I rischi si chiamano cyberbullismo, deepfake, violazione della privacy, disinformazione. I mass media, ricorda il Papa, non devono permettere che l’obiettivo di «vincere a ogni costo la battaglia per qualche secondo di attenzione in più» prevalga sulla ricerca della verità. Serve «accuratezza» e «trasparenza», i contenuti generati dall’intelligenza artificiale vanno «distinti in modo chiaro dai contenuti creati dalle persone», il lavoro dei giornalisti va tutelato.
Il Papa, più in generale, chiede una «regolamentazione» e punta il dito contro i padroni delle big tech, personaggi come Elon Musk e Mark Zuckerberg che Time ha eletto persone dell’anno 2025: sono «una manciata di aziende» e il «controllo oligopolistico» delle nuove tecnologie desta «preoccupazione», scrive il Papa, possono persino arrivare sottilmente a «riscrivere la storia umana, compresa la storia della Chiesa».
Prevost è preoccupato per le persone più vulnerabili, gli anziani che arrancano, ma ancor di più i giovani. «I chatbot resi eccessivamente “affettuosi”», scrive, «possono diventare architetti nascosti dei nostri stati emotivi e in questo modo invadere e occupare la sfera dell’intimità delle persone». Nessuna scomunica, non si tratta di «fermare l’innovazione tecnologica» ma «guidarla». Deve però essere chiaro, dice il Papa, che gli algoritmi «premiano emozioni rapide e penalizzano invece espressioni umane più bisognose di tempo», «indeboliscono la capacità di ascolto e di pensiero critico e aumentano la polarizzazione sociale». L’intelligenza artificiale non è «una amica onnisciente» o «l’oracolo di ogni consiglio».