la Repubblica, 25 gennaio 2026
Escalation Iran-Usa: la Casa Bianca valuta il raid. “Khamenei è nascosto nel bunker”
L’ayatollah Khamenei nascosto in vista di un possibile attacco statunitense, il generale americano Brad Cooper in Israele per incontrare il capo di Stato Maggiore delle Idf Eyal Zamir e presumibilmente preparare una nuova guerra, i pasdaran in stato d’allerta che minacciano: «Abbiamo il dito sul grilletto». E perfino numerose compagnie aeree che sospendono (e poi riprendono) i voli sul Medio Oriente temendo una nuova escalation con l’Iran.
Chiuso un fronte, se ne apre un altro. La pressione esercitata da Donald Trump sulla Groenlandia si è appena alleggerita, che già il presidente degli Stati Uniti prepara un nuovo fronte. E un nuovo build-up, che poi è il termine militare per indicare una concentrazione strategica di risorse in una specifica area. Lo aveva già rivelato il Wall Street Journal giorni fa, con uno scoop in cui raccontava come la Casa Bianca non avesse affatto rinunciato a colpire la Repubblica Islamica, per vendicare – così dice – la sanguinosa repressione delle proteste iniziate lo scorso 28 dicembre, («sedizione fallita degli Stati Uniti» l’ha definita proprio ieri il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi): quelle stesse che secondo fonti ufficiali hanno già provocato almeno 5200 morti, mentre per l’opposizione sono oltre 12mila. Trump ha dunque chiesto al Pentagono di studiare “un’azione decisiva”. Nel frattempo ha spedito la portaerei Abraham Lincoln CSG nell’area, dichiarando giovedì di «voler essere pronto a ogni evenienza». Gli esperti notano anche altre tracce di escalation: dall’aumento di caccia statunitensi nelle basi giordane ai numeri in crescita del “Pentagono Pizza Meter”: indicatore informale che monitora le consegne di pizza alla Difesa Usa, solitamente usato per presagire crisi geopolitiche.
Il leader si è nascosto
Ebbene, nelle ultime ore, altri sostanziosi elementi sembrano far pensare che la conta alla rovescia sia effettivamente incominciata. Ad affermare che la Guida Suprema iraniana è tornato nel bunker sotterraneo dove già si era rifugiato a giugno, durante i bombardamenti israeliani e americani, è Iran International, sito dell’opposizione: secondo cui a farne le veci tenendo i rapporti col governo è uno dei suoi figli, Masoud Khamenei. Di sicuro a Teheran, l’allerta è alta: «Funzionari militari parlano apertamente di crescente rischio di attacco da parte degli Usa», scrive infatti l’opposizione. Lo ammettono con toni di sfida pure i Guardiani della Rivoluzione: «Siamo pronti a eseguire gli ordini e le direttive del Comandante in Capo» ha detto il generale Mohammad Pakpour parlando con l’agenzia governativa Nour News.
Anche Israele si prepara
Anche gli israeliani si stanno preparando all’eventualità: a Tel Aviv, infatti, è approdato pure il capo del Centcom, Comando Centrale degli Stati Uniti, ammiraglio Brad Cooper. Se un attacco sia davvero imminente o si tratti solo di un ennesimo tentativo di dare una spinta al regime, è difficile da stabilire. Ma nel frattempo diverse compagnie aeree – comprese Klm, Lufthansa e Air France – ieri hanno sospeso per ore i voli verso le capitali mediorientali. Salvo riprenderli dopo aver appreso che l’inviato speciale della Casa Bianca Steven Witkoff e il genero di Donald Trump, Jared Kushner, sono arrivati ieri in Israele per incontrare il premier Benjamin Netanyahu e discutere con lui il futuro di Gaza e la messa in opera della seconda fase di cessate il fuoco. Almeno finché loro sono lì, la nuova guerra può attendere.