corriere.it, 24 gennaio 2026
Davos addio? Larry Fink vuole portare il World Economic Forum a Detroit o Dublino (mentre le Alpi soffocano)
L’era di Davos come centro gravitazionale dell’economia mondiale (per una settimana durante il World Economic Forum) potrebbe essere al tramonto. I nuovi vertici del World Economic Forum (Wef) starebbero valutando seriamente di spostare il meeting annuale, temendo che l’evento abbia ormai superato le capacità logistiche della tradizionale località alpina, secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times.
A guidare la riflessione è Larry Fink, presidente di BlackRock e co-presidente ad interim del board del Wef. In discussioni private, Fink ha esplorato opzioni radicali: dal trasloco permanente all’utilizzo di sedi a rotazione. Tra le città prese in esame spiccano Detroit e Dublino, mentre in un recente post sul suo blog, Fink ha sottolineato la necessità di «farsi vedere» nei luoghi dove il mondo moderno viene costruito, citando metropoli come Giacarta e Buenos Aires.
La spinta al cambiamento non nasce solo da una volontà di rinnovamento ideologico, ma da un collasso pratico. Muoversi in auto a Davos durante la settimana del Forum è diventato un vero inferno. La sicurezza e la densità di delegazioni bloccano la viabilità a livelli insostenibili: un alto dirigente ha riferito al quotidiano britannico di aver trascorso tre ore e mezza nel traffico solo per riuscire a entrare nel piccolo villaggio sciistico. Ma basta spostarsi a piedi, come del resto fa la maggioranza dei partecipanti, per rendersene conto: l’aria che si respira camminando lungo i marciapiedi della Promenade o della Tal Strasse puzza come a Milano, invasa dagli scarichi di una fila infinita di mini van neri e automobili incolonnate perennemente.
A pesare sul futuro svizzero del Forum sono anche i costi, ormai fuori controllo. I prezzi per affittare un appartamento per la sola settimana dell’evento hanno raggiunto cifre stellari, rendendo la logistica proibitiva anche per le grandi aziende e spingendo molti partecipanti ai margini. Un’azienda ci ha confessato di aver affittato all’ultimo minuto due grandi appartamenti per l’iperbolica cifra di 135 mila dollari.
Questa barriera economica ha creato una frattura evidente. Il Congresso ufficiale, riservato ai detentori del prezioso e costosissimo «badge» di ingresso, è diventato un club sempre più ristretto. Di conseguenza, il cosiddetto «fuori Forum» è esploso, diventando nei fatti molto più grande e vibrante dell’evento stesso. Insomma un po’ come è successo al Salone del Mobile di Milano con la creazione del Fuori Salone che di fatto ha invaso e occupato tutta la città.
Mentre i capi di stato si riuniscono nel centro congressi, la vera attività frenetica si svolge lungo la Promenade e nelle strade laterali, dove governi, aziende e gruppi di lobby affittano ogni spazio disponibile, sfrattando negozi e ristoranti per una settimana.
Le iniziative private si moltiplicano, bypassando i costi e le restrizioni degli spazi ufficiali. Un esempio lampante di questa tendenza è il caso di Surfin, startup di pagamenti digitali con sede a Singapore. L’azienda ha scelto di organizzare il proprio board meeting proprio a Davos durante la settimana del Wef, ma operando all’interno dell’ecosistema del fuori Forum. Come Surfin, centinaia di altre realtà scelgono di esserci per fare networking e incontrare partner, pur restando tecnicamente fuori dai cancelli ufficiali e dalla calca del centro congressi.
Nonostante le critiche di Fink su un evento percepito come troppo elitario, a dispetto del messaggio ecumenico che vuole trasmettere, e la pressione logistica, abbandonare Davos non sarà semplice. Il governo svizzero considera il mantenimento del Wef una priorità strategica e le resistenze interne a un trasloco fuori dall’Europa rimangono forti. Tuttavia, con la nuova leadership, che cerca di ridare rilevanza all’istituzione, l’ipotesi che il futuro dell’economia globale si decida lontano dalle nevi svizzere non è mai stata così concreta. Probabilmente dipenderà anche da chi sarà scelto per raccogliere l’eredità del controverso fondatore Klaus Schwab, dopo il suo controverso addio lo scorso aprile.
Il Comune di Davos ha reagito malissimo alle voci di trasloco e il Wef si è affrettato a smentire l’addio (per ora). «Davos e la Svizzera sono una sede ideale per il Forum. Da oltre 50 anni il nostro Incontro annuale si è affermato con successo a Davos, grazie all’eccellente collaborazione con le autorità a livello federale, cantonale e comunale, oltre che al forte sostegno della popolazione locale. Il Forum è lieto di essere a Davos quest’anno e guarda con favore al proseguimento di questa collaborazione e partnership, a tutti i livelli, con la Svizzera», si legge sul sito