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 2026  gennaio 25 Domenica calendario

Anziani discriminati per «ageismo»

La convinzione che invecchiare sia inevitabilmente sinonimo di declino, malattia e isolamento sociale spesso e volentieri impedisce ai grandi anziani di ricevere le cure più avanzate che potrebbero giovare alla loro salute e di essere coinvolti sia nei controlli periodici raccomandati dalle linee guida, sia negli interventi di prevenzione che limiterebbero le loro disabilità (come esercizi di rinforzo muscolare e strategie anticaduta). La svalutazione delle persone anziane, diffusa nella società e persino tra i clinici, ha generato nel tempo un ageismo – ossia una discriminazione legata all’età – nell’assistenza sanitaria che può accorciare l’esistenza. «Qualcosa sta cambiando positivamente. Ad esempio, negli over 80 con stenosi aortica si tende più di prima a sostituire la valvola cardiaca malata con una protesi tramite la tavi, una procedura mininvasiva. Ma non si fa ancora abbastanza per contrastare povertà, solitudine e insonnia, che rappresentano fattori di rischio per le demenze e le patologie cardiocircolatorie» commenta Dario Leosco, professore di geriatra all’Università Federico II di Napoli e presidente della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg).
Le disparità di trattamento collegate alla senilità sono evidenti innanzitutto in ambito cardiovascolare. «Uno studio nazionale del 2023 documenta che solo la metà degli 80enni con pregresso infarto o ictus e indicazione all’assunzione di statine ha ricevuto la prescrizione del farmaco e la mortalità dei pazienti non trattati è risultata due volte superiore» sottolinea Andrea Ungar, professore di Geriatria all’Università di Firenze, past president della Sigg e promotore della Carta di Firenze, primo manifesto a livello mondiale contro l’ageismo sanitario (si veda il box sotto). Inoltre, osserva Ungar, «quando i grandi anziani hanno un infarto miocardico più difficilmente vengono sottoposti ad angioplastica, che prevede l’uso di uno stent per riaprire il vaso ostruito».
Gli anziani restano, poi, penalizzati nelle cure contro il cancro. «In generale – prosegue il geriatra – ricevono trattamenti meno intensivi a causa di preoccupazioni sugli effetti collaterali, benché la terapia potrebbe allungare o migliorare la loro vita. Per lo stesso pregiudizio, accedono di meno anche a farmaci innovativi per l’osteoporosi e altre malattie muscoloscheletriche, sono esclusi da terapie aggressive e di riabilitazione per alleviare condizioni respiratorie come la Bpco e, in caso di disturbi mentali come ansia e depressione, tante volte non ottengono una diagnosi né cure adeguate, con esiti peggiori».
Mentre per altri problemi di salute avrebbero bisogno di approcci più mirati. «La gestione del diabete, ad esempio – avverte Ungar —, non richiede controlli rigorosi della glicemia e dosaggi di insulina al pari dei pazienti più giovani, perché quando si è molto anziani è più facile andare incontro a ipoglicemie pericolose, che aumentano il rischio di cadute e mortalità. Stesso discorso per l’ipertensione: nella terza età i livelli pressori si riducono progressivamente e terapie standard rendono più frequenti episodi ipotensivi, che portano a svenimenti, cadute e insufficienza renale».
L’ageismo ha un forte impatto anche all’interno dei Pronto Soccorso dove, denuncia Ungar: «Per gli anziani non è prevista alcuna priorità né per completare gli esami diagnostici né per essere destinati nei reparti, il che li espone maggiormente al rischio di sviluppare infezioni e delirium, ossia uno stato confusionale acuto». Dario Leosco insiste sulla necessità di un cambio di mentalità: «La fragilità nella vecchiaia non è irreversibile, come al contrario si crede. Una società che non dà dignità alle persone che hanno superato una certa età non pensa al suo futuro e resta più vulnerabile».