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 2026  gennaio 25 Domenica calendario

Il digitale? Il primato resta alle materie prime

È davvero il tempo del ritorno alle miniere. O meglio, ora che tutti inseguiamo i prodigi dell’intelligenza artificiale, è arrivato il momento di provare a capire che cosa c’è dietro, come si arriva a quelle risposte così rapide e apparentemente rassicuranti che riceviamo. Il libro di Francesco Vecchi «Il peso della Terra, la lotta per le materie prime che sta minacciando l’Europa» (editore Piemme) risponde a molte domande che in questi tempi digitali, ci facciamo. Anzi fa di più, ne solleva molte altre. E sgombra il capo da un’illusione che si è fatta molta strada in questi anni, l’idea che fossimo entrati nel mondo immateriale, fatto solo di pensiero e di bit. Invece in questo libro la terra, intesa come scrigno che racchiude tutte le possibilità che l’ uomo ha a disposizione viene, raccontata per quello che è, materia, atomi, molecole. Dal litio al silicio, dalle batterie all’energia.
Vi siete mi chiesti come si costruisce un microchip, da dove e come si estrae l’oro bianco, il litio, così fondamentale per le nostre batterie? Ecco, il libro ci aiuta a conoscere tutto questo. Un numero, per ogni famiglia serviranno 2,5 tonnellate di batterie, in media. Per estrarre una tonnellata di rame servono 700 tonnellate di roccia. È una sorta di veloce metabolismo terrestre. Scopriamo che la digitalizzazione consuma molto, e un po’ la rivincita dell’economia reale, materiale potremmo dire. In venti anni la domanda di acciaio e ghisa è raddoppiata a due miliardi di tonnellate. Un’economia che cambia ma che conserva alcuni tratti fondamentali.
L’autore svela anche molte delle ipocrisie contemporanee, la corsa verso l’elettrico porta alla corsa al litio prodotto in Cina, che inquina molto di più di quello prodotto in Bolivia, ma la scelta va verso Pechino. Non è un invito a consumare meno, alla decrescita felice (per chi?), ma leggendo queste pagine vengono in mente le contraddizioni contemporanee. È necessario scavare, fondere, far esplodere la roccia per ottenere le cose che oggi riteniamo necessarie, perché la digitalizzazione consuma, molto. E non possiamo far finta che non sia così. L’economia circolare non si accende come la luce, con un interruttore, ma è un percorso spesso a ostacoli, anch’esso attraversato da ipocrisie e Vecchi lo racconta senza moralismi. Questa lotta per le materie prime, non solo quelle rare, ma anche le altre, è stata una della ragioni delle guerre nella storia. Prima poteva valere per il ferro, oggi vale per litio e cobalto. Se il presidente Trump vuole la Groenlandia, è solo l’ultimo passaggio di questa lunga storia.
E l’Europa? Ha adottato linee di indirizzo come il Critical raw materials, ma è ancora poco per essere protagonisti in questa grande partita sulla quale si gioca il futuro della vita quotidiana. La guerra fredda venne vinta dagli Stati Uniti forse perché nella contrapposizione tra i microchip usa e l’acciaio sovietico, i primi furono più determinanti. Ma nel nuovo (vecchio) mondo materiale, vincerà chi controllerà le materie prime.