Corriere della Sera, 25 gennaio 2026
Dissequestrata la torre del lusso: «Costruttori in buona fede»
Un dietrofront, il secondo in due mesi. I sigilli al cantiere erano scattati per ordine del gip l’11 dicembre scorso, assieme all’iscrizione sul registro degli indagati di 27 tra costruttori, progettisti, ex dirigenti dell’Urbanistica e membri della commissione Paesaggio: ora il tribunale del Riesame ha disposto l’annullamento del sequestro della Torre Unico-Brera a Milano di via Anfiteatro 7, in pieno centro. Un complesso di due edifici di 4 e 11 piani alti più di 34 metri e destinati ad appartamenti di pregio – monolocali a partire da 700 mila euro – edificati per mezzo di una semplice Scia in luogo dei permessi a costruire ex novo. Grattacieli sorti al posto di ruderi settecenteschi di cinque e tre piani abbattuti nel 2016 e di cui avrebbero dovuto rappresentare una mera ristrutturazione, in ossequio al trait d’union delle inchieste sul mondo del mattone condotte negli ultimi mesi dai pm di Milano.
I giudici del Riesame Carla Galli, Alberto Nosenzio e Monica Amicone hanno sposato la tesi difensiva secondo cui i progettisti e i costruttori Stefano e Carlo Rusconi erano «in buona fede», non ravvisando la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato e dunque la consapevolezza di quest’ultimi nell’eventuale violazione di norme urbanistiche ed edilizie. Una «buona fede» legittimata dall’ottenimento dei permessi da parte del Comune e dalla precedente pronuncia favorevole da parte del Tar della Lombardia e del Consiglio di Stato. Liceità comprovata dalla giustizia amministrativa, dunque, eccepita dal gip Fiorentini e ora nuovamente ribadita dal Riesame, su cui pende il ricorso dei pm sul dissequestro di un altro maxi-cantiere del centro milanese, in via Papiniano 48, disposto a novembre per la prima volta e con motivazioni simili da un’altra gip, Sonia Mancini, che pure aveva riconosciuto l’«assoluta antigiuridicità» della costruzione ma auspicato l’«adozione di una sanatoria».
E all’indomani del secondo ribaltone in due mesi sia i costruttori che gli inquilini invocano chiarezza: «In questi casi parlare di buona fede non è uno slogan ma il presupposto stesso della certezza del diritto – chiosa il presidente di Assimpredil Ance Giovanni Deleo —, chiediamo ora un intervento normativo e regolatorio risolutivo che riduca l’incertezza interpretativa». Più caustico il comitato delle famiglie sospese, che riunisce quanti hanno già prenotato e pagato le case bloccate: «Siamo stanchi di colpi di scena e decisioni che smentiscono continuamente le precedenti. Ora pretendiamo soluzioni chiare».