Corriere della Sera, 25 gennaio 2026
La Lega alle terme tra diritti e Vannacci. Pascale «attacca» (e strappa applausi)
Sovranismo, terme, sci e scissionisti. E un’apertura (ma anche no) sui diritti civili. È il menù del week-end organizzato dalla Lega sull’Appennino abruzzese. L’hotel termale è sold out da settimane. Ministri, parlamentari e sostenitori hanno prenotato per tempo, per ascoltare il leader Salvini, il capo dell’Economia Giorgetti, quello dell’Interno Piantedosi e dell’Istruzione Valditara.
Acqua sulfurea e un paio di discese in pista a Roccaraso, dove però piove. La partecipazione è alta, ma le bocche dei volti noti restano rigorosamente cucite. Appena appaiono penna e taccuino, la risposta è prontissima: «Però di Vannacci non parlo». Perché il generale, tecnicamente uno dei vicesegretari del partito, è palesemente il convitato di pietra. Vannacci sta per annunciare la scissione dalla Lega, per fondare un partito tutto suo e ancora più a destra. Da una parte c’è il deputato calabrese Domenico Furgiuele, che venerdì prossimo terrà alla Camera un’iniziativa sulla «remigrazione» a fianco di esponenti di CasaPound: «Fascisti? Ma siamo nel 2026: non scherziamo!». Dicono che lei sarebbe tra i primi a lasciare la Lega per andare nel nuovo partito di Vannacci, che dice? «Macché, io confido che il generale resti dov’è». Secondo alcuni sondaggi, le posizioni ultrasovraniste dell’eurodeputato potrebbero valere almeno il 3%. Non una cifra epocale, ma quel tanto che basterebbe per aumentare le chance del centrosinistra alle prossime elezioni politiche, qualora Vannacci corresse davvero da solo. Salvini, che pure aveva goduto della spinta propulsiva delle 530 mila preferenze del generale alle Europee, guarda già oltre: «Amen», commenta con i suoi fedelissimi. Già sabato, ai microfoni, era stato durissimo: «Fuori dalla Lega c’è il deserto». Parole che hanno suonato come la consegna del silenzio per tutti gli eletti: basta parlare di lui, gli regaliamo solo visibilità. Meglio pensare ad altro. E a tarda sera arriva alla convention, abbracciato all’inseparabile Francesca Verdini.
La convention del Carroccio ha un titolo accattivante: «Idee in movimento». Ci si confronta su fine vita e diritti civili. Il segretario – anche spinto dalla sua compagna, molto sensibile a tali temi – valuta una strategia più «soft» per provare ad allargare il bacino elettorale, accogliendo anche posizioni più moderate in vista del voto nel 2027. Sul fine vita le posizioni in sala sono piuttosto rigide sul «no», va un pelino meglio sul fronte Lgbtq+: «Può andare bene la legge che c’è già» dice l’eurodeputata Susanna Ceccardi.
L’ex governatore del Veneto Zaia è collegato in video: le sue posizioni sono forse un po’ troppo progressiste per questa platea. Per prima cosa, senza citarlo, picchia duro su Vannacci: «Una destra troppo concentrata su aspetti fondamentalisti non può portare risultati per i cittadini». E poi l’affondo sul fine vita: «Su diritti civili ed eutanasia dobbiamo avere il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo». D’accordo con Zaia è Durigon, organizzatore dell’evento, che sul fine vita, dopo essere stato a lungo vicino alla madre malata, dice: «Credo che ti devi porre la domanda su come è giusto morire».
Il momento più curioso della giornata è quando sale sul palco Francesca Pascale, oggi attivista Lgbtq+, che con Salvini se ne era dette di tutti i colori. L’ex compagna di Berlusconi, alla vigilia, temeva che la fischiassero. Ma lei sa come si porta il cappello e, attaccando l’«ideologia woke della sinistra», incassa diversi applausi. Mentre c’è Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia, che denuncia di essere stato «censurato» dalla Lega. Proprio «un mondo al contrario», direbbe Vannacci.
C’è poi la parata dei ministri, ognuno dei quali sfodera una promessa. Valditara, alle prese con l’ondata di violenza nelle scuole, propone «metal detector mobili per controllare gli ingressi» in contesti critici. Il capo dell’Economia Giorgetti auspica che «lo spirito della rottamazione delle cartelle esattoriali valga anche per i Comuni». Il capo del Viminale Piantedosi – pungolato dalla premier Meloni a fare di più sulla sicurezza – annuncia «una misura per aumentare il presidio sul territorio, sfruttando parte delle risorse incassate con la tassa di soggiorno». Oggi a mezzogiorno tocca a Salvini: di fatto è già campagna elettorale.