Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  gennaio 25 Domenica calendario

Dai «traditori» ai «bugiardi». Tutti i veleni nella sfida tra i fronti del sì e del no

Un antipasto di ferocia. Che poi uno dice: se si azzannano così all’arma bianca per il referendum sulla Giustizia, che succederà mai domani, in vista della primavera del 2027, quando con tutta probabilità si andrà alle elezioni politiche? Ma intanto eccole, le categorie ritornano tutte: i traditori, i lestofanti, quelli che devono stare al posto loro, quelli che hanno un rapporto di intelligenza con il nemico, i ripescati dalla pattumiera della storia, i falsi, i bugiardi, i demagoghi, gli imbonitori, i prezzolati, gli infami, i servili, tanto che «prepotente» e «arrogante» diventano quasi un complimento.
Giusto per cominciare ci sono tre facinorosi, che rispondono ai nomi di Augusto Barbera, Giulio Prosperetti e Nicolò Zanon, che di professione fanno i giuristi e che, come aggravante, sono anche ex giudici della Corte costituzionale. Sono a favore della riforma Nordio, Barbera sostiene che la separazione delle carriere sarebbe stata la logica conseguenza della legge Vassalli, fermata però dall’ondata giustizialista degli anni Novanta. Opinioni, illustri, si sarebbe detto un tempo. Ma, racconta Il Giornale, tanto basta perché in una chat di costituzionalisti schierati per il No i tre nomi vengano indicati come in una lista di proscrizione, con tanto di coda al veleno: «Sono stati insieme all’Alta Corte per otto anni...». Insomma, se ci sono correnti, «legittime, per carità», filogovernative pure lì, allora sono «legittime anche le correnti all’interno della magistratura». Insomma, cari miei, se siete per il Sì è perché vi hanno arruolati. Ma mica basta, perché, pure dall’altra parte, c’è un’accozzaglia di masnadieri. Si sono riuniti e, sotto le insegne dell’Anm, hanno buttato giù un manifesto, di quelli grandi sei metri per tre. Testo: «Vorresti giudici che dipendono dalla politica? Giusto dire No». Domanda retorica per sostenere un’argomentazione di parte, non c’è dubbio, così come non c’è dubbio che, in un referendum, ci sono due parti che si confrontano. Ed ecco il Guardasigilli, Carlo Nordio, che vuole attivare l’Agcom per controllare le «possibili violazioni dell’equità e della correttezza informativa», perché si metta la parola fine alla «disinformazione e ai contenuti fake».
Poi c’è il Tu quoque Antonio Di Pietro, il magistrato simbolo di Mani pulite. Si è schierato senza incertezze per il Sì, e apriti cielo. Lui nega i rischi di autoritarismo e invita le toghe a chiedersi come mai la loro popolarità, che era immensa, sia stata dilapidata fino a ridursi al lumicino. E il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, lo irride: «Sono cresciuto con la sua figurina sul comodino del mio studio, non mi aspettavo di trovarla schierato dall’altra parte». Nel pentolone delle polemiche anche il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, al quale viene rinfacciata una vecchia dichiarazione favorevole al sorteggio dei membri togati del Csm. «Il Parlamento mette in un’urna 50 candidati – contesta ora – ne estrae 10 per il Csm dei giudici e 10 per il Csm dei pm, così saranno laici nominati e non sorteggiati». «Il solito allarmismo», lo bacchetta Di Pietro, con «stima immutata». Insomma, anche in famiglia girano sventole.
Infine, ci si mette pure lo storico Alessandro Barbero, cui certo non difetta il gusto per l’iperbole. Ha sostenuto in un video, per farla breve, che con la riforma inquirenti e giudici prenderanno ordini dal governo, e così saranno tradite le scelte dell’Assemblea costituente. «Bum! – ribatte Gian Domenico Caiazza, presidente del comitato “Sì, separa” della Fondazione Einaudi —. La prossima volta Barbero dirà che se vince il Sì ci invaderanno gli alieni». Bisogna dire però che Meta, nella sua infaticabile battaglia contro le fake news, ha parzialmente censurato il video del professore.
Avanti così, a suon di mazzate, o con me o contro di me. Se qualcuno a destra, per quanto la cosa sia improbabile, nutrisse dei dubbi, si guarderà bene dal farsi sentire. E pure a sinistra, la pattuglia dei favorevoli alla riforma ha affievolito la voce, anche perché poi sarà Elly Schlein a scegliere i candidati alle Politiche. Certo, poche per la verità, ma ci sono anche le eccezioni di chi cerca di ragionare nel merito. Due su tutte: Sabino Cassese, che fa una rassicurante difesa del Sì, e Luciano Violante, che conduce una argomentata campagna per il No, ma li teniamo da parte per tempi migliori. A parziale conforto c’è che alla fine si vota, anche se si litiga sulla data. Avrà pure le sue ragioni Maurizio Crozza, quando dice che il referendum più famoso della storia l’ha vinto Barabba, ma non conosciamo sistemi migliori.