Corriere della Sera, 25 gennaio 2026
Gli Usa chiedono altri carabinieri per addestrare la polizia palestinese
L’esperienza c’è. E anche la presenza. Ma altri carabinieri sono pronti a partire per rinforzare il presidio di addestramento delle forze di polizia palestinesi che adesso conta una decina di militari dell’Arma. La missione Miadit esiste dal 2012: due turni da 12 settimane, due volte l’anno, nella base di Gerico, con la collaborazione dell’Anp, ma i carabinieri sono anche a Gerusalemme e Tel Aviv, Ramallah e Rafah, questi ultimi nell’ambito di Eupol Copps, l’Ufficio di coordinamento europeo per il supporto alla polizia palestinese. Gli Stati Uniti adesso hanno chiesto all’Italia di prendere parte alla missione come membro fondatore all’Isf, la Forza internazionale di stabilizzazione nella Striscia che avrà il compito di monitorarne la sicurezza e il rispetto del piano di pace. Non con truppe sul campo, ma per formare agenti di polizia palestinesi che dovranno controllare il territorio della futura Gaza. Un’attività per la quale gli italiani, con il 1° Reggimento paracadutisti Tuscania e la 2ª Brigata Mobile, sono da sempre riconosciuti fra i migliori.
Un impiego che tuttavia è ora al vaglio della Difesa, dopo che la richiesta è stata comunicata da Washington la settimana scorsa alla premier Giorgia Meloni e al ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il discrimine però sono le condizioni di sicurezza per il nostro personale, tenendo presente che l’orientamento è quello di organizzare i corsi in luoghi ritenuti più sicuri, visto che non è obbligatorio che vengano svolti proprio a Gaza. Del resto già nel novembre scorso il ministro della Difesa Guido Crosetto, in relazione a un’offerta fatta agli Usa di un contingente di carabinieri addestratori, aveva chiarito che «c’è un limite che non dobbiamo superare ed è la sicurezza dei nostri militari. Siamo disponibili a fornire carabinieri per addestrare le future forze palestinesi quando tutto sarà finito. Non lo faremo a Gaza né a Rafah, ma in un luogo esterno per garantire la sicurezza del nostro personale». Al punto da ordinarne il ritiro nel 2023 con l’avanzare dell’esercito israeliano e l’intensificazione dei bombardamenti, per poi autorizzarne il ritorno l’anno successivo.
Oggi invece un’altra soluzione potrebbe essere quella di trasferire gli allievi, o almeno una parte, in Italia per seguire le lezioni presso il Center of excellence for stability police units (Co-Espu) di Vicenza, centro d’istruzione dell’Arma anche per la formazione di peacekeeper, sempre in collaborazione con gli Usa. Del resto non è una novità che nei confronti dei carabinieri gli stessi americani, responsabili della base di Gerico, abbiano una stima di lunga data. Tanto che solo l’anno scorso avevano chiesto un contingente di 500 uomini, un’aliquota ritenuta da Roma troppo impegnativa tenendo presente anche i turni di servizio semestrali, al netto della fiducia senza riserve espressa più volte dall’Anp sulla presenza dei militari dell’Arma. Alla fine il numero era sceso a 200-250 operatori incaricati di insegnare regole d’ingaggio a chi si occupa di sicurezza e ordine pubblico, metodi investigativi, controllo del territorio e rispetto delle leggi, procedure di identificazione. «Siamo sempre stati disponibili a fornire istruttori dell’Arma per la polizia di Gaza – ha detto il ministro Tajani —. Formarla in Giordania, formarla anche se serve in Egitto. Siamo disponibili a inviare anche i carabinieri a Rafah. Quindi c’è la nostra disponibilità».