Corriere della Sera, 25 gennaio 2026
Quanto sono andate avanti le trattative in queste 48 ore. Che cosa aspettarsi in futuro
1 Cosa è stato raggiunto nei due giorni di colloqui a Abu Dhabi?
Per il momento abbiamo poche informazioni e nulla di tangibile. Le posizioni restano distanti e non appare che vi siano stati concreti passi avanti sui problemi centrali, che ancora impediscono qualsiasi progresso verso un eventuale accordo tra russi e ucraini.
2 Quale il dato più importante?
Che le delegazioni russa e ucraina si stanno parlando direttamente allo stesso tavolo di fronte ai mediatori americani. Ma il dato in sé, pur se rilevante, non è affatto garanzia di successo. Era già avvenuto nel passato, specie nei colloqui in Turchia. Le prime tornate erano addirittura avvenute durante la fase iniziale dell’invasione russa nel marzo-maggio 2022. Ad oggi possiamo dire che il dato rilevante è che non c’è stata rottura: le due parti si dicono pronte a nuovi colloqui, che potrebbero riprendere già la settimana prossima. Però, manca ancora un calendario preciso e la situazione potrebbe anche evolvere diversamente. Non inspira nulla di positivo il raid russo contro Kiev e Kharkiv dell’altra notte, proprio tra la prima e la seconda fase dei colloqui.
3 Quale il nodo principale?
Non è cambiato rispetto a due giorni fa. Putin esige il totale ritiro ucraino dalla regione orientale del Donbass, compreso quel 15-20 per cento di territorio che i soldati russi non sono riusciti a occupare. Zelensky, per contro, sarebbe disposto a congelare l’attuale linea dei combattimenti in cambio del cessate il fuoco. Ma non è affatto pronto a ritirare le sue truppe. «La maggioranza del Paese è contraria al ritiro», sostengono diversi commentatori locali e si dice tra i circoli diplomatici occidentali a Kiev.
4 Quali sono gli altri nodi?
Secondo tema sul tavolo riguarda le «garanzie di sicurezza» che americani ed europei dovrebbero fornire a Kiev. Gli ucraini non hanno affatto dimenticato quello che definiscono apertamente il «tradimento russo», quando nel 2014 Putin decise di invadere la Crimea e sostenere le milizie separatiste nel Donbass, nonostante i governi di Mosca, Pechino, Washington e della Ue negli accordi di Budapest del 1994 si fossero impegnati a garantire i confini del nuovo Stato indipendente ucraino in cambio della consegna alla Russia delle quasi 2.000 atomiche sovietiche che ancora si trovavano sul suo territorio. L’invasione russa del 2022 è stata ovviamente vissuta come un tradimento ancora più grave, dato che Putin mirava esplicitamente a occupare il Paese intero.
5 Cosa c’è da attendersi?
I colloqui continuano dunque su due livelli. Da una parte Zelensky chiede agli alleati impegni militari molto precisi, prima di pensare a qualsiasi possibile compromesso territoriale. E dall’altra occorre che questi impegni vengano accettati dal Cremlino. Ma che ciò sia ancora in alto mare è stato evidente poche settimane fa, dopo gli incontri europei di Parigi, quando la «coalizione dei volenterosi» si è detta pronta a mandare un suo contingente in Ucraina dopo il cessate il fuoco per monitorarlo. Putin non solo si è opposto, ma ha anche affermato che i soldati stranieri in Ucraina sono da lui considerati «obbiettivi legittimi».