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 2026  gennaio 25 Domenica calendario

Ucraina, niente svolta nei negoziati. Ma gli Usa: verso un summit a due

Due lunghi incontri venerdì e sabato tra negoziatori ucraini e russi seduti allo stesso tavolo coi mediatori americani ad Abu Dhabi non sono serviti a raggiungere alcun accordo, se non quello di riprendere il dialogo tra una settimana. Del resto, in pochi pensavano di essere prossimi alla fine di questo sanguinoso conflitto, che si avvicina all’inizio del quinto anno. Il duro bombardamento russo su Kiev e Kharkiv ieri prima dell’alba ha confermato l’implacabile determinazione di Putin a mettere in ginocchio l’intera società ucraina. I russi hanno sparato in poche ore oltre 370 droni e 21 missili balistici: si registrano almeno un morto e una quarantina di feriti. Secondo il ministro dell’Interno Ihor Klymenko ci sarebbero almeno 170 tra abitazioni e infrastrutture danneggiate e anche 80 veicoli civili. Ieri diversi quartieri della capitale erano privi d’elettricità, acqua e riscaldamento.
Ma almeno un dato positivo emerge: a differenza di altre volte nel recente passato, non c’è stata rottura o impasse in questo round negoziale e le due parti hanno deciso di tornare a parlarsi domenica prossima ancora ad Abi Dhabi, sembra con la stessa formula, come ha confermato ieri un alto ufficiale americano che era presente ai colloqui. «Il cuore delle discussioni sono stati i parametri per terminare questa guerra», ha commentato Zelensky.
Una nota ottimista arriva dagli Usa, che, parlando sia negli Emirati che in un briefing a Washington, si sono detti convinti che questo lavoro serva per preparare un eventuale summit tra i due presidenti nemici. «Abbiamo avuto quattro generali russi nella stanza dei colloqui. Non ci sentiamo troppo lontani dagli ucraini arrivati da Kiev o dai russi inviati da Mosca. Incontri di questo tipo sono necessari prima di un bilaterale Putin-Zelensky o trilaterale con Trump. L’importante è tenere viva la dinamica del dialogo per quell’obbiettivo», riferiscono le fonti Usa. Il lavoro dei due mediatori di punta degli Stati Uniti, Steve Witkoff e Jared Kushner, non si ferma. L’ultimo faccia a faccia tra Putin e Zelensky fu mediato a Parigi da Macron nel 2019, poco dopo l’elezione del neo-presidente ucraino, e si rivelò un fallimento. Secondo diversi commentatori, fu allora che il leader russo iniziò a pensare fattivamente a un’invasione su larga scala.
In realtà, due temi caldi restano irrisolti e senza dubbio altri verranno a galla nel prossimo futuro, tra i quali quello del desiderio russo di esercitare una qualche forma di controllo diretto sul governo centrale di Kiev. Ma, per ora, Putin continua e esigere il totale ritiro ucraino dal Donbass. Zelensky si oppone e chiede agli alleati americani ed europei di assicuragli un pacchetto serio, tangibile e duraturo di «garanzie di sicurezza» contro l’eventualità di un futuro attacco russo.
Ma intanto sia Zelensky che Putin continuano a mantenere due atteggiamenti simili, sebbene da campi opposti, nei confronti di Trump. Entrambi mirano infatti a imputare all’altro le responsabilità di un eventuale fallimento delle trattative, cercando allo stesso tempo di evitare lo scontro con il presidente americano. Nessuno dei due dunque si opporrà alla mediazione Usa ed entrambi fanno a gara per dimostrarsi il più aperti possibile.
Zelensky, in particolare, ha imparato sulla sua pelle la lezione del grave scontro con Trump e JD Vance nello Studio Ovale di un anno fa. Allora venne umiliato dalla Casa Bianca e per circa tre mesi perse ogni tipo di assistenza militare Usa, penalizzazione che gli costò la perdita della regione russa di Kursk e una grave carenza di armi antiaeree per lunghi mesi. «Sono stati discussi parecchi argomenti ed è importante sia avvenuto in un clima costruttivo», ha quindi ribadito conciliante ieri il presidente ucraino. Da parte sua, Putin tiene fermi i punti raggiunti con Trump durante il loro incontro in Alaska il 15 agosto, che comprendono il sostegno Usa alle aspirazioni russe sul Donbass. I suoi emissari negli Emirati si dimostrano ottimisti, ma la strada resta lunga.