Corriere della Sera, 25 gennaio 2026
Minneapolis, ucciso dai federali. «Era a terra, già disarmato»
Un altro morto su una strada innevata di Minneapolis, alle nove del mattino, neppure venti giorni dopo l’uccisione della sorridente Renee Good al volante della sua auto. Alex Pretti, 37 anni, infermiere: ucciso da un agente della Border Patrol che lontano dai confini va a caccia di immigrati illegali nelle città (specie) a guida democratica. E ancora una volta le immagini scioccanti dei video girati da passanti: sul marciapiede almeno sei agenti mascherati, con una divisa abborracciata che li fa sembrare paramilitari. In maniera caotica sono addosso a qualcuno che a terra cerca di divincolarsi. Un agente mena le mani nel mucchio, mentre gli altri paiono cercare di bloccare l’uomo. Un agente tira fuori l’arma dalla fondina, mentre un altro si allontana con la pistola che poi risulterà essere dell’uomo a terra. Risuonano gli spari, l’infermiere che era già stato disarmato e probabilmente cercava di alzarsi crolla. Altri colpi, alcuni agenti si allontanano di corsa.
Passano meno di due ore e dalle tv va in scena l’immagine più sottilmente scioccante di un’America delle forze dell’ordine divisa in due: da una parte le autorità locali, il sindaco e il capo della polizia, il Minnesota che attraverso il suo governatore, Tim Walz, torna a chiedere alla Casa Bianca di porre fine «all’occupazione» dell’Ice. Dall’altra il governo federale, che si è mosso per primo dal punto di vista mediatico, con una versione dei fatti chiusa in un comunicato diffuso dal dipartimento della Sicurezza interna: l’uomo sul marciapiede «aveva 51 anni ed era armato». Ha mostrato una pistola calibro 9 agli agenti che hanno cercato di disarmarlo. Lui «ha reagito con violenza». E un federale, «sentendosi in pericolo, ha sparato». Il governo diffonde la foto di una pistola e di due caricatori. Non dice che quando è stato ucciso, l’infermiere Alex non era più in possesso della sua arma, come sembra invece dimostrare un’analisi attenta dei video. Dove si vede Pretti che si frappone tra una donna e un agente che le sta spruzzando spray al peperoncino. Altri agenti spruzzano quindi lo stesso spray anche contro Pretti, che tiene un telefono in una mano e nulla nell’altra, e lo atterrano.
Passa un’ora, e mentre tra i ristoranti di Minneapolis sud l’aria limpida e gelida della mattina si è riempita dei gas lacrimogeni sparati contro i manifestanti che si sono raggruppati a decine gridando «Shame» (vergogna), il sindaco di Minneapolis Jacob Frey convoca una conferenza stampa in cui si rivolge direttamente a Donald Trump: «Quante persone dovranno ancora morire prima che questa amministrazione capisca? State proteggendo le famiglie o le state facendo a pezzi?».
Al centro della scena il capo della polizia cittadina, Brian O’Hara, 46 anni. Chiede alla gente di Minneapolis di comportarsi in modo pacifico, e di allontanarsi dalla scena della sparatoria. Dice che ha sentito i federali, auspicando collaborazione, che di fatto non è arrivata. E rettifica la versione governativa: la vittima «ha 37 anni, è di Minneapolis e cittadino americano». La pistola? «Aveva il porto d’armi». O’Hara fa riferimento al video: «L’hanno visto tutti». Il capo della polizia lascia intendere, senza entrare nei dettagli, che le immagini parlano chiaro.
Passa un’altra ora e davanti alle telecamere ci mette la faccia anche la «prima» America di Trump. La faccia e la divisa sono quelle di Greg Bovino, 57 anni, il discusso capo della Border Patrol che, insieme con l’Ice (Immigration and Customs Enforcement) si è resa protagonista di azioni violente in diverse città Usa. Bovino ripete la versione governativa, criticando il capo della polizia di Minneapolis che nella sua ricostruzione non ha citato i due caricatori accanto alla pistola. Non dice dove si trovasse la pistola dell’uomo quando è stato ucciso, ma sostiene che dava l’impressione di voler provocare «il massimo danno». E quanto allo sparatore, viene dipinto come un agente addestrato con 7 anni di esperienza. Il capo della Border Patrol puntualizza che i suoi uomini «erano alla ricerca di un pericoloso immigrato illegale» quando «l’uomo con la pistola» si è avvicinato. Bovino parla poco. E quando lascia il palco le tv danno spazio a Trump che sul suo social «Truth» scrive: «Lasciate lavorare i nostri patrioti». E poi attacca il sindaco di Minneapolis e il governatore: «Fomentano l’insurrezione». All’ospedale i genitori intanto hanno riconosciuto il corpo di Alex, infermiere di terapia intensiva.