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 2026  gennaio 24 Sabato calendario

To Lam, l’uomo forte del Vietnam che scommette tutto sulla crescita

Quando lo scorso 30 aprile è apparso davanti a una folla giubilante, in occasione del 50esimo anniversario del “Giorno della Liberazione” – vale a dire la fine della guerra con gli Usa – To Lam ha sfoderato tutto il suo armamentario retorico. Ha evocato «lo spirito della grande vittoria della primavera del 1975» – una ferita mai del tutto rimarginata nell’immaginario a stelle e strisce –, si è impegnato a ripetere «i trionfi degli ultimi 40 anni», ha assicurato «nuovi miracoli nella nuova era di ricchezza, civiltà, prosperità e progresso nazionale». Una manciata di mesi dopo, l’uomo forte del Vietnam ha cementato il suo progetto: il Congresso del Partito comunista lo ha riconfermato come leader per i prossimi cinque anni, nominandolo segretario generale, dopo che To Lam aveva assunto la carica 18 mesi fa alla morte del suo predecessore Nguyen Phu Trong. Una incoronazione per l’ex capo della principale “agenzia di sicurezza” del Vietnam, il ministero della Pubblica sicurezza che di fatto, come scrive la “Reuters”, gli assicura la guida dello Stato monopartitico. Mai come in questo Congresso, ha spiegato alla “Bbc” Edmund Malesky, professore di economia politica alla Duke University «si è registrata una così forte concentrazione di potere in una sola persona».
To Lam non ha velato il suo obiettivo principale: la crescita del Paese attraverso la sfida delle riforme. Il Vietnam deve uscire dalla trappola del “reddito medio” e diventi un’economia sviluppata. I dati catturano la profonda (e velocissima) trasformazione avvenuta: come riporta “Viet Nam News”, «le esportazioni di computer, prodotti elettronici e componenti del Vietnam hanno raggiunto i 10,74 miliardi di dollari il mese scorso, portando il valore totale delle esportazioni a 107,75 miliardi di dollari.
Questa cifra rappresenta il 23% del fatturato totale delle esportazioni del Paese e ha registrato un forte aumento del 48,4% su base annua (più 35 miliardi di dollari)». Siamo davanti a uno dei tanti tasselli che compongono la singolarità inafferrabile del Paese, una tela di paradossi e cambiamenti costanti. Il Vietnam «occupa una posizione unica sulla mappa mondiale, soprattutto su quella geopolitica», sottolinea il sito di analisi Eurasia Review. «È uno dei pochi Stati totalitari comunisti rimasti, ma allo stesso tempo uno Stato che vanta una rapida crescita economica, che si rinnova anno dopo anno».
Una performance che ha catturato l’attenzione dagli analisti: un’economia isolata, farraginosa e centralizzata, che a malapena riusciva a sfamare la sua popolazione, si è trasformata in una delle potenze manifatturiere del globo. E si prevede che entro il 2050, il Vietnam sarà in grado di competere con i più grandi colossi economici. Un tempo il nemico più odiato, Stati Uniti sono diventati, negli ultimi anni, uno dei principali partner degli Stati Uniti nella regione del Sud-est asiatico, anche se le ultime capovolte di Donald Trump ne hanno fatto il bersaglio di dazi punitivi. I rapporti con la vicina (e omogenea) Cina oscillano da sempre tra avvicinamenti, scambi economici e tensioni, principalmente a causa delle dispute territoriali nel Mar cinese meridionale. Gli analisti seguono con attenzione gli sviluppi delle relazioni tra Hanoi e Pechino. A molti non è sfuggito che To Lam stia seguendo un “metodo di governo” molto vicino a quello del presidente cinese Xi Jinping. Lam è stato il principale garante del monopolio del potere del partito comunista, ha sistematicamente eliminato le fazioni rivali, si è circondato di un nucleo di fedelissimi al potere.
Dentro questo imbuto strettissimo dovrà passare la scommessa delle riforme.