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 2026  gennaio 23 Venerdì calendario

L’isola per paperoni di Ivanka Trump e del marito Jared Kushner

Sembra di sbarcare su un pianeta i cui gli abitanti siano fuggiti per un repentino cataclisma, un’epidemia o un’invasione aliena, lasciandosi alle spalle un luogo dove la vegetazione, indisturbata e inesorabile, ha lentamente inghiottito le tracce di una civiltà scomparsa. Sull’isola di Sazan, a sole dieci miglia nautiche dai chiassosi complessi turistici di Valona, il tempo si è fermato, incapsulando il paesaggio primordiale di un ecosistema intatto: inaspettati scorci sull’azzurro del Mediterraneo, profumi di mirto e di elicriso, sentieri che s’inerpicano tra colline di granito e vallate fitte di ginestre, pini e ulivi secolari, erbe aromatiche e piante selvatiche, grotte e calette nascoste tra quindici chilometri di scogliere a picco sul mare.
Una vera isola del tesoro, soprattutto per Jared Kushner e la moglie Ivanka Trump, che – folgorati, durante una crociera, da quella natura incontaminata – hanno sborsato 1,4 miliardi di euro per acquistarla e trasformarla in un rifugio esclusivo per milionari in cerca di privacy e di soggiorni extra lusso. L’eco-resort, affidato “ai migliori architetti del mondo”, prevede la costruzione di alberghi, ristoranti, spa, ville incastonate nella roccia, oltre alle infrastrutture di cui l’isola è priva: acqua, trasporti, elettricità. Il progetto è ancora sulla carta, ma nel gennaio 2025 è stato approvato dal governo albanese come “investimento strategico”, liberandolo dai vincoli edilizi e paesaggistici del Parco nazionale marino Karaburun-Sazan di cui l’isola è parte integrante. Ma Sazan non è solo un paradiso naturalistico, uno degli ultimi baluardi della biodiversità mediterranea: è uno scrigno di storia e di memorie, a cavallo di due secoli.
Saseno (Sazan), occupata dall’Italia alla fine del 1914, divenne in epoca fascista un avamposto strategico per il controllo del canale di Otranto, con un presidio di trecento uomini e un Comando retto da un capitano di fregata. Nella baia di San Nicolò fu realizzato un porto dove attraccavano traghetti e navi cisterna e nell’interno, tra i boschi e sulle alture, sorsero gli alloggi per i militari e le loro famiglie, un cinema, la scuola, un ospedale. Vi trascorse quasi un decennio, fino allo scoppio del secondo conflitto, anche la scrittrice salentina Rina Durante, figlia di un ufficiale della Regia Marina, che morì nel 2004 senza poter rivedere la magica isola della sua infanzia.
Dopo l’armistizio del 1943 e l’evacuazione degli italiani, Sazan entrò a far parte del sistema militare del blocco comunista: una fortezza a difesa della base di Pasha Liman, nel golfo di Valona, dove stazionavano unità navali e sommergibili sovietici. Negli anni Settanta, quando il Paese delle aquile uscì dal Patto di Varsavia e si avvicinò alla Cina, il paranoico dittatore Enver Hoxha dispiegò sull’isola migliaia di uomini pronti a respingere “con ogni mezzo” gli attacchi di un nemico che non si è mai palesato.
A espugnare la Fortezza Bastiani del comunismo albanese furono, negli anni Novanta, gli albanesi stessi: bande criminali che nel caos seguito al crollo del regime saccheggiarono i depositi di armi e di munizioni sotto gli occhi dei pochi militari rimasti sull’isola, subito convertita in un covo piratesco per i trafficanti di droga e di esseri umani sulla rotta della Puglia. Tanto che è stato necessario l’intervento di un contingente del battaglione San Marco, in missione a Sazan dal 1997 al 2009, per riprenderne il controllo.
Oggi Ishulli i Trumpëve, l’isola dei Trump, come la chiamano gli albanesi, è accessibile ai turisti, nelle ore diurne. I lavori dell’eco-resort non sono ancora iniziati e ormeggiando nell’insenatura cristallina dello scalo San Nicolò si può solo immaginare dove Affinity partners, la società immobiliare di Kushner con sede a Miami, getterà i pontili che accoglieranno i panfili e i mega yacht degli ospiti. La banchina dell’approdo è ancora utilizzabile, ma il frangiflutti si sta sgretolando e le attrezzature del vecchio porto, moli, bitte, ponteggi, paranchi e fanali sono carcasse arrugginite e fatiscenti. Nella “zona militare”, dov’è attraccata una sgangherata motovedetta e dove un magazzino in disuso inalbera la scritta “Officina supporto tecnico” in italiano, i tre o quattro marinai-guardiani tirano sera pescando e passeggiando sulla bianca spiaggia “dell’Ammiraglio”.
Il resto dell’isola è disabitato. «Non esca dalla strada», avvertono. «È pieno di proiettili inesplosi». La strada è una ripida mulattiera che sale a un villaggio fantasma: la scuola “22 Tetori”, con i banchi e le finestre sfondate; le grigie e cadenti palazzine dell’architettura sovietica; il cinema-teatro, con le pareti corrose dall’umidità e qualche muta reliquia del passato. Sulla sommità, l’edificio imponente e in rovina del Comando italiano, costruito nel 1929 e poi usato come ospedale, i rottami di un generatore e i ruderi di un posto di avvistamento dal quale, nelle giornate limpide, s’intravede la costa pugliese.
Lungo i sentieri i cartelli inchiodati ai tronchi degli alberi ammoniscono “pericolo mine” e nei fianchi delle colline, seminascosti dai rovi, si schiudono gli ingressi di dozzine di tunnel: rifugi antiatomici, depositi di munizioni, cibo, medicinali, carburante. Quanto bastava ai soldati dell’Esercito popolare per resistere a un assedio di sei mesi, asserragliati nei bunker di cemento armato disseminati sull’isola: almeno 3.600 dei 700mila allestiti in Albania per rintuzzare l’“imminente attacco” imperialista. Alcuni, si dice, saranno risparmiati dal progetto trumpiano: forse per regalare ai facoltosi vacanzieri un tocco di mistero e il brivido dell’avventura.
Sazan non è l’unico investimento di Jared Kushner nella regione. Abilissimo, come suo suocero, a sfruttare i rapporti famigliari e gli incarichi politici per promuovere i propri interessi finanziari, ha stretto utili amicizie con il premier albanese Edi Rama e con il presidente serbo Aleksandar Vučić, ottenendo vantaggiosi contratti: a Belgrado un appalto da mezzo miliardo di dollari per trasformare in hotel a cinque stelle i tre isolati dell’ex ministero della Difesa jugoslavo, bombardato nel 1999 dalla Nato; a Zvërnec, di fronte a Sazan, il progetto di un altro eco-resort da diecimila unità residenziali. È il turismo a trainare la crescita economica albanese: 12 milioni di presenze nel 2024, con un aumento del 15 per cento sull’anno precedente e un ricavo di 5 miliardi di euro, in un Paese che conta appena 2,8 milioni di abitanti. Il litorale, da Saranda a Durazzo, è un susseguirsi di cantieri, villaggi vacanze, strutture alberghiere. E un aeroporto internazionale è in costruzione a Valona. Contenere l’impatto devastante dell’overtourism (cementificazione selvaggia, inquinamento, aumento dei prezzi) è diventata la priorità del governo di Rama, deciso a puntare sul turismo d’élite. Ponti d’oro dunque, cioè agevolazioni e niente tasse, per i tycoon come Kushner, che ha orchestrato la sua strategia di penetrazione coltivando relazioni ad alto livello: con il principe saudita Mohammed Bin Salman, che con due miliardi di dollari finanzia i due terzi di Affinity partners, e con l’ex ambasciatore Richard Grenell, già inviato speciale per il Kosovo durante la prima Amministrazione Trump, oggi socio di Kushner e suo mediatore d’affari nei Balcani. Attenti alla foca Dello sviluppo di Sazan si occuperà in concreto l’immobiliarista californiano Asher Abehsera, amico di Jared e Ivanka e responsabile dei progetti in loco, mentre in pole position per l’assegnazione dei lavori sembra essere il gruppo edile dei miliardari albanesi Shfqet Kastrati e del figlio Musa, vicini di villa dei Kushner a Indian Creek, l’esclusiva isoletta di Miami soprannominata “Billionaire Bunker”. Gli ambientalisti temono che gli scarichi, il passaggio di yacht e motoscafi, i cantieri del porto, degli alberghi e delle altre opere finiranno per compromettere la biodiversità del territorio e l’ecosistema marino del parco, dove è tornata a riprodursi la foca monaca, specie in via d’estinzione. Gli investitori e il governo di Tirana rispondono che il resort sarà ecosostenibile, creerà almeno mille posti di lavoro e sarà celebrato come «il fiore all’occhiello del turismo mediterraneo». L’isola dei sogni, per i pochi fortunati che potranno raggiungerla