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 2026  gennaio 24 Sabato calendario

Chi è Greg Bovino, l’agente (italoamericano) a capo delle operazioni anti-immigrati in molte città degli Stati Uniti

Agente della polizia di frontiera, origini calabre, Greg Bovino è diventato il simbolo delle retate di immigrati illegali avvenute in diverse città americane, a partire da Los Angeles la scorsa estate.
Tra loro, Vincenzo, 12 anni, il nonno di Greg Bovino. Era il maggio 1924, lo stesso mese in cui nacque la Border Patrol, dopo il passaggio di una legge approvata per ridurre il numero di italiani e di altri immigrati dal Sud e dall’Est Europa.
Il paradosso è che oggi l’amministrazione Trump sembra credere che, se c’è una persona che può aumentare i numeri delle espulsioni di massa di immigrati illegali, si tratta proprio di Bovino, il 55enne capo della polizia di frontiera (Border Patrol) che è stato chiamato a svolgere queste operazioni con tattiche aggressive lontano dai confini desertici o montuosi in cui di solito la sua unità è chiamata a dare la caccia ai trafficanti di droga o a tenere fuori chi vuole entrare illegalmente.
I suoi uomini ora agiscono nel mezzo di realtà urbane che non sono addestrati a gestire.
Le proteste degli americani hanno preso di mira soprattutto l’ICE (Immigration and Customs Enforcement Agency) ma la Border Patrol (polizia di frontiera) è un’agenzia diversa del dipartimento della Sicurezza interna.
E Bovino è stato chiamato a scendere in campo proprio perché l’amministrazione Trump non considerava l’Ice all’altezza e riteneva che non stesse arrestando un numero sufficiente di persone.
Le operazioni condotte da Bovino hanno avuto nomi eclatanti: a giugno l’Operazione Cavallo di Troia a Los Angeles, a settembre a Chicago l’Operazione blitz di mezzanotte (dopo l’uccisione di una giovane investita e uccisa da un immigrato illegale ubriaco), a Charlotte (Charlotte’s Web, «la tela di Carlotta» come il titolo del libro per bambini di E B White) dove il simbolo è una rifugiata ucraina uccisa in metropolitana da un pregiudicato afroamericano; a ottobre a New Orleans l’Operation Swamp Sweep (ripulire la palude) e adesso a Minneapolis (Operation Metro Surge, valanga metropolitana).
In un video del 21 gennaio a Minneapolis Bovino esce con altri agenti dai Suv, è circondato dai manifestanti, e mentre alcuni vengono arrestarti, la tensione aumenta e lui lancia tre avvertimenti e poi tira «fumo tattico verde».
Nelle immagini girate dai giornalisti si vede un agente che spruzza lo spray a una persona direttamente negli occhi nonostante sia già a terra.
Bovino e i suoi agenti si sentono incoraggiati a usare queste tecniche dopo che una corte d’appello federale ha congelato un precedente verdetto di una giudice distrettuale che vietava agli agenti di usare questo genere di forza sui manifestanti pacifici.
Dopo l’arrivo di Bovino a Chicago un elicottero protetto da cecchini è stato usato in una operazione nel South Side per arrestare presunti membri della gang Tren de Aragua; ma nell’operazione sono state arrestate anche famiglie e minorenni senza precedenti penali.
I video autopromozionali dell’operazione ricordano un film d’azione. E Bovino è famoso, sin dal 2020, per filmati con sottofondo di musica heavy metal per promuovere il lavoro della Border Patrol.
Sono stati proprio i film e i libri a spingere Bovino a unirsi alla polizia di frontiera.
Un parente, lo zio Neil, faceva il produttore a Hollywood, Bovino non l’ha mai conosciuto ma i genitori a otto anni lo portarono al cinema del paesino dove vivevano in North Carolina a vedere The Border, un film del 1982 con Jack Nicholson.
Bovino si è laureato in conservazione delle risorse naturali, ha due master – uno in pubblica amministrazione e l’altro ottenuto al National War College – ed è entrato nel 1996 nella polizia di frontiera del settore El Centro nella California meridionale, diventandone alla fine il capo nel 2020.
In realtà una guardia di frontiera ha un ruolo a metà tra forze dell’ordine e politica, e molto del suo lavoro è burocratico, anche se ci sono momenti di azione.
Ma Bovino ha chiaramente spinto per farlo apparire un lavoro eccitante ed eroico.
E ha iniziato a lanciare segnali a Trump prima del suo secondo insediamento, offrendo un modello di come la sua unità potesse svolgere un ruolo non solo al confine (dove come Trump ama spesso ricordare gli ingressi si sono ridotti ai livelli degli anni Sessanta) ma soprattutto all’interno del Paese.
Il 7 gennaio 2025, prima dell’insediamento di Trump, senza chiedere il permesso ai suoi superiori dell’amministrazione Biden a Washington, Bovino ordinò una retata di sospetti immigrati illegali nella contea di Kern, in California, dicendo di avere una lista di obiettivi, inclusi molti con precedenti penali.
L’operazione si chiamava Return to the sender (restituzione al mittente): in tre giorni arrestarono 78 lavoratori peruviani facendo blitz nei frutteti, nelle stazioni di benzina.
Bovino disse che avevano precedenti penali, ma una indagine di CalMatters ha mostrato che solo uno ne aveva. Bovino ha poi spiegato che la sua definizione di criminale includeva entrare negli Stati Uniti senza documenti in regola.
I suoi metodi sono piaciuti a Stephen Miller, potente vicecapo dello staff della Casa Bianca che lo scorso maggio ha criticato la lentezza degli agenti dell’Ice (arrestavano «solo» 1300 persone al giorno in media; l’amministrazione voleva che il numero arrivasse a 3000 al giorno) consigliando loro di prendere di mira i parcheggi davanti agli «Home Depot» (i grossi negozi di materiali per costruire) dove spesso si radunano immigrati in cerca di lavoro a giornata.
Ed è stata proprio questa la tecnica usata a Los Angeles. Ci sono state proteste per i metodi di Bovino.
E a Chicago gli agenti hanno sparato spray al peperoncino per disperdere la folla e arrestato due cittadini americani; in un altro quartiere un agente ha ripetutamente puntato la sua arma sui manifestanti, mentre un altro pressava con il ginocchio sulla schiena di un manifestante e lo picchiava sulla testa.
Una giudice aveva preteso che ogni giorno Bovino si presentasse dopo l’accusa di aver usato armi non legali (lacrimogeni) contro i manifestanti anche quando non era necessario, ma poi in appello è stato deciso che non è necessario che si presenti ogni giorno, così il Border Patrol ha fatto più arresti dell’Ice a Chicago.
E a Bovino è stato dato il compito di scegliere nuovi leader dell’ICE, dove ha messo in molti casi personale della Polizia di frontiera (a Denver, Los Angeles, Filadelfia, Phoenix e San Diego).
Bovino ha promesso di arrestare «la feccia» della società, gli immigrati illegali che si sono macchiati di crimini, tra i quali include la guida in stato di ebrezza.
Suo padre finì in prigione per aver investito e ucciso una donna 26enne, quando Greg aveva 14 anni. I genitori divorziarono.
Il New York Times ha affidato alla sua esperta di «stile» un articolo su di lui, nel quale afferma che il suo cappotto verde miliare doppiopetto con spalline e bottoni dorati «per via dei suoi precedenti storici è impossibile da ignorare» e, accompagnato dai capelli rasati ai lati e alti al centro, viene paragonato all’abbigliamento della Gestapo (i meme sui social sono tantissimi).
La portavoce del dipartimento di Sicurezza interna le ha risposto che quel cappotto fa parte «della divisa invernale regolare della polizia di frontiera» e che «ci possono essere legittimi dibattiti di politica ma… paragonare le forze dell’ordine ai nazisti o alla Gestapo è incredibilmente pericoloso».