Corriere della Sera, 24 gennaio 2026
I raduni e la raccolta fondi, Vannacci prepara il partito. Salvini: fuori da noi il deserto
Il generale ha più di un piede fuori dalla Lega. Oggi e domani non sarà alla due giorni del Carroccio sulle nevi abruzzesi. E si prepara a lanciare la sua Afd in salsa tricolore. L’eurodeputato ultrasovranista Roberto Vannacci, nell’ultimo anno, ha battuto a tappeto l’Italia da Nord a Sud: decine e decine di incontri pubblici, molti con il tutto esaurito e picchiando duro sui temi cari all’estrema destra, con in testa la «remigrazione». Ha, insomma, investito il suo tempo lontano da Bruxelles a costruire il suo esercito. Prima di scendere sul campo di battaglia dovrà però lanciare il suo partito.
È questione di (poco) tempo. Ormai anche il ristrettissimo numero di fedelissimi che sanno davvero cos’ha davvero in testa il generale, formalmente uno dei vicesegretari di Matteo Salvini, non lo negano più: «Siamo pronti. Ma non sarà un’operazione di palazzo», sottolineano. Un modo per dire: «A noi non interessa costituire un gruppo alla Camera o al Senato. Tra poco più di un anno si vota. Costruiremo un contenitore, con idee e valori precisi e coerenti: vedremo quanti italiani vi si riconosceranno». Un’operazione politica a lungo raggio, anche perché i «vannacciani-leghisti» alla Camera sono appena tre: Domenico Furgiuele, Edoardo Ziello, Rossano Sasso, oltre a Emanuele Pozzolo, cacciato da FdI per gli spari a capodanno. Vannacci continua a ripetere: «Mai dire mai nella vita». Ci sarebbe già anche un logo, chiuso a doppia mandata. E intanto, mentre si continuano a raccogliere i finanziamenti (micro e macro), si fanno già i conti anche per la parte burocratica: per presentare le liste alla Camera servono 36 mila firme, circa la metà per il Senato.
Oggi e domani Vannacci sarà nella sua Viareggio, a oltre 500 chilometri da Roccaraso e Rivisondoli per la convention programmatica del partito, anche perché se si fosse presentato tra i leghisti doc ci sarebbero state scintille e imbarazzi assicurati. Ormai molti parlamentari danno per scontato il suo addio. E altrettanti tirano un respiro di sollievo: «Ci toglieremo un peso». Matteo Salvini, pur senza citarlo, va giù duro contro Vannacci: «La Lega è una forza di governo, con 500 sindaci in tutta Italia. Fuori dalla Lega c’è il deserto». Non è un mistero che i rapporti tra il leader e il generale si siano notevolmente raffreddati negli ultimi tempi. E lo stesso vicepremier, in privato, riconosce che la spinta propulsiva di Vannacci sia ormai esaurita. Un «matrimonio di convenienza» che aveva funzionato alla perfezione: alle Europee le 530 mila preferenze del generale (ora in pensione) avevano garantito quell’1 per cento in più che salvò di fatto la leadership di Salvini. Di certo non sarà il segretario a cacciare il suo vice, nonostante le sue intemperanze, anche perché gli concederebbe ulteriore visibilità politica e a gratis. Più probabile che Vannacci se ne vada da solo. Anche perché ritiene che le sue idee siano ormai inconciliabili con le prospettive del partito.
Nel calendario di oggi, a Roccaraso, figura infatti un confronto sui diritti civili che vedrà protagonista Francesca Pascale, ex compagna di Silvio Berlusconi e attivista per i diritti civili, sul palco con Jacopo Coghe, portavoce di Pro vita&Famiglia. Un evento che è andato di traverso ai vannacciani: «Preoccupa questa svolta gender fluid», commenta il deputato pugliese Sasso. Ma le «Idee sono in movimento», come recita il titolo di questo week-end, con i leghisti motivati a partecipare anche dalla possibilità di farsi una sciata e un tuffo del centro benessere dell’hotel. Vannacci intanto ha già fissato una raffica di eventi: Parma, Mendrisio, Pordenone, Montecatini Terme. In politica come al cinema: «Matteo e Roberto, c’eravamo tanto amati».