Corriere della Sera, 24 gennaio 2026
Gli italiani si sentono meno sicuri. Le paure su giovani e immigrati
Il tema della sicurezza è centrale nella formazione delle opinioni degli elettori. Negli ultimi mesi, questo problema è tornato al centro del dibattito. Da un lato, le forze di governo stanno predisponendo il cosiddetto pacchetto sicurezza (non il primo di questa legislatura), dall’altro lato, anche l’opposizione ha dato risalto a questo aspetto sul finire dello scorso anno, in particolare su sollecitazione dei sindaci di area, esposti alle difficoltà emergenti e alle richieste dei cittadini. L’attenzione per questo problema tende a crescere. Certo, le dimensioni della preoccupazione sono spesso dettate dagli eventi di cronaca. In questi giorni diversi episodi hanno dominato le cronache, tra gli altri due in particolare: l’assassinio di Aba, studente ucciso in una scuola a La Spezia, e l’ennesimo, efferato femminicidio, quello di Federica Torzullo ad Anguillara Sabazia. Ma la preoccupazione dei cittadini sembra indicare una crescita strutturale, frutto di un clima generale piuttosto che di singoli episodi. I nostri dati infatti mostrano un incremento importante dell’attenzione al problema: nel 2019 era citato, a livello nazionale, dal 22% degli italiani, mentre oggi è al 33%. E che sia un tema sensibile è evidenziato dal fatto che anche a livello dell’esperienza diretta, di quello che succede dove si vive, le citazioni passano dal 20 al 29%. Insomma, non sembra solo una percezione generale, ma un problema concreto.
La percezione di sicurezza personale tende a scendere: se 10 anni fa il 60% degli italiani si sentiva almeno in parte sicuro nella propria zona, oggi il dato scende al 52%. Con una netta frattura per condizione economica: chi ha una condizione agiata si sente decisamente più sicuro della media, mentre le condizioni basse e medio basse sono sensibilmente meno sicure. Ed è oramai prevalente l’idea che ci troviamo in condizioni di minor tranquillità nella vita quotidiana: rispetto, ad esempio, agli ultimi tre anni, il 46% ritiene che le condizioni di sicurezza siano diminuite. Percezione piuttosto condivisa in tutti gli strati sociali, anche se, ancora una volta, con alcune differenze apprezzabili: tra chi è in condizioni economiche elevate si sente meno sicuro il 40% dei nostri intervistati, dato che sale sino al 63% tra chi ha una situazione di disagio economico.
La situazione diffusa di insicurezza viene attribuita a tre fenomeni principali: in primo luogo al crescere dei comportamenti violenti nelle fasce giovanili (55%), percezione esacerbata probabilmente dai fatti più recenti cui accennavamo. È interessante sottolineare come tra i più giovani questa percezione sia decisamente più ridotta (lo pensa solo il 39%), dato che fa riflettere su una sorta di frattura (e difficoltà di relazione) generazionale. Al secondo posto troviamo il tema dell’immigrazione irregolare e non controllata che contribuisce al crescere degli episodi di criminalità (44%), un dato che tende ad aumentare nell’elettorato di centrodestra (è al 67% tra gli elettori di FdI) e a contrarsi nell’opposizione (fino al minimo del 20% tra chi vota Pd). Al terzo posto, assai distanziata, c’è la percezione di una crescita delle sacche di marginalità e povertà che favoriscono fenomeni di devianza (27%). Dato che si massimizza nelle opposizioni ma anche tra chi vota Forza Italia.
Ma chi deve difendere i cittadini da questi rischi? Le risposte vedono allo stesso livello le responsabilità del governo (36%), che dovrebbe strutturare meglio l’operato delle forze dell’ordine, e della magistratura (36%), cui sarebbe richiesto di applicare al meglio le leggi per garantire la certezza della pena. Seguono, in termini di responsabilità, le forze dell’ordine (28%), cui si chiede una maggiore presenza sul territorio, e il Parlamento (26%), al quale si richiedono leggi più severe ed efficaci. Vi sono naturalmente differenze in queste opinioni, in particolare in relazione alle prime due citazioni: le responsabilità del governo sono enfatizzate dalle opposizioni (62% tra gli elettori Pd), quelle della magistratura tra gli elettori delle forze di governo (57% tra gli elettori di FdI).
Infine, tra le proposte del pacchetto sicurezza quelle ritenute più utili a fronteggiare il problema sono l’inasprimento delle pene per furti e scippi (44% la valuta una proposta efficace), l’aumento dei divieti per il porto di armi bianche (41%) e il potenziamento delle strutture di trattenimento per cittadini stranieri senza regolare permesso di soggiorno ed espulsioni facilitate dopo il secondo ordine di allontanamento emesso del questore (39%). Tuttavia, si registra una quota non trascurabile di scettici (dal 30% al 41% a seconda dei provvedimenti) e di persone che dichiarano di non essere in grado di esprimere un’opinione in proposito (da 25% al 31%).
In sostanza il tema della sicurezza è oramai centrale nel dibattito politico e nella percezione degli elettori: nello scenario socioeconomico di fine anno, qualche settimana fa, evidenziavamo come oramai fosse al terzo posto tra le preoccupazioni degli italiani, con la crescita consistente di cui si è detto. Sembra una preoccupazione strutturale, non determinata solamente dai fatti di cronaca, ma anche dal clima di inquietudine diffusa che determina atteggiamenti di ripiegamento difensivo. C’è perciò un’attesa diffusa di interventi. Si tratterà di capire se, alla luce anche di una crescita di sensibilità sul tema tra le opposizioni, si riuscirà ad arrivare a scelte condivise, o se prevarrà, anche in questo caso, la polemica politica. Cosa probabile, con l’avvicinarsi delle elezioni.