Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  gennaio 24 Sabato calendario

Giustizia, un caso le frasi di Gratteri. Nordio: non faremo la fine di Renzi

«Se vinceremo non attueremo ritorsioni nei confronti della magistratura. Anzi, il giorno stesso avvieremo tavoli di confronto per creare leggi attuative e riprenderemo il dialogo con l’Anm». Lo ha detto ieri il Guardasigilli, Carlo Nordio, all’incontro «Un sì per la Giustizia» a Udine. Dove ha ribadito: «Se dovessimo perdere non faremo la fine di Renzi».
Ma ieri a catalizzare l’attenzione della campagna referendaria è stato il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che ha definito il sorteggio della riforma «truccato». Tirato in ballo come testimonial dei fautori del Sì, lui che si è già pronunciato per il No, non ha preso bene l’iniziativa di FdI che ha rilanciato sui social una sua vecchia dichiarazione in cui si diceva favorevole al sorteggio dei membri togati del Csm. La riforma, ha spiegato a margine di un’operazione anticamorra, «è molto lontana da quella che era la mia idea. Si propone di realizzare due Csm e l’Alta Corte con un sorteggio “secco” per i togati, tra tutti i magistrati, ma “temperato” per i laici: il Parlamento sceglie, ad esempio, 50 candidati, li mette in un’urna e tra questi ne estrae 10 per il Csm dei giudici e 10 per il Csm dei pm. Però saranno laici nominati e non sorteggiati», ha detto. E, sottolineando di non aver dato il permesso di associare il suo volto ad alcuna campagna di partito, ha annunciato querele.
«Grave definire il referendum truccato. Mina la credibilità del sistema e la fiducia dei cittadini» protesta l’ex giudice costituzionale Nicolò Zanon, del comitato SìSepara. E Antonio Di Pietro, pur sottolineando la stima e la fiducia che nutre per Gratteri, ha parlato di «solito allarmismo». Ieri l’ex pm di Mani pulite ha partecipato a un faccia a faccia con il capo dell’Anm Cesare Parodi. Entrambi si sono detti contrari alla propaganda che distoglie dal merito. «Le ingiuste detenzioni sono un problema serissimo ma non è questa riforma la soluzione» ha evidenziato Parodi, fautore del No. E Di Pietro, testimonial di SìSepara, ha convenuto: «Che c’azzeccano Garlasco, Tortora e gli errori giudiziari con la riforma?».
Ma la tensione è alta. E ieri l’ha fatta salire ancora la notizia che il video nel quale lo storico Alessandro Barbero annunciava il so No al referendum, contestato dai fautori del Sì, ha subito una riduzione di visibilità da Meta. Gridano alla «censura» il Pd e Avs e i dem presentano interrogazioni parlamentari. «Non è Mark Zuckerberg a decidere chi può parlare nel dibattito pubblico italiano» rincara l’M5S. «Esposti, denunce, attacchi: ogni giorno il fronte del Sì prova a silenziare le nostre ragioni. Stupefacente la notizia della “richiesta di rettifica” da parte di Facebook al professor Barbero», contesta il portavoce di GiustodireNo, Enrico Grosso.
Fibrillazioni che aumentano con il caso sollevato da Report sul software Ecm del ministero della Giustizia. «Se davvero si dimostrerà che il governo voleva avere la possibilità di spiare i magistrati saremmo di fronte a un vero e proprio atto eversivo» accusa da Avs Nicola Fratoianni. Gratteri invita ad attendere: «Fosse vero sarebbe di una gravità inaudita. Ma bisogna prima capire esattamente e tecnicamente cosa è accaduto». Anche se, ricordando il caso dell’hacker entrato nel dominio del ministero, sottolinea: «Aveva acquisito centinaia di password, poteva entrare nel registro generale di qualsiasi Procura, iscrivere le persone nel registro degli indagati o cancellarle. Ciò dimostra che la rete informatica della Pubblica amministrazione è abbastanza permeabile. È debole e già obsoleta». Per Maurizio Gasparri (FI) quello di Report è solo «un grave tentativo di disinformazione in chiave antireferendum». Sta alla larga dalle polemiche il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Alla domanda se farà campagna elettorale, risponde: «Non ce ne sarà bisogno».