Corriere della Sera, 24 gennaio 2026
Forza nucleare europea, la Francia ora accelera
L’Europa può davvero fare a meno della protezione militare americana? E può pensare quindi di affidarsi alla forza nucleare della Francia, l’unico Paese Ue dotato di testate atomiche?
È una questione che sta tornando in primo piano da circa un anno, dopo le prime dichiarazioni del cancelliere Merz e del presidente Macron, e che potrebbe occupare il centro del dibattito tra circa un mese, quando il capo di Stato francese pronuncerà un discorso per aggiornare la dottrina nucleare della Francia. Un discorso molto atteso, che insisterà sulla dimensione europea degli «interessi vitali della Francia»: formula volutamente vaga che sin dai tempi del generale De Gaulle indica la condizione fondamentale per l’uso dell’atomica. Quando Parigi potrebbe premere sul bottone? Qualora venissero minacciati «gli interessi vitali» del Paese. E quali sono questi interessi vitali? Corrispondono al territorio dell’Esagono, o vanno oltre?
Il perimetro degli «interessi vitali» non è mai stato chiarito, in omaggio a una ambiguità indispensabile nel gioco della deterrenza: meglio non fare sapere al nemico fino a dove può spingersi. Ma è certo che Macron aprirà ancora di più, e in modo ancora più esplicito, sul fatto che gli interessi vitali francesi comprendono la sicurezza degli alleati europei. Dopo che il vicepresidente JD Vance a Monaco di Baviera e il presidente Trump a Davos hanno ribadito tutta la loro disistima verso l’Europa, accusata di non fare abbastanza per la difesa, l’«autonomia strategica» teorizzata da Macron non può ignorare la questione nucleare.
Lo status quo è finito, anche rispetto alla bomba atomica. La scorsa estate il premier britannico Keir Starmer e Macron con la Dichiarazione di Northwood hanno annunciato per la prima volta che «gli strumenti di deterrenza dei due Paesi sono indipendenti, ma possono essere coordinati». Le 290 testate atomiche francesi sui sottomarini e i caccia, e i 220 missili sui sommergibili britannici, cominciano a fare parte di un’unica visione.
La Francia in passato ha più volte, discretamente, sondato gli europei per un’eventuale collaborazione atomica, ma fino a poco tempo fa le offerte erano sempre cadute nel vuoto: un po’ perché rinunciare all’ombrello americano pareva impensabile, un po’ perché non si voleva accreditare il ruolo preminente della Francia nella difesa europea. Quelle reticenze stanno cadendo: la minaccia russa e il disimpegno americano spingono a ragionare su un nuovo assetto. La Germania, ma anche la Polonia, i Paesi Bassi e i Paesi del Nord sono disponibili a interagire con la Francia nella deterrenza nucleare europea.
Secondo la rete americana Nbc, che cita sei alti responsabili europei, i leader Ue e Uk stanno pensando a come coordinarsi con la Francia con una varietà di opzioni: partecipare al potenziamento dell’arsenale nucleare francese, ospitare i caccia Rafale dotati dell’arma nucleare al di fuori del territorio della Francia, coordinarsi con Parigi potenziando le forze convenzionali sul fianco est della Nato.
A riprova che stiamo entrando in un nuovo mondo, anche il totem del Trattato di non proliferazione nucleare sembra vacillare: si discute anche se dotare alcuni Paesi europei delle capacità tecniche per costruirsi la loro bomba (il che non costituirebbe una violazione del Trattato), fino all’ipotesi di cominciare ad arricchire l’uranio (il che lo sarebbe). Il premier polacco Donald Tusk ha già detto che «nessuna opzione deve essere scartata», e in Svezia il leader della destra radicale Jimmie Akeeson, parte della coalizione di governo, conferma che «ogni ipotesi è sul tavolo».
La nuova dottrina nucleare francese terrà conto dei ripensamenti in corso in Europa, e per questo il discorso di Macron tra qualche settimana sarà molto importante. Con un limite significativo: nel 2027 si vota, e la credibilità militare della Francia in funzione europea e anti-Russia andrà riesaminata, se Marine Le Pen o Jordan Bardella dovessero conquistare l’Eliseo.