Corriere della Sera, 24 gennaio 2026
L’Ue con Kiev: già 200 miliardi di aiuti. Roma delusa dalle critiche di Zelensky
Il paradosso dell’Unione europea: si sta facendo carico del sostegno finanziario dell’Ucraina ma resta dipendente dagli Stati Uniti nella messa a punto del processo di pace. Insomma, politicamente non conta quanto il suo peso economico e questo perché spesso è divisa ma soprattutto perché non è indipendente da Washington per la difesa. Un cortocircuito che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha messo in evidenza nel suo discorso a Davos, in cui ha criticato pesantemente l’Unione e i suoi leader: «Invece di prendere la guida nel difendere la libertà nel mondo quando l’attenzione dell’America si sposta altrove – ha detto – l’Europa appare persa, cerca di convincere Trump a cambiare. Ma lui non cambia, perché gli piace essere chi è».
Parole dure che tuttavia non scalfiscono il sostegno di Bruxelles a Kiev. Interpellata sulla reprimenda di Zelensky, la Commissione europea ha ribadito durante il consueto briefing quotidiano con la stampa «il pieno impegno e sostegno all’Ucraina fin dal primo giorno e in modo continuativo, insieme ai Pesi membri». «Siamo i principali sostenitori, avendo già fornito finora quasi 200 miliardi di euro», ha detto una portavoce dell’esecutivo comunitario. E sull’ipotesi di un esercito europeo, rilanciata da Zelensky a Davos, Bruxelles ha evidenziato di avere fin qui integrato Kiev «nei programmi di difesa, come Safe ed Edip, consentendole di effettuare appalti congiunti con gli Stati membri e permettendo alla sua industria di investire insieme a quella europea». «Concretamente – ha spiegato ancora la portavoce —, esiste anche un accordo politico tra il Parlamento europeo e il Consiglio che apre la possibilità per l’Ucraina di associarsi al Fondo europeo per la difesa, pari a 7,3 miliardi di euro». La Commissione ha poi ricordato il sostegno all’addestramento dei soldati ucraini e il rafforzamento della cooperazione in materia di difesa. Berlino è in testa in termini assoluti per gli aiuti a Kiev, ma in rapporto al Pil in testa sono Nordici: Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia, poi la Germania. Tra i grandi Paesi, Italia e Spagna sono quelli che hanno contribuito meno. Motivo che ha suscitato irritazione tra chi si sta impegnando di più.
Più diretto, invece, il commento della premier Giorgia Meloni: «Io penso di essere la prima che ha detto che l’Europa si deve un po’ svegliare... Dopodiché per quello che riguarda Zelensky devo anche ricordare che abbiamo fatto tutto quello che potevamo. Una cosa è che lo diciamo noi, quindi un po’ mi è dispiaciuto». Secco anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Mi pare che l’Europa abbia garantito l’indipendenza dell’Ucraina facendo di tutto per sostenerla dal punto di vista politico, finanziario e militare. Quindi mi pare che non sia neanche generoso». Mentre per la presidente della Bce Christine Lagarde bisogna ringraziare coloro che «denigrano l’Europa». Il riferimento è a Zelensky e al presidente Usa Trump. «L’Europa è stata parecchio denigrata in questi ultimi giorni ma, in fondo, è piuttosto una cosa positiva e dovremmo ringraziare chi la denigra», ha dichiarato a Davos, perché «ci ha fatto prendere pienamente coscienza del fatto che dobbiamo concentrarci di più sull’innovazione, il miglioramento della produttività e tutto il resto».