Corriere della Sera, 24 gennaio 2026
La matematica del conflitto
Passare dalla cifra record di «35.000 soldati russi eliminati in dicembre a una media mensile di 50.000»; moltiplicare la produzione dei «droni di nuova generazione»; rendere sempre più strutturata la collaborazione tra industrie militari e soldati sui campi di battaglia: il nuovo ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov, ancora deve orientarsi nei corridoi del suo ufficio (è stato nominato il 14 gennaio), ma ha già le idee ben chiare sui suoi prossimi programmi. Li definisce «la matematica della guerra», nella convinzione che la potenza militare russa sia soltanto in apparenza superiore a quella ucraina, perché se Kiev sarà in grado di sfruttare razionalmente le proprie risorse, gli aiuti degli alleati e soprattutto l’intelligenza del suo capitale umano, allora la guerra può essere vinta. Collaboratore di Zelensky sin da quando il presidente era ancora un attore e lui un neolaureato considerato genio dell’informatica, Fedorov fu nominato ministro della Trasformazione digitale non ancora trentenne e oggi, a 35 anni, si trova alla guida di quello che tanti esperti militari e ufficiali della Nato considerano ormai «il più forte e innovativo esercito europeo».
Lo scorso sabato, lui stesso ha voluto un incontro off the record con una trentina di rappresentanti dei media locali e stranieri, tra cui il Corriere. Le citazioni qui riportate sono quelle autorizzate. Ma prima di tutto è importante sottolineare lo stile: più che un tradizionale briefing è stato piuttosto una sorta di conferenza per ingegneri delle industrie belliche, o un seminario di scienze economiche.
Armi e dati
Fedorov sul podio spiegava le numerose slide della sua presentazione ricche di grafici e statistiche: le casistiche dei droni e missili sparati dai russi dal 2022, le loro rotte principali, le basi di partenza, i tassi di abbattimento da parte delle contraeree ucraine con gli indici degli insuccessi e le ragioni. Quindi, la geografia della battaglie, i numeri dei caduti, soprattutto le tabelle dei mezzi russi catturati o messi fuori combattimento. Infine, i modelli dei nuovi droni allo studio. «Vogliamo rimpiazzare i tradizionali Mavic e altri droni commerciali di fabbricazione cinese con modelli studiati e sviluppati dalle aziende ucraine. Presto ne entrerà in funzione uno nuovo simile al vecchio Mavic, con la stessa telecamera, ma dotato di batterie molto più potenti che allungano il raggio del volo», ha spiegato. È noto che anche in questo campo la Cina la fa da padrone e vende ai due eserciti più o meno gli stessi componenti. La grande innovazione degli ultimi mesi è l’intelligenza artificiale impiantata nei missili e soprattutto nei droni, che adesso sono impossibili da intercettare coi tradizionali sistemi di jamming, perché volano in modo autonomo. E lo stesso vale per i droni guidati con i cavi a fibre ottiche, che l’anno scorso avevano avvantaggiato i russi. Nelle ultime 48 ore è anche entrato in azione il progetto «Mission Control», per monitorare gli effetti di ogni azione dei droni, ed è destinato ad allargarsi ai tiri delle artiglieri. Comunica il ministro: «Stiamo unificando tutte le operazioni dei nostri droni in un singolo sistema digitale». Tutto questo serve per velocizzare le decisioni. E aggiunge: «Per la prima volta i comandanti avranno in tempo reale tutti i dati rilevanti per la loro missione, senza incappare in nessun ritardo burocratico».
Resistere all’inverno
E ci saranno «premi» monetari particolarmente alti per le pattuglie che riusciranno a «dare la caccia ed eliminare» gli operatori di droni nemici. Se è vero che «le perdite nei due eserciti sono da addebitare per il 75% ai blitz dei droni», come sostengono gli osservatori occidentali e i blogger russi, non è strano che Fedorov vi dedichi il massimo dell’attenzione. «Questa è la logica della nuova matematica della guerra: combattere in modo sistematico, tecnologico ed efficiente», commenta il ministro. È comunque indubbio che il suo arrivo abbia portato una ventata di ottimismo a Kiev. «Se riusciranno a superare gli attacchi russi dell’inverno, allora a partire da marzo o aprile gli ucraini saranno in vantaggio», ha dichiarato a Davos l’ex inviato di Trump per l’Ucraina, Keith Kellogg. Forse tanto entusiasmo è un poco prematuro, ma le premesse odierne tendono a giustificarlo. Dopo le dichiarazioni ottimiste di Putin tra novembre e dicembre, la realtà sul campo prova che le avanzate russe restano molto limitate in tutto il Donbass. Gli ucraini controllano ancora parte di Pokrovsk e Mirnograd, che il presidente russo dava per conquistate. I russi hanno perso terreno a Kupiansk e invece sono un poco progrediti nel settore meridionale tra Zaporizhzhia e Huliaipole. Ma a detta di Fedorov si tratta di piccole correzioni della linea del fronte destinate a rivelarsi temporanee.