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 2026  gennaio 24 Sabato calendario

Ritiro o congelamento lungo la linea del fronte. Chi voterebbe e come in caso di referendum

1 Qual è al momento il punto più delicato dei negoziati negli Emirati?
Tema caldo dei colloqui tra russi e ucraini mediati dagli americani resta la questione del futuro del Donbass. Si tratta della regione più orientale dell’Ucraina – divisa, a sua volta, in Donetsk e Lugansk – ampia poco più di 53.000 chilometri quadrati e con una popolazione che ai tempi del censimento del 2010 contava circa 6 milioni e seicentomila abitanti. Ricco di miniere e industrie stabilite per lo più nel periodo sovietico, tra il 2014 e il 2015 circa un quarto del Donbass venne preso dai separatisti filo-Mosca armati e finanziati da Vladimir Putin. L’intera regione fu poi attaccata su larga scala all’inizio dell’invasione russa del febbraio 2022. Nello stesso periodo Mosca riconobbe Donetsk e Lugansk come «repubbliche indipendenti». Da allora l’esercito ucraino vi ha opposto una decisa resistenza.
2 Cosa vuole Putin?
Per raggiungere un accordo che porti alla pace, il presidente russo negli ultimi mesi si è detto pronto ad accettare di congelare i confini sulle linee attuali dei combattimenti. Dunque, in apparenza, sarebbe disposto a non chiedere più le intere regioni di Kherson e Zaporizhzhia, ma esige che gli ucraini si ritirino da circa il 15-20 per cento di territorio del Donbass che rimane ancora nelle loro mani (il dato non è preciso perché in alcuni settori la linea del fronte resta soggetta a continui cambiamenti). Dal canto suo, Volodymyr Zelensky si dice pronto ad accettare il cessate il fuoco sulle linee dei combattimenti (e non di riconoscere de iur e la sovranità russa), ma non è disposto al ritiro integrale dal Donbass.
3 Cosa teme Zelensky?
Il presidente ucraino esige dagli alleati, e in primis dagli americani, sicure e verificabili «garanzie di sicurezza», che impediscano a Putin di lanciare una nuova campagna per l’annessione militare dell’Ucraina. Nel Donbass si trova tra l’altro la zona fortificata attorno a Kramatorsk e Sloviansk: un costoso e sofisticato sistema di bunker, campi minati e centri di monitoraggio che rappresenta la difesa più importante contro la possibilità del dilagare delle unità russe verso Dnipro e il cuore del Paese. Sino a oggi sia gli europei che gli statunitensi non sono stati in grado però di fornire agli ucraini alcuna garanzia che garantisca la sicurezza di Kiev e sia davvero sicura credibile.
4 Ci sono altri punti controversi da negoziare?
Al momento non è all’ordine del giorno, ma a Kiev sono certi che la questione del referendum e delle elezioni tornerà a presentarsi presto e metterà a nudo i piani annessionistici del Cremlino. Se si dovesse infatti giungere a discutere in modo concreto del ritiro integrale dal Donbass, Zelensky pretenderà che ciò sia avvallato da un referendum. La costituzione non prevede che il governo possa rinunciare alla sovranità su regioni del territorio nazionale. Negli ultimi tempi Zelensky ha parlato di un «cessate il fuoco di 90 giorni» per poter effettuare gli scrutini. «Ma allora Putin pretenderà che possano votare anche gli ucraini in Russia e nelle regioni occupate. Nessuno potrà verificare le loro scelte e neppure le identità: in questo modo Mosca troverà il trucco per determinare il futuro dell’Ucraina», dicono alte fonti governative. Quest’obiezione spiega anche la profonda diffidenza che permane in Ucraina, dove larga parte della popolazione è convinta che Putin non abbia abbandonato il suo disegno originario di controllare il Paese intero e farne uno Stato vassallo come la Bielorussia.