Corriere della Sera, 24 gennaio 2026
Kiev e Mosca nella stessa stanza. Ma Putin non indietreggia sul Donbass
La prima giornata del vertice trilaterale tra russi, ucraini e americani si è conclusa con le prevedibili dichiarazioni di rito e pochi dettagli sullo stato di avanzamento. Il negoziatore ucraino Rustem Umerov ha detto che ieri si è lavorato «sui parametri per progredire verso una pace giusta e duratura». Fonti della Casa Bianca l’hanno definito un «incontro produttivo». Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato che «il lavoro sta progredendo», ma anche ribadito che «è fondamentale attuare la formula di Anchorage», come a dire che Mosca resta aggrappata a quanto ottenuto in Alaska la scorsa estate, quando Donald Trump sembrava pronto a concedere quasi tutto. Zelensky ieri sera spiegava che i negoziati sono stati seri ma che la giornata più importante sarà quella di oggi.
Eppure, il faccia a faccia iniziato ieri ad Abu Dhabi è di per sé un passo importante. Occorre tornare ai colloqui in Turchia nel maggio del 2025 per ritrovare i rappresentanti ucraini e russi nella stessa stanza. Nei colloqui di Riad del marzo precedente, i mediatori Usa facevano la spola tra le due parti. Adesso gli incontri trilaterali dovrebbero durare almeno sino a questa sera e sono stati preceduti da una lunga serie di colloqui, non ultimi il summit tra Zelensky e Trump a Davos giovedì, oltre alle quattro ore di consultazioni a Mosca tra Putin e gli emissari americani Steve Witkoff, Jared Kushner e Josh Gruenbaum. Quest’ultimo è un recente acquisto di Trump nei circoli imprenditoriali Usa, direttore dell’agenzia federale responsabile delle forniture governative e consigliere del Board for Peace.
Va detto che la condizione imposta da Putin di avere il pieno controllo del Donbass, con il ritiro ucraino dal circa 15-20 per cento della regione che ancora controlla, pesa come un macigno. Lo stesso Zelensky è tornato a ribadire ieri che la «questione territoriale» è al cuore delle trattative, almeno in questa fase. «Le forze armate ucraine devono lasciare il Donbass. È una condizione importante, se non sarà soddisfatta è inutile sperare in un accordo di lungo periodo», ha ribadito Peskov.
Sono parole che danno il senso delle difficoltà. «Gran parte dei nodi sono stati sciolti», rassicurano Trump, Zelensky e persino Putin. Ma i problemi centrali restano irrisolti. Questo per dire che, nonostante le dichiarazioni di circostanza, volte anche a rovesciare sull’altro campo le responsabilità di un eventuale fallimento, la strada del negoziato resta in salita e la guerra continua dura come prima. Intanto l’Ucraina resta al buio e, soprattutto, al freddo: la crisi energetica, causata dai bombardamenti russi, è la peggiore dall’inizio della guerra.
Ma non mancano le novità importanti. Barak Ravid su Axios riporta che i mediatori americani guidati da Witkoff con Putin hanno discusso a lungo delle prospettive economiche che potrebbero vedere la cooperazione diretta tra Stati Uniti e Russia dopo un’eventuale pace con Kiev. Politico Europe riprende nel dettaglio il progetto americano ed europeo di costituire un fondo di 800 miliardi di dollari dedicato alla ricostruzione dell’Ucraina a cui dovrebbero partecipare investitori sia pubblici che privati, tra i quali la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale. Secondo una prima versione del progetto, elaborato in un documento di 18 pagine diffuso il 22 gennaio, il finanziamento potrebbe continuare sino al 2040.
Zelensky ricorda soddisfatto di avere ottenuto da Trump una nuova spedizione di missili Patriot, fondamentali per difendere i cieli dagli attacchi russi, e intanto è in costante contatto con la sua delegazione negli Emirati guidata dall’ex ministro della Difesa, Rustem Umerov, coadiuvato dal capo dell‘ufficio presidenziale Kyrylo Budanov e dal capo di stato maggiore Andrii Hnatov. Per i russi il capo delegazione è il negoziatore Kirill Dmitriev, assistito tra gli altri dal responsabile dell’intelligence militare Igor Kostyukov. Sia i blogger russi che la stampa ucraina notano che in ogni caso le due delegazioni non potranno prendere nessuna decisione importante. Il negoziato continua.