Avvenire, 23 gennaio 2026
Per le donne pensioni più basse del 26%
Nel 2025 le donne sono andate in pensione ricevendo un assegno medio di 1.056 euro, contro i 1.437 euro degli uomini: il 26,51% in meno. Un dato ancora troppo alto – nel 2024 la distanza superava il 29,1% – che riassume molte delle condizioni di svantaggio delle donne in Italia. Perché quella percentuale racconta carriere più brevi, lavori meno stabili, salari più bassi e un sistema che continua a scaricare sulle donne il lavoro di cura, trasformando le disuguaglianze accumulate nel tempo in un reddito finale più povero. Secondo l’ultimo Rendiconto di genere dell’Inps, nel 2023 il tasso di occupazione femminile si è fermato al 52,5%, quasi 18 punti percentuali in meno rispetto al 70,4% degli uomini. Un ruolo determinante lo ha la difficoltà di conciliare vita lavorativa e carichi familiari. Nel 2023, le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 14,4 milioni, contro appena 2,1 milioni degli uomini. Si aggiunge poi una maggiore instabilità: solo il 18% delle assunzioni femminili avviene a tempo indeterminato, contro il 22,6% di quelle maschili. A pesare poi è il tema del gap retributivo di genere: le donne percepiscono stipendi inferiori di oltre venti punti percentuali rispetto agli uomini. In particolare, fra i principali settori economici, la differenza è pari al 20% nelle attività manifatturiere, 23,7% nel commercio, 16,3% nei servizi di alloggio e ristorazione, 32,1% nelle attività finanziarie, assicurative e servizi alle imprese. Che sia il riflesso dei livelli di istruzione? No, in questo caso il sorpasso è di segno opposto sia tra i diplomati che tra i laureati. La superiorità nel percorso di studi, però, per le donne non si traduce in una maggiore presenza nelle posizioni di vertice. Appena il 21,1% dei dirigenti è donna, mentre tra i quadri il genere femminile rappresenta solo il 32,4%. «Il sistema previdenziale finisce per amplificare disuguaglianze già esistenti, invece di correggerle», afferma la senatrice di Italia Viva Annamaria Furlan. «Di fronte a questo quadro il Governo resta sostanzialmente fermo: misure come Opzione Donna sono state addirittura cancellate». Nel 2025 l’accesso anticipato alla pensione, è stato scelto da 2.147 lavoratrici con un calo del 40,5% rispetto alle 3.612 registrate nell’anno precedente. A pesare sul calo le strette sull’accesso alla misura introdotte negli ultimi anni.