Avvenire, 23 gennaio 2026
La Georgia e la sua paura (dei russi) alimentate dalla parabola di Maduro
L’attacco al Venezuela da parte degli Stati Uniti getta scompiglio in Georgia e la cosa singolare è che si preoccupa non solo il governo targato Sogno Georgiano, accusato di essere filo Mosca, ma anche l’opposizione che scende in piazza contro quest’ultimo da oltre 400 giorni.
Stando ai quotidiani locali, l’esecutivo, che nell’ultimo anno si è sempre più allontanato dall’Ue e ha approvato leggi sempre più autoritarie, vede nell’attacco al Paese sudamericano e nella deposizione di Maduro il definitivo punto di non ritorno dell’ordine internazionale. Quello dove tutto sembra possibile. Anche che la Russia decida di prendersi altre fette di territorio, come già fatto nel 2008, quando ha occupato l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud. In quell’occasione, proprio il Venezuela aveva riconosciuto l’indipendenza dei due territori da Tbilisi. Il partito di governo aveva orientato la sua politica estera verso una sorta di “autonomia strategica”, ossia fuori dall’Unione Europea e alla giusta distanza dalla Russia, copiandone però in tutto e per tutto la gestione del potere, decisamente illiberale.
Non potendo più fare il Paesechiave del Caucaso, che cercava di prendere il massimo da entrambe le parti, non ha trovato di meglio da fare che prendersela con Bruxelles.
Shalva Papuashvili, presidente del Parlamento e più volte contestato per le sue posizioni fortemente conservatrici e sovraniste, ha dichiarato: «Quanto accaduto in Venezuela conferma ciò che diciamo da tempo: l’ordine instaurato dopo la Seconda guerra mondiale non esiste più. L’Unione Europea ha cessato di esistere come garante dell’ordine internazionale e come attore geopolitico mondiale».
Un tentativo, forse maldestro, di provare a ingraziarsi le simpatie di Donald Trump nel caso Mosca volesse ampliare il suo controllo su un Paese che considera una sorta di terra da riconquistare. I timori agitano anche la piazza. La grossa differenza con l’esecutivo è che i manifestanti, che stanno andando sulla Rustaveli, il viale principale di Tbilisi, dal 28 novembre 2024, vedono nell’Unione Europea l’unica salvezza possibile. Lo hanno ribadito anche il giorno di Natale, che per gli ortodossi è stato due giorni fa, quando, dopo essere andati in chiesa per le funzioni religiose, sono tornati in piazza.
«Essere lontani dall’Unione Europea – ha spiegato – ci ha portati ancora più nell’orbita di Mosca. Dopo l’attacco al Venezuela, la Russia può decidere di fare lo stesso con noi. Che nessuno pensi che sia possibile importare uno scenario del genere in Georgia». E se alcune figure dell’opposizione, fra cui anche la ex presidente, Salome Zurabishvili, hanno accolto positivamente la destituzione di Maduro, lo stato d’animo che prevale è quello della preoccupazione. Secondo Giorgi Maisuradze, intellettuale di sinistra georgiano e professore di Filosofia, la caduta di Maduro non sarebbe nemmeno l’aspetto più grave.
«Trump afferma apertamente che l’America sta assumendo il controllo e il possesso del petrolio venezuelano, imponendo un ‘governo provvisorio’ americano, che non significa altro che un regime di occupazione». Secondo l’accademico, quanto avvenuto in America Latina apre una prospettiva definita “inquietante”, secondo la quale ogni grande potenza avrebbe il diritto di prendere il controllo di Paesi più piccoli e deboli attraverso un intervento militare. E la Russia con la Georgia dovrebbe fare ancora meno strada.