lastampa.it, 23 gennaio 2026
Perché sui social sono tutti ossessionati dal 2016?
Il 2026 è cominciato come l’anno della nostalgia, perlomeno sui social. Un senso di amarcord per un momento ben preciso: il 2016. All’improvviso i feed si sono riempiti di foto scattate con Retrica, cappuccini di Starbucks e adolescenti spensierati, tra il filtro-cane di Snapchat, sopracciglia folte alla Cara Delevingne e mode più o meno passeggere. Stranger Things – che proprio a cavallo di quest’anno ha chiuso il suo cerchio – aveva appena rivoluzionato il mondo Netflix. Leonardo DiCaprio aveva appena conquistato il tanto agognato Oscar, mentre Bob Dylan – con molta più noncuranza – riceveva il Nobel per la letteratura. L’11 maggio grande festa a Roma per l’approvazione delle unioni civili, mentre a Londra Elisabetta II raggiungeva il traguardo dei 90 anni. Ma anche notizie meno positive.
Una teoria sostiene che il 2016 sia stato l’anno in cui il mondo ha iniziato a cambiare radicalmente: prima con il referendum sulla Brexit che sorprese l’Europa, poi con l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. La morte di David Bowie, il ritrovamento del corpo di Giulio Regeni, l’attentato a Nizza il 14 luglio, il terremoto in Centro Italia.
Negli anni successivi, il declino: sono arrivati il Covid, nuove guerre e notizie nefaste sempre più frequenti. Ma quindi perché ora sono tutti ossessionati dal 2016? Forse proprio per questo: era l’anno in cui tutto sembrava ancora possibile. Oggi il fenomeno social consiste nel pubblicare a dieci anni di distanza immagini di quell’anno felice, quando gran parte del popolo dei social – soprattutto gli “Zillenial”, nati a cavallo tra Gen Z e Millenial – viveva più o meno felicemente la propria adolescenza. È un fenomeno che si chiama “reminiscence bump”: i ricordi più intensi si concentrano spesso nella prima giovinezza.
Celebrità come Billie Eilish, Kylie Jenner, Bianca Balti e Aurora Ramazzotti hanno contribuito ad alimentare il trend. I numeri sono impressionanti: secondo Bbc News, le ricerche sull’anno 2016 su TikTok sono aumentate del 452% in una sola settimana; i video con filtri che ricordano i primi anni di Instagram superano i 55 milioni, e i post con l’hashtag #2016 sono 1,7 milioni. Anche su Spotify le playlist dedicate a quell’anno sono aumentate del 71% rispetto al 2024. La musica pop dell’epoca era dominata da Justin Bieber, Drake, Rihanna, Twenty One Pilots, Chainsmokers, Zara Larsson e Beyoncé. Ora, a dieci anni di distanza, questi artisti sono tornati alla ribalta.
Esperti di social media osservano che per molti utenti quell’anno rappresenta anche un mondo digitale precedente alla saturazione degli algoritmi, alla pubblicità invasiva e alla cooptazione dei social da parte dell’Ai. Instagram era più casual, meno curato: un luogo di condivisione semplice, piuttosto che uno spazio di branding personale. Per queste generazioni il passato diventa uno spazio di possibilità non del tutto realizzate, mentre questi ultimi post si trasformano in frammenti di ciò che è stato e di ciò che avrebbe potuto essere. Non si afferma che “si stava meglio”, ma piuttosto che il mondo sembrava più umano, più autentico. Ma era davvero così? Bisogna tener conto del fatto che l’effetto nostalgia prevede anche una riscrittura del passato. Spesso, con affetto immeritato.