la Repubblica, 23 gennaio 2026
La parola “poliamore” esiste: chiedete pure alla letteratura
E se il problema fosse la coppia? Ogni tragedia scatenata dalla gelosia ci interroga sulla nostra educazione sentimentale. Siamo possessivi, patriarcali, incapaci di gestire le separazioni. Siamo rabbiosi, isterici, spaventati dalla solitudine. Creature fragili con un mostro accoccolato dentro l’anima, pronto a risvegliarsi non appena ci sentiamo umiliati. Tutto vero. Ma la colpa potrebbe non essere nostra. Se responsabile dell’intero disastro fosse invece il modello sentimentale che ci siamo scelti, e che inspiegabilmente consideriamo l’unico possibile? Proprio lei: la disgraziata coppia monogamica. Un accrocco sentimentale le cui fondamenta sono l’innamoramento e il desiderio sessuale – cioè quanto di più effimero e volatile la vita ci riserva – che si prefigge l’eternità. Un meccanismo pensato per escludere, e proprio per questo ossessionato da tutto quello che esclude. E allora mille sotterfugi, o peggio ancora cilici per mortificare le pulsioni, se il sotterfugio ci repelle. Provare a immaginare un altro scenario è quello che fanno i cosiddetti poliamorosi. Lo so, la nostra focosità di meridionali del cuore scalpita al solo sentirli nominare. Ma se avessero ragione? Cerchiamo di capire.
Ad esempio: in quanti si deve essere, per poter essere considerati poliamorosi? Bastano tre persone? Come nel film di Guadagnino Challengers o come in quella pubblicità di Gucci dove Julia Garner, Elliot Page e A$AP Rocky si guardano con amoroso trasporto sulle note di Life is but a Dream. Il cosiddetto triangolo, reso immortale da Renato Zero, ha radici antiche. Tra le nuove formazioni sentimentali è quella che conosciamo meglio grazie anche al film di Truffaut, Jules e Jim, e prima l’omonimo romanzo di Henri-Pierre Roché. Virginia e Leonard Woolf e Vita Sackville-West erano in un triangolo poliamoroso, ma non dovevano essere un’eccezione. Forse perché i matrimoni erano indissolubili, ma nella prima metà del Novecento sperimentare geometrie era una pratica assai diffusa. Ma attenzione: il poliamore non va confuso col tradimento, altrimenti ci ritroviamo da capo con tutto l’armamentario della gelosia e del possesso di cui staremmo cercando di liberarci. Il poliamore è libertà, per quanto codificato, deve essere fatto alla luce del sole palese e valere per i maschi e per le femmine. Per capirci: Ulisse non è poliamoroso, è un traditore seriale. Ha un’amante in ogni isola, ma poi la abbandona, lasciandola in uno stato di prostrazione, per tornare al suo matrimonio che pretenderebbe monogamico. Infatti, Penelope non si concede ai Proci, sta lì che tesse e stesse tutto il giorno, e quando il marito torna non gli fa troppe domande. Non è questo il poliamore: questa è appunto la coppia in cui il maschio se la spassa e la femmina ingoia il rospo.
Henry Miller, Anaïs Nin e Lawrence Durrell sono invece poliamorosi. E infatti il Quartetto di Alessandria, la tetralogia di romanzi che rese celebre Durrell è un florilegio di triangoli. Ma non è detto che ci si debba fermare a tre. Quando si smonta la coppia, quando si aprono le porte all’avventura, non è possibile prevedere quanta gente entrerà, né che effetto farà alla coppia in questione. Nel remake del 2021 di Scene da un matrimonio a Mira (Jessica Chastain) e Jonathan (Oscar Isaac), rispettivamente una dirigente di alto livello di un’azienda tecnologica e un professore, i loro più cari amici, Peter e Kate, spiegano durante una cena di essere passati da un matrimonio monogamo a uno aperto e che questo ha trasformato la loro spenta sessualità in una festa… Che è il tipo di confidenza che nessuna coppia monogama vorrebbe mai ricevere, infatti poco dopo il matrimonio di Mira e Jonathan esplode, travolto da un tradimento che non è riuscito a trasformarsi in un poliamore.
Così come Tom, il marito scalatore di Succession, la serie tv, accoglie con moderato scetticismo la proposta della moglie Shiv Roy di andare oltre la monogamia. Anche perché questa conversazione avviene durante la prima notte delle loro nozze. Ma che il poliamore sia afrodisiaco, lo pensa anche la protagonista dell’ultimo romanzo di Miranda July, A quattro zampe. Che per festeggiare l’arrivo della pre-menopausa e dare una spolverata al matrimonio si lancia in spericolate avventure erotico-sentimentali, più o meno condivise, più o meno soddisfacenti. Allegri esperimenti erotici con un numero variabile di partecipanti. Sono quattro invece quelli che salgono sulla giostra sentimentale descritta nel romanzo di Sally Rooney, Parlarne tra amici: Frances, una giovane donna colta e introversa, Bobbi, la sua ex fidanzata divenuta una cara amica, Nick, un attore bello e depresso e sua moglie Melissa, un po’ più defilata dal tourbillon. Ma si potrebbe procedere all’infinito: vogliamo dire, per esempio, che Biancaneve si trova in una relazione amorosa con i sette nani? Comunque sia, quello che ci interessa è la serenità. Scardinare la gelosia, abolire il termine tradimento, immaginare un progetto erotico-sentimentale allegro. E se questo ci riporta alla memoria le comunità hippie i loro esperimenti, ma anche i film di Verdone e tutte le parodie dell’amore libero, è perché proprio di questo stiamo parlando. Quando si decide di sperimentare, si finisce facilmente a fare cose ridicole, che possono essere considerate ridicole.
Ma se Wislawa Szymborska preferiva il ridicolo di scrivere poesie al ridicolo di non scriverne, anche io penserei che tanto vale provarci. Di certo il poliamore non potrà fare peggio di quello che ha fatto la coppia negli ultimi cinquant’anni.