corriere.it, 23 gennaio 2026
Biglietti low cost e più collegamenti: record di italiani in viaggio negli Stati Uniti
Donald Trump non spaventa i viaggiatori italiani che nel 2025 hanno continuato a volare negli Stati Uniti nonostante l’annuncio di un inasprimento dei controlli alla frontiera. Grazie anche ai prezzi dei biglietti ai minimi storici, l’anno scorso 1,1 milioni di connazionali hanno preso un aereo e sono andati oltreoceano. Un dato in aumento di oltre il 5% rispetto al 2024, che rappresenta anche il maggior rialzo tra i Paesi dell’Europa occidentale. È quanto emerge da un’analisi del Corriere sui dati preliminari forniti dalle dogane statunitensi.
I numeri sono significativi perché l’Italia è il quarto Paese dell’area per flussi tra le due sponde dell’Atlantico, mentre altrove si registrano segnali ben meno incoraggianti. Dopo lo striminzito +0,9% del Regno Unito, nel 2025 i passeggeri dalla Germania verso gli Stati Uniti sono diminuiti dell’11% rispetto all’anno precedente, quelli dalla Francia del 5,6%. Più tenue la crescita della Spagna, che nei dodici mesi chiude a +1,8%, dopo aver viaggiato a ritmi più sostenuti nella prima parte dell’anno.
In calo anche i visitatori dai Paesi Bassi (-7,6%), mentre spicca il -23,3% della Danimarca, segnale che potrebbe aver influito anche l’approccio della Casa Bianca sul futuro della Groenlandia. Nel complesso l’Europa occidentale ha visto contrarsi il numero dei propri residenti diretti negli Stati Uniti: erano poco più di 12 milioni nel 2024, si sono ridotti a 11,6 milioni nel 2025 (-3,3%), secondo l’analisi dei documenti.
Se l’Italia chiude l’anno con un segno più – a dicembre addirittura i flussi aerei verso gli Stati Uniti sono cresciuti del 7,4% – il quadro si fa meno netto quando si entra nel dettaglio delle motivazioni di viaggio. La grande maggioranza dei connazionali (oltre otto su dieci) ha viaggiato oltreoceano per turismo, in aumento del 5,5% rispetto a gennaio-dicembre 2024. Crescono anche gli ingressi per lavoro (+4,5%), mentre calano del 2% quelli con visto studentesco.
Perché l’Italia, considerando l’intero 2025, ha continuato a guardare sempre di più agli Stati Uniti? I motivi, secondo gli esperti consultati dal Corriere, sono almeno tre. Il primo: l’aumento dei collegamenti diretti tra i due Paesi. Il secondo: un’offerta di voli abbondante, che ha spinto le compagnie a mantenere bassi i prezzi, in alcuni casi a ridurli ulteriormente per riempire gli aerei. Il terzo: una domanda crescente di viaggi verso un Paese vasto e iconico, spesso iniziando da mete come New York.
Ha contribuito anche la debolezza del dollaro, che ha reso le spese oltreoceano più «sostenibili», seppur in misura limitata. La reazione “politica” all’approccio più rigido della Casa Bianca, insomma, al netto di alcune fasi – nel primo trimestre e in autunno – per gli italiani non si è manifestata, a differenza di quanto accaduto in altri Paesi dell’Europa occidentale.
Tra i dati forniti dalle autorità statunitensi c’è anche quello anagrafico. Chi sono gli italiani andati nel 2025 negli Usa? L’età media – tenendo conto di tutte le motivazioni di viaggio e i mezzi di trasporto – è di 38 anni (quella dell’Europa occidentale è di 41). Un quarto dei connazionali andati oltreoceano è nella fascia 25-34 anni, ma si fa notare anche l’8% degli over 65enni.
Se poi si va a vedere la destinazione, domina lo Stato di New York (e qui va precisato che è soprattutto la «Grande Mela») con circa il 40% del totale dei flussi italiani verso gli Usa. Al secondo posto, forse non a sorpresa, la Florida (a partire da Miami), quindi la California. Tra le curiosità: nel 2025 in 143 sono andati a Guam, in pieno Pacifico.