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 2026  gennaio 23 Venerdì calendario

Legge sull’antisemitismo. Il Pd resta diviso: i riformisti non firmano

I tentativi di ricomporre il gruppo sono andati (almeno parzialmente) falliti: sull’antisemitismo i senatori del Pd si dividono, con cinque esponenti dell’area riformista che restano sulla posizione di cui è capofila Graziano Delrio e rifiutano di firmare il ddl espressione della maggioranza del partito. Tuttavia un segnale – che il presidente del gruppo Francesco Boccia rimarca —, arriva: sarà un comitato ristretto del partito, nel quale siederà anche Delrio, a elaborare gli emendamenti del gruppo. Ultima chance di arrivare a una posizione unica. Sferza il maggior partito dell’opposizione, Licia Ronzulli di FI: «Il Pd si dimostra una forza politica in ostaggio di una segreteria e di un’ampia componente estremista».
Ieri, quindi, il serrato lavoro dell’assemblea dei senatori Pd porta a un ddl firmato da Boccia, Andrea Giorgis e altri 28 dem. Ma non da Delrio – che con la sua proposta autonoma e precedente, disconosciuta dai vertici del partito, aveva fatto scoppiare il caso – Sandra Zampa, Walter Verini, Filippo Sensi e Simona Malpezzi. Mentre scelgono di tenere la firma sotto entrambi i documenti Alfredo Bazoli, Alessandro Alfieri e Tatiana Rojc. A provocare questa divaricazione, fin qui insanabile, due aspetti che lo stesso Delrio spiega: «Io penso che serva un provvedimento specifico sull’antisemitismo, il collega Giorgis ha fatto un ottimo lavoro sulle discriminazioni. Su questo rimangono le distanze. Lavoreremo insieme su tutto il resto».
Il testo della maggioranza Pd, infatti, è prudentissimo fin dal titolo: «Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo e degli altri atti ed espressioni di odio e di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa». L’equiparazione alle «altre espressioni di odio», che per i riformisti ridimensiona il grave e specifico allarme dell’antisemitismo, punta evidentemente a difendersi dalle critiche mosse all’iniziativa di Delrio dalla sinistra. Nella proposta Giorgis, allo stesso scopo, manca del tutto l’adozione della definizione di antisemitismo dell’Ihra (International holocaust remembrance alliance) che, secondo i critici, esponeva al rischio di criminalizzare ogni critica al governo di Israele. «È assodato che nel Pd ci siano opinioni diverse su quale sia la definizione migliore di antisemitismo – riconosce Giorgis –, sul punto abbiamo audito studiosi, esperti e attendiamo ulteriori contributi. La definizione dell’Ihra è contestata anche da esponenti importanti del mondo ebraico».
Per ora lo scontro si chiude con una sorta di tregua, cioè due testi differenti ma pure con un cammino tracciato per tentare di trovare la sintesi. «La bozza di Giorgis, circolata nelle ultime ore – spiegano fonti Pd a Palazzo Madama – potrà essere integrata con qualche piccolo contributo accoglibile». Tutto entro il 27, Giorno della Memoria, però. Perché in quella data la commissione Affari costituzionali adotterà il testo base, cioè la proposta di Romeo (Lega) e Scalfarotto (Iv) depositati per primi. Il comitato ristretto del Pd lavorerà per gli emendamenti comuni alle due anime del partito. Ed evitare convergenze dei riformisti sui testi del centrodestra.